Sacco (Bocconi): “Finiti in uno stallo, ripartire da chi ignora la banda larga"

INFRASTRUTTURE

di Francesco Sacco, Università Bocconi

Per comprendere le ragioni del ritardo dell’Italia nei confronti del resto d’Europa sulla diffusione della banda larga è necessario concentrarsi su una visione più ampia del problema.

La questione è riuscire a innescare un processo circolare di utilizzo della banda larga: bisogna creare un circuito virtuiso che favorisca innanzitutto lo sviluppo della domanda e dei servizi (non solo da parte della PA, ma anche da parte dei privati), per far crescere la base degli utenti; senza trascurare l’importanza di azioni di alfabetizzazione, non solo informatica. Molti non utilizzano la banda larga, non perché manca o non copre certi territori, ma perché pensano di non averne bisogno, è molto diffusa la convinzione che non serva.

C’è dunque un mercato potenziale molto ampio su cui agire, composto principalmente da due grandi categorie: i giovani che non sanno usare i servizi della PA e la parte di utenti maturi, che rappresentano il target più importante su cui intervenire. In questa categoria rientrano anche I politici e più in generale quella porzione di popolazione che rappresenta la calsse dirigente, parte rilevante del mercato, che ancora non sa bene come usare la banda larga o ultra larga.

Attualmente ci troviamo in una fase di stallo, l’AGID non ha più una guida, mancano i vertici, inoltre non è stata disegnata in modo chiaro la governance del processo. Ragosa si è dimesso, quando arriverà il sostituto si potrà avere una visione complessiva della situazione.

01 Luglio 2014

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