Banda larga in agricoltura: gravi ritardi sul tavolo di Regioni e ministero

L'ANALISI

I lavori vanno avanti a rilento, dice ad agendadigitale.eu il ministero delle Politiche agricole. Anche se quasi tutte le Regioni hanno pubblicato i bandi di gara per eliminare il digital divide. I casi di aziende agricole che vorrebbero usare la banda larga e non possono

di Luigi Ferro

Secondo l’Unione europea il digital divide nelle aree rurali doveva sparire entro il 2010. Obiettivo mancato e ora rinviato a fine 2013. E proprio in questi giorni è in atto un monitoraggio della situazione da parte del ministero delle Politiche agricole secondo il quale i lavori hanno ancora ancora molta strada da fare.

Il Mipaaf (ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali) non vuole anticipare i dati che devono essere comunicati in sede europea, ma spiega che se da una parte la quasi totalità delle Regioni hanno definito l'Accordo di Programma e le convenzioni con Infratel e la maggior parte ha pubblicato i bandi di gara per la realizzazione delle infrastrutture, l'avanzamento fisico delle opere “denota invece un certo ritardo sul fronte dell'avvio e dell'esecuzione dei lavori”.

Partito sotto l’impulso della Commissione europea che nel 2008 ha stanziato delle risorse finanziarie per sviluppare l’infrastruttura a banda larga nelle aree rurali con l'obiettivo di garantire a tutti i cittadini il 100% di copertura Internet ad alta velocità, il programma è stato inserito dall’Italia nel Piano strategico nazionale e successivamente nei programmi sviluppo rurale (ogni Regione ne ha uno) per il periodo 2007-2013 con misure che servivano “a finanziare lo sviluppo della banda larga in zone rurali e a scarsa densità abitativa, dove la banda larga è assente o inadeguata”.

In totale sono a disposizione 149.334.747,12 milioni di euro fra finanziamenti comunitari provenienti dal Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e dai finanziamenti nazionali di Stato e Regioni.

Questi i finanziamenti per ogni Regione che evidenziano la difficile situazione di Sicilia, Campania e Puglia, Calabria e Sardegna, mentre anche Emilia Romagna e Veneto mostrano forti lacune nel campo del digital divide.

Dotazione finanziaria programmata per regione

Regione

Spesa FEASR programmata

Spesa Nazionale programmata

Spesa Pubblica programmata

Tasso di Cofinanziamento

Abruzzo

1.897.000,00

1.264.666,67

3.161.667,00

60,00%

Basilicata

4.585.000,00

3.056.666,67

7.641.667,00

60,00%

Calabria

7.824.000,00

5.216.000,00

13.040.000,00

60,00%

Campania

10.941.000,00

7.294.000,00

18.235.000,00

60,00%

Emilia Romagna

5.009.000,00

1.947.944,44

6.956.944,00

72,00%

Friuli Venezia Giulia

1.331.000,00

887.333,33

2.218.333,00

60,00%

Lazio

3.393.000,00

2.262.000,00

5.655.000,00

60,00%

Liguria

1.285.000,00

813.644,46

2.098.644,46

61,23%

Lombardia

4.782.000,00

3.188.000,00

7.970.000,00

60,00%

Marche

2.446.000,00

919.900,65

3.365.901,00

72,67%

Molise

1.071.000,00

558.392,97

1.629.393,00

65,73%

Piemonte

4.734.000,00

2.559.175,17

7.293.175,66

64,91%

Puglia

10.548.000,00

6.418.382,50

16.966.382,00

62,17%

Sardegna

6.994.000,00

3.849.410,85

10.843.411,00

64,50%

Sicilia

15.245.000,00

10.163.333,33

25.408.333,00

60,00%

Toscana

4.327.000,00

2.360.789,80

6.687.790,00

64,70%

Umbria

2.370.000,00

1.242.254,23

3.612.254,00

65,61%

Veneto

4.913.139,00

1.637.713,00

6.550.852,00

75,00%

Italia

93.695.139,00

55.639.608,06

149.334.747,12

62,74%

 

Secondo la mappatura presente nelle linee guida del ministero le aree di intervento riguardavano gran parte della Sardegna, il centro della Sicilia importanti zone della Calabria, la quasi totalità della Basilicata per poi risalire l’Italia ricalcando in sostanza la catena appenninica e poi le Alpi e coprendo quasi totalmente il Trentino Alto Adige.  

