Mercato ICT, dalla PA le prossime occasioni da non perdere

Il quadro

Il 2013 sarà ancora brutto per le aziende, ma cominceranno a sbloccarsi fondi pubblici. Nel 2014 si attendono le grandi gare Consip, opportunità per chi offre soluzioni di pagamento elettronico, free Wi-Fi, fascicoli sanitari elettronici, servizi di riscossione fiscale. E poi tanto cloud, 40 datacenter pubblici da costruire e piattaforme eprocurement

di Paolo Colli Franzone, Netics

Dopo la conversione in legge del “Decreto Fare” e la pausa estiva, si torna al lavoro in un clima che vede il sistema dell’offerta ICT in uno stato di ansia non del tutto mitigato da segnali premonitori di inversione di tendenza. Il 2013 sarà ancora un anno “in rosso”, per quanto riguarda il mercato ICT specifico della Pubblica Amministrazione: ancora troppo presto per fornire numeri precisi, ma – secondo Netics – siamo in una forchetta tra il -2 e il -4%, con il solo segmento “Sanità” in moderata crescita.

In caduta libera gli enti locali (Comuni e Province) e le grandi regioni del Centro-Nord storicamente “locomotive” del mercato; se la cavano piuttosto bene le regioni del Sud, complice l’effetto “fondi strutturali da spendere assolutamente entro l’anno”.

Un po’ di buonumore deriva dalla prospettiva di incasso dei vecchi debiti della PA: sempre secondo Netics, si tratta di circa 7 miliardi (IVA compresa) sui 70 complessivi dichiarati dal governo. Il percorso di sblocco di questo significativo stock di crediti da parte dei fornitori è iniziato in estate, e potrebbe cominciare a dare i suoi frutti tangibili nel giro di pochi mesi quantomeno per un 10-15% del totale, sempre che gli enti debitori riescano a esaurire i procedimenti di certificazione e liquidazione.

E il 2014? Dovrebbe essere l’anno delle grandi gare Consip SPC (2,5 miliardi di Euro), innanzitutto.

In questi giorni si chiude la consultazione con gli operatori avviata in agosto da Consip. A seguire, le gare vere e proprie. Ma anche l’anno della gara per l’Anagrafe Nazionale della Popolazione: gara di dimensioni non clamorose, ma abilitatrice di una vera e propria rivoluzione capace di aprire nuovi interessanti scenari.

Sarà anche l’anno dei Fascicoli Sanitari Elettronici e della piattaforma centrale di repository introdotta col “Fare”.

Ma anche l’anno del “Free Wi-Fi”, e già si vedono i primi segnali di attenzione da parte di enti locali che hanno iniziato ad annunciare copertura di centri storici e luoghi principali di aggregazione. Interessanti anche le prospettive per i fornitori di soluzioni e servizi di pagamento elettronico, dopo la recentissima pubblicazione – da parte di AGID – delle linee guida per gli enti della PA e Sanità.

Potrebbe anche essere l’anno delle nuove soluzioni per la fiscalità locale, approfittando dell’entrata in vigore della “Service Tax” e della liberalizzazione del mercato della riscossione: vinceranno quei vendor che saranno capaci di mettere in piedi un’offerta integrata di software, servizi di supporto e servizi di riscossione anche solo un pochino più “smart” rispetto al “vecchio” mondo di Equitalia & C.

E chissà se, finalmente, sarà l’anno delle Apps. Dopo le sperimentazioni e i progetti pilota, caratterizzati da una lodevole quanto improduttiva voglia di “giocare con le tecnologie”, si dovrebbe arrivare – anche nella PA – a un’offerta di Apps caratterizzate da modelli di business solidi e sostenibili. A partire dalla Sanità, dove non mancano ottime intuizioni di qualche player più illuminato.

E poi, il Cloud. Dopo la ricognizione della IT infrastructure della PA, AGID provvederà a redigere le linee guida e ad avviare il piano per la realizzazione dei 40 data center dedicati alla “nuvola pubblica”.

Anche in questo caso, non mancano le discussioni sui modelli possibili. E si spera che venga presa in considerazione l’ipotesi di “aprire le porte” del cloud pubblico a tutti gli stakeholder privati coinvolgibili, immaginando “nuvole specializzate” co-abitate da PA, imprese e professionisti.

Infine, last but not least, il 2014 ci porterà i primi casi di procurement innovativo. Dopo tanto parlarne, finalmente si passa al mettere in pratica una teoria ormai sviscerata anche sotto il profilo giuridico.

La PA è pronta a portarsi in casa servizi ICT-based attraverso meccanismi di project financing o di regime di concessione, dando vita a un mercato che potrebbe diventare molto significativo nel giro di 2-3 anni (anche in questo caso, partendo dalla Sanità).

Qui il problema è tutto quanto in casa dell’offerta: pochi, pochissimi player dell’IT “tradizionale” sono attrezzati – in termini di conoscenza del tema e di architettura dell’offerta – per dare risposte a una domanda che potrebbe/dovrebbe raggiungere dimensioni di tutto rispetto.

Sembrano più avvantaggiate le grandi firme della consulenza e della system integration, abituate ormai da anni a lavorare (su clienti privati) in regime di “success fee” più o meno spinto.

Su questa partita  si gioca il successo o il fiasco dei big player ma anche (per non dire “soprattutto”) dei tanti ISV abituati da decenni a portare a casa ricavi “un tanto a licenza o a canone di manutenzione”.

Andiamo incontro a una nuova riconfigurazione delle filiere nell’ICT specializzato per la PA e per la Sanità, con la necessità da parte dei player dimensionalmente “svantaggiati” di entrare in aggregazioni promosse dai big vendor e/o da istituzioni finanziarie interessate a un mercato molto promettente.

In attesa del nuovo anno, stiamo a guardare cosa succede a Palazzo: aspettiamo con ansia lo statuto dell’AGID e la fine di un regime di incertezza che si prolunga ormai da troppo tempo.  Aspettiamo anche il già preannunciato “Decreto Fare 2”, curiosi di verificare se verranno “riesumate” idee nate nell’embrione del “Fare 1” e purtroppo decedute prematuramente.

Aspettiamo anche il ritorno del segno più nel PIL e l’archiviazione della fase recessiva: ma questa è un’altra storia, troppo più grande di noi.

 

03 Ottobre 2013

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