Spid: quasi mezzo milione di italiani, ma nessuna PA spinge alla migrazione

il bilancio

A circa 8 mesi e mezzo dal lancio è ora di tirare le somme e capire meglio a che punto siamo e cosa possiamo attenderci nei prossimi mesi. Molto rimane ancora da fare sul fronte dei servizi attivi e le PA aderenti

di Valeria Portale, Osservatori Politecnico di Milano

Sono oltre 430.000 gli italiani che al 30 novembre 2016 hanno un’identità SPID, le amministrazioni attive sono oltre 3.700 e i servizi oltre 4.200. A circa 8 mesi e mezzo dal lancio è ora di tirare le somme e capire meglio a che punto siamo e cosa possiamo attenderci nei prossimi mesi.

Tralasciando le discussioni che in questi mesi hanno alimentato il dibattito sui media su come sono stati sviluppati SPID e i suoi livelli di sicurezza, possiamo considerarci soddisfatti del suo sviluppo?

Facciamo qualche considerazione sul numero di identità SPID erogate, le pubbliche amministrazioni attive e i servizi abilitati, nell’attesa che vengano diffusi dati sul reale utilizzo (numero di utenti attivi, numero di utilizzi effettuati).

Il numero di identità SPID erogate sta crescendo velocemente negli ultimi mesi grazie alle azioni promosse dal Governo per incentivarne l’adozione, come ad esempio il bonus 18enni e il bonus docenti che possono essere ritirati solo con un’identità SPID. Se a settembre (6 mesi dal lancio) c’erano 90.000 identità SPID erogate, a fine novembre (in soli 2 mesi e mezzo) sono quasi quintuplicate. Questa crescita fa ben sperare che si possano raggiungere i numeri stimati dall’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano ha stimato; a tre anni dal lancio sarà possibile raggiungere un potenziale utenti compreso tra un minimo di 9 e un massimo di 17 mln, rispettivamente pari a circa il 20% e al 40% degli utenti digitali Italiani.

Il lavoro del Governo e dell’Agid non è finito perché l’obiettivo è dare un’identità SPID a ciascun cittadino italiano e far in modo che la utilizzi. Per promuovere l’adozione da parte degli utenti è fondamentale il ruolo della PA. I cittadini italiani, se non “obbligati” ad aderire per accedere a bonus, potranno essere spinti ad accedervi perché ne riconosceranno il valore e la comodità, troveranno tutti i servizi della PA online (entro fine 2017 le PA hanno l’obbligo di attivarsi) e avranno SPID come unico modo per accedervi. Se le PA oggi si stanno abilitando velocemente e stanno attivando numerosi servizi, sono poche quelle che hanno scelto SPID come metodo esclusivo per riconoscere nuovi utenti. Solo le PA che non avevano ancora investito in sistemi di identificazione esistenti si stanno infatti affidando a SPID come metodo esclusivo per riconoscere i cittadini, mentre le altre stanno affiancando SPID ai metodi di riconoscimento “tradizionali”. Inoltre, ad oggi, non ci risulta che nessuna PA che conta già un numero elevato di utenti identificati con metodi “tradizionali” stia promuovendo una migrazione di massa su SPID, che ne promuoverebbe molto l’adozione.

Risulta importante in questa sfida anche il ruolo degli Identity Provider: oggi sono 4 quelli attivi, ma il numero potrebbe crescere nei prossimi mesi se grandi attori di settori diversi (dal retail al mondo bancario) dovessero decidere di chiedere la licenza. Potenzialmente gli Identity Provider potrebbero essere i primi Service Provider privati e, ad esempio, se Poste Italiane facesse accedere i propri clienti ai propri servizi online con SPID, aumenterebbero ulteriormente gli utenti iscritti.

La comunicazione congiunta da parte del mondo pubblico e del mondo privato, che promuova e faccia capire i vantaggi di questi sistemi, è il terzo ingrediente che può aiutare lo sviluppo di SPID.

Le Pubbliche Amministrazioni che si sono attivate sono molte: oltre 3.700, ma molto rimane ancora da fare. Mentre ad oggi non risultano ancora dei Service Provider privati che hanno scelto SPID come sistema di identificazione.

