I limiti del Piano nazionale banda larga

Bandi del Mise

Bella iniziativa, ma con alcune lacune. Bisogna coinvolgere anche gli operatori satellitari, pensare a soluzioni che vadano bene alle aziende; risolvere le ambiguità della suddivisione in aree nere, bianche e grige. E porsi subito nella roadmap per gli obiettivi 2020 della banda ultra larga

di Gabriele Falciasecca, Università di Bologna

La recente iniziativa che il Ministero ha avviato in collaborazione con le Regioni contro il digital divide ha indubbiamente una serie di pregi indiscutibili. Grazie agli accordi tra Stato e Regioni assicura fin da subito in tutta Italia che non verranno sprecate risorse, perché si metterà a fattor comune tutta le  conoscenza sul territorio. Infatti gli organi regionali dovrebbero aiutare il Ministero ad avere una mappa molto precisa delle reali necessità presenti in campo e dunque le priorità degli interventi dovrebbero essere quelle più attendibili. Un altro aspetto positivo è la sostanziale neutralità tecnologica degli interventi: l’obiettivo è sempre la infrastrutturazione del territorio, ma ciò è considerato non soltanto nell’ottica ADSL ma in modo più complessivo e generale.

L’esperienza però ci ha insegnato che più ci si avvicina alla copertura totale e più si scoprono aree limitate ma comunque importanti su cui è necessario operare. Da qui la necessità di considerare anche i collegamenti satellitari che nel frattempo hanno raggiunto prestazioni e costi di tutto rispetto.

 

Between, dicembre 2012

 

Se si passa dai cittadini alle imprese rimangono poi aperti due problemi. Il primo è che le imprese hanno spesso esigenze di bidirezionalità nei collegamenti che mal si adattano alle soluzioni ADSL che invece sono preferite dai cittadini. In molti piccoli comuni è a rischio la permanenza delle imprese un po’ più avanzate di altre perché non hanno in questo soddisfazione dal mercato, per mancanza di infrastrutture o semplicemente perché i costi sono fuori portata. Inoltre laddove un’azienda ha davvero introdotto in profondità le tecnologie ICT e non può dunque permettersi black out, vi è il problema del corretto back up. Infatti spesso l’azienda si illude di avere raggiunto il suo scopo avendo connettività da più operatori, non sapendo che in realtà i colli di bottiglia sono i medesimi e quindi i punti debolezza comuni.

Ma, risolto che sia il problema del digital divide a 2 Mbit/s, l’Agenda Europea fissa anche un ulteriore obiettivo per il 2020: almeno 30 Mbit/s per tutti e 100 Mbit/s per almeno la metà della popolazione. Su questi obiettivi siamo non solo indietro, ma di fatto non è stata ancora individuata una politica nazionale per raggiungerli, né tantomeno stanziati fondi sufficienti. Sia chiaro che su questi obiettivi più ambiziosi si ripropone a maggior ragione il problema del DD. Se infatti in alcune zone già non c’era sufficiente ritorno quando gli investimenti necessari erano più ridotti le zone a fallimento di mercato saranno maggiori o minori? Ovvia la risposta. Quindi la lotta al DD richiede una attenzione permanente e se la necessità di nuovi servizi per cittadini ed imprese richiederà nei tempi ipotizzati queste capacità trasmissive, i nostri cittadini e le nostre imprese rischieranno una ulteriore perdita di competitività. Qui sta il ruolo del pubblico e di enti come la CDP: l’ICT è fonte di innovazione direttamente ed indirettamente per come può operare sui processi produttivi di tutti i settori merceologici. Dunque una attenzione  della CDP in tal senso dovrebbe accompagnare l’interesse già dimostrato verso la “società delle rete” o la NGAN in zone dove il mercato può autonomamente svilupparsi.

A questo proposito un’ultima considerazione: la suddivisione tra aree nere, grigie e bianche è fonte di ambiguità che si stanno già sperimentando. Infatti una zona diventa nera se un operatore dichiara che è nei propri piani di sviluppo autonomo. E il pubblico lì non può intervenire per cui destinerà le risorse di cui dispone altrove. Ma non c’è impegno reale da parte dell’operatore a mantenere quanto dichiarato. Farà l’intervento davvero? E se si in che tempi? E in caso contrario cosa diranno i cittadini di queste aree quando vedranno il frutto degli investimenti pubblici da cui sono stati esclusi dare frutti da altre parti? Si comprende bene che ci vuole ben di più che l’equivalente di una dichiarazione di interesse per dare corretti indirizzi in questo campo. Ormai aziende e cittadini considerano con grande attenzione la disponibilità di banda larga quando devono decidere se acquistare una casa di vacanza o insediare uno stabilimento. Se ci sono piani di sviluppo essi devono essere rispettati.  

Sfortunatamente più passa il tempo e meno lo scenario complessivo appare  prevedibile, e non solo a livello nazionale: almeno dunque si eviti che le selezioni sull’impiego del denaro pubblico siano soggette a questa ulteriore aleatorietà.

27 Maggio 2013

TAG: falciasecca, banda larga, sviluppo economico