L'IT della PA perde il 14,3% nel secondo trimestre

Lo studio

Budget in calo e forte rallentamento degli impegni di spesa: l'ultima survey Netics rappresenta un quadro preoccupante del mercato IT per la PA e la Sanità. In assenza di fatti nuovi, siamo ormai prossimi allo stallo

di Paolo Colli Franzone, Osservatorio Netics

In attesa del “nuovo corso” e del nuovo assetto della governance in materia di Agenda Digitale, può risultare interessante dare un’occhiata alla fotografia del mercato IT del public sector in questo primo semestre 2014.

Netics ha appena concluso la survey sul secondo trimestre 2014, realizzata intervistando un’ottantina di CIO di Regioni, Comuni, ASL e aziende ospedaliere, e nella prima metà di settembre arriveranno i dati relativi al panel PA centrale.

Obiettivo delle survey trimestrali Netics è valutare le dinamiche rispetto agli impegni di spesa: quanti soldi, in sostanza, sono stati impegnati nel trimestre rispetto al budget previsionale. I valori raccolti vengono poi confrontati con quelli del medesimo trimestre dell’anno precedente.

I numeri, come era ampiamente prevedibile, non sono belli.

Soprattutto se si considera che già erano bruttissimi i numeri relativi alla consistenza dei budget previsionali 2014, rigorosamente falcidiati da spending review esterne (in attuazione di provvedimenti legislativi) ed interne.

La fotografia è così sintetizzabile: partendo da budget previsionali che scontano un -4,8% rispetto al 2013, si assiste a un secondo trimestre caratterizzato da una sostanziale “calma piatta”: le poche risorse messe a budget non vengono impegnate, quasi come se “si aspettasse qualcosa”.

Confrontando il secondo trimestre 2014 col secondo trimestre dell’anno precedente, assistiamo a un calo del 14,3%.

Gare che non si aggiudicano, acquisti di piccola entità (soprattutto negli enti di dimensioni minori) che vengono rinviati senza un motivo apparente.

Il dato, di per sé, non pregiudica il risultato a fine anno: come sempre accade, soprattutto quando i budget previsionali sono ridotti all’osso già in partenza, praticamente tutte le amministrazioni riusciranno a recuperare il ritardo soprattutto per quanto riguarda la spesa corrente (che nel 2014 rappresenta quasi il 65% della spesa totale IT), mentre permangono preoccupazioni sulla effettiva capacità di colmare il gap rispetto alla spesa in conto capitale soprattutto per quanto riguarda le Regioni del Centro-Sud.

La fotografia scattata “dal punto di vista dell’offerta” è del tutto speculare: i principali vendor attivi prevalentemente o esclusivamente nel public sector manifestano fatturati in calo (difficile rappresentarne il valore, in quanto non tutti i vendor diffondono volentieri dati quantitativi), e una lentezza eccessiva da parte dei clienti a formalizzare contratti e firmare collaudi. Per non parlare dei tempi di pagamento, soprattutto per quanto riguarda la Sanità e le amministrazioni comunali del Mezzogiorno.

Alcuni episodi significativi confermano la sensazione di stallo: moltissime amministrazioni (e non solo quelle di piccole dimensioni) hanno deciso di “far finta di niente” rispetto alla cessazione del supporto di Windows XP da parte di Microsoft, dichiarandosi impossibilitate a cambiare hardware per poter migrare a versioni “meno vintage” del sistema operativo.

L’età media del parco PC nella PA locale sta superando i 4,5 anni, senza che vi siano segnali incoraggianti neppure per l’anno a venire: vengono sostituiti solamente i PC in evidente stato di prossimità al collasso.

Con ripercussioni evidenti anche per quanto riguarda il software: i principali ISV, già di per sé non eccessivamente incentivati all’investimento, si guardano bene dal produrre software incapace di girare su macchine anzianotte.

In estrema sintesi: abbiamo budget scarsi e “ferro vecchio”; siamo costretti a comprare (e a vendere) software non sempre allo stato dell’arte; facciamo gare lunghissime che quasi sempre sfociano in contenziosi ancora più lunghi; compriamo troppo spesso al massimo ribasso e paghiamo per giunta i fornitori in tempi biblici.

Il risultato non può che essere un mercato asfittico, dove ciascuna delle parti in commedia ha tutte le sue ottime ragioni per lamentarsi.

Non se ne esce se non attraverso un vero e proprio “patto”. Un piano straordinario di investimenti, mettendo in campo risorse pubbliche e (soprattutto) private.

Ma tutto deve partire dalla politica: alla quale spetta il compito di decidere se le due parole “Italia” e “Digitale” hanno qualche possibilità concreta e seria di viaggiare in coppia.

25 Luglio 2014

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