I servizi attivati sono 4.200 quindi ancora limitati rispetto al potenziale. SPID potrebbe essere di valore in quanto da un lato potrebbe consentire alle PA che oggi non hanno servizi online di abilitarli, dall’altro a PA e Service Provider privati di ideare nuovi servizi ad oggi difficilmente ipotizzabili.

Focalizzandoci esclusivamente su quest’ultimo punto si possono già ora provare a identificare alcune opportunità che potrebbero essere colte. La figura mostra alcuni esempi di nuovi servizi online che potrebbero essere offerti dai privati, distinguendo due dimensioni chiave:

·         il destinatario del servizio su cui si basa il nuovo mercato generato (PA, imprese e cittadini);

·         le infrastrutture immateriali impiegate per l’erogazione di tale servizio.

 

 

I mercati generati da SPID fanno sostanzialmente riferimento a servizi in cui è necessaria l’identificazione univoca di un individuo. Un esempio sono tutte le comunicazioni scambiate su media digitali dai medici di base con i loro assistiti. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, l’83% dei medici di base italiani utilizza l’email per interagire con i propri pazienti, il 70% usa SMS, il 53% WhatsApp. Tutte queste soluzioni non consentono di stabilire in modo univoco l’effettiva identità del cittadino ed espongono i medici ai rischi di un trattamento inadeguato di dati sensibili. Una soluzione sviluppata da terzi e basata su SPID garantirebbe di bilanciare le esigenze dei pazienti di interazioni sempre più digitali e quelle dei medici di sentirsi tutelati nei confronti di possibili implicazioni legali per un mancato rispetto della privacy.

Opportunità ancora maggiori si ottengono quando a SPID si abbinano le altre infrastrutture immateriali. I relativi mercati fanno riferimento a servizi online che valorizzano la possibilità di accedere o far accedere – in modo sicuro e nel rispetto della privacy degli utenti – a dati e informazioni raccolti sia in ambito pubblico che privato. SPID consentirebbe infatti di fare matching automatico tra diverse banche dati, abilitando la possibilità di usarle congiuntamente per la creazione di value proposition inedite. Quando SPID, PagoPA e ANPR saranno completamente sviluppati e diffusi, si potrà ad esempio offrire ai cittadini una soluzione che raccolga in un unico spazio virtuale tutte le transazioni economiche avute con la PA e con alcune imprese private, ad esempio le utilities, consentendo alle famiglie di tenere monitorate le proprie spese. Il sistema potrebbe ricordare anche le scadenze relativamente agli impegni economici da onorare (es. pagamento della tassa sui rifiuti o di una bolletta telefonica) sulla base dello storico di dati in esso contenuti e delle basi dati ad esso integrate – sia pubbliche che private.

La nascita di tali applicazioni, a metà tra settore pubblico e settore privato, sarà accelerata dalla progressiva integrazione di tutte le altre infrastrutture immateriali. Ad esempio, quando l’ANPR, il registro delle imprese, la banca dati nazionale dei contratti pubblici, la banca dati degli operatori economici e il casellario giudiziale saranno integrati tra loro, sarà possibile per una start-up offrire alle imprese un servizio che automatizzi parte delle valutazioni relative alla solidità aziendale di un potenziale fornitore, integrando dati già disponibili su database privati con informazioni relative, ad esempio, a precedenti penali o amministrativi pendenti su un determinata impresa.

Un’ulteriore accelerazione arriverà infine dalla progressiva integrazione di open data provenienti da altre istituzioni pubbliche e/o sviluppati da enti privati. Si potrebbe ad esempio sviluppare una soluzione che suggerisca dove andare in villeggiatura, incrociando open data disponibili a livello internazionale sull’inquinamento e la presenza di particolari allergeni (es. graminacee) in un determinato contesto geografico con le informazioni allergeniche contenute nel proprio fascicolo sanitario elettronico, arrivando così a raccomandare il periodo dell’anno più opportuno per programmare un viaggio in una certa regione.

 

02 Dicembre 2016

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