Tutte le Amministrazioni, precisano al Mipaaf, hanno aderito al regime di aiuto tranne le Pa di Trento e Bolzano e la Regione Valle d’Aosta che hanno scelto di realizzare l’intervento attraverso altre forme di finanziamento.

Una consultazione pubblica ha individuato le zone dove le infrastrutture a banda larga erano inesistenti e non erano previsti sviluppi entro tre anni.

Alla fine sono state individuate 2.100 aree divise fra aree rurali bianche C (aree rurali intermedie) e D (aree rurali con problemi complessivi di sviluppo).  

Due le tipologie di intervento previste. La prima prevede la realizzazione di infrastrutture pubbliche di "backhaul" a banda larga in fibra ottica da realizzare attraverso bandi di gara a procedura aperta, mentre la seconda offre il sostegno all'acquisto tecnologie alternative, come quella satellitare e prevede la scelta di un fornitore che offra il miglior prezzo per i terminali.

Per dare attuazione al progetto la maggior parte delle Regioni ha siglato un Accordo di programma con il ministero dello Sviluppo Economico che tramite Infratel opera sulle infrastrutture. Dal gruppo bisogna però togliere Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria ed Emilia-Romagna hanno invece scelto altri soggetti per realizzare gli interventi.

“Le Regioni – spiegano al Mipaaf - hanno avviato l'attuazione della tipologia A, mentre per quella B, nella la maggior parte dei casi, risulta un certo ritardo dovuto a difficoltà amministrative”.

Difficile stabilire dei tempi per la chiusura definitiva del digital divide che potrebbe contribuire a un impulso all’utilizzo delle tecnologia informatiche da parte delle aziende agricole. E’ il caso della Valle Rita, azienda agricola di Contrada Girifalco a Ginosa in provincia di Taranto. Carlo Lunati, il proprietario, parla di un “caso disperato”. “Siamo completamente isolati – l’unica possibilità è un segnale wireless che ci fa viaggiare a velocità bassissime e non sempre”. Può bastare per la mail (se gli allegati non sono pesanti) o per Facebook ma non per lavorare. Lunati ha la necessità di dialogare con un magazzino ortofrutticolo per lo scambio di dati e aggiornare siti come Booking.com o Expedia per la sua struttura agrituristica. Ha provato a sollecitare Telecom ma non ha ottenuto nulla e anche Fastweb ha lasciato perdere visto che in zona ci sono al massimo una quarantina di utenze. L’assessore regionale ha però risposto al suo grido di dolore annunciandogli, via lettera cartacea, che la Regione ha concluso un accordo con Infratel per realizzare una copertura fino a 20 Mb. Ma lui fino a quando non vede non crede.

Situazione difficile anche per l’azienda vinicola la Certosa che sta però al km 20 dell’Ardeatina, non lontano dal centro di Roma. “Qui- spiega Roberto Cosmi – si lavora con una chiavetta. Basta trovare i punti dove c’è il segnale”. La casa vinicola che ha clienti anche all’estero sarebbe anche interessata al commercio elettronico, ma si sta parlando di una zona dove poco tempo fa sono rimasti anche senza telefono fisso per tre mesi perché era bruciata una centralina e nessuno la riparava.

Esempi di utilizzo della banda larga in agricoltura che sono però limitati a poche aziende. Secondo i dati definitivi del 6° censimento generale dell'agricoltura infatti, sono ancora poche le aziende agricole italiane che utilizzano l’Ict per gestire le proprie attività. Sono poco meno di 61.000, pari al 3,8% di quelle censite. Al Nord-ovest si arriva al 10,9%, nel Nord-est all’8,1%, mentre si scende al 2% nelle Isole e all’1,3% Sud.

 

 

(Abbiamo modificato il pezzo per aggiungere questa frase "e ora rinviato a fine 2013" accogliendo una puntualizzazione del ministero allo Sviluppo economico)

 

 

25 Gennaio 2013

TAG: banda larga, agricoltura