Banda larga, Morandini: "Gli enti pubblici cercheranno di aggirare le norme"

Il commento

L'analista esperto di questi temi, per Between, analizza le nuove misure, pro e contro. Molte erano necessarie, ma la sfida sarà farle digerire alle Pa locali. Conflitti in agguato anche sui bandi con fondi pubblici per la banda ultra larga

di Cristoforo Morandini

Con la pubblicazione del dl Crescita 2.0 si può finalmente aprire una nuova fase della costruzione dell’Agenda Digitale italiana. Ma adesso bisogna superare alcuni banchi di prova, che, nell'entusiasmo per il nuovo decreto, rischiano di passare sotto gamba. 

Alcune misure sono infatti ad alto rischio di conflittualità: con gli enti pubblici locali per quanto riguarda esenzioni e semplificazioni; tra gli stessi operatori, per l'accesso ai bandi pubblici per la banda ultra larga.

 

Le novità per la banda larga

A differenza del passato, la circolazione delle varie bozze sulla rete  ci ha consentito di vivere quasi in tempo reale le difficoltà nella stesura di un testo che più che frutto di mediazioni, ha dovuto affrontare la cronica carenza di risorse, nonché la difficoltà di gestire i diversi livelli di concertazione, il tutto farcito con la nostra endemica bulimia normativa e amministrativa.

Limitandoci al tema delle infrastrutture di rete cosa porta in dote il decreto?

Lasciando perdere la strana associazione tra azzeramento del divario digitale e la moneta elettronica (il titolo della sezione V), emerge subito la politica del   bastone e della carota, o meglio viceversa, visto che si parte da un nuovo stanziamento di 150 milioni di euro per il 2013 a favore completamento del Piano Nazionale Banda Larga del precedente Governo. Questa è sicuramente una buona notizia, che ci consente di garantire il raggiungimento dell’obiettivo intermedio dell’Agenda Digitale Europea (la banda larga per tutti, ovunque entro il 2013), anche grazie all’utilizzo delle tecnologie satellitari.

Più controversa sarà invece la definizione delle modalità per la costituzione del fondo a carico degli operatori TLC destinato a  minimizzare le interferenze tra servizi a banda ultra larga mobile (frequenze 800 MHz) e gli impianti di ricezione televisiva domestica. I sofisti potrebbero stupirsi del fatto che gli operatori acquistino le frequenze e poi si debbano fare carico di risolvere eventuali interferenze, mentre dall’altro lato si aspetta ancora di capire se e quali saranno gli oneri per l’utilizzo delle frequenze televisive…

Altrettanto delicata l’attuazione dei commi relativi all’abolizione di oneri imposti da Comuni e Province per l’occupazione del suolo e del sottosuolo, a maggior ragione in un contesto di crescente conflittualità tra Stato centrale e enti locali.

Per il resto si vanno ad emendare articoli e commi di precedenti decreti, nel senso della semplificazione, della riduzione dei tempi necessari per le autorizzazioni, dell’autorizzazione all’utilizzo di tecniche di scavo più economiche, nonché dell’autocertificazione.

Rispetto alle precedenti versioni è invece sparita l’idea del sistema informativo nazionale delle infrastrutture del sottosuolo, che era naturalmente, sulla carta, una buona idea, ma di difficilissima realizzazione, come dimostrano i vari tentativi fatti in passato per costruire un catasto del sottosuolo realmente fruibile. In effetti, mentre lato operatori, la condivisione dei dati è un obiettivo facilmente conseguibile, per quanto riguarda gli altri attori coinvolti (comuni, aziende multi servizi, etc…) occorre affrontare una situazione molto eterogenea, che non può essere sanata semplicemente con le  “responsabilità civili e penali" derivanti dall’inosservanza delle disposizioni previste. Oltre all’evidente problema della disponibili di dati in formato elettronico e sufficientemente omogenei, rimane inoltre la difficoltà di disporre di informazioni specifiche sull’usabilità ai fini della realizzazione di infrastrutture di telecomunicazione. Le Regioni Lombardia e Emilia Romagna stanno lavorando in tale senso, ma gli ostacoli da superare  rimangono notevoli. Più pragmaticamente, a questo punto occorre dare attuazione alla semplificazione prevista dal decreto in materia di accesso alle diverse infrastrutture esistenti. Dove e come sono fatte, lo si scoprirà caso per caso.

Atteso e efficace è, infine, l’introduzione di  un credito di imposta come contributo pubblico alla realizzazione di opere strategiche e di importo superiore a 500 milioni di euro.

 

I rischi di conflitto

Prossimi banchi di prova, la reazione degli operatori e degli enti locali alle misure di cui sopra e l’avvio dei tanto attesi bandi pubblici per l’utilizzo di 600 milioni di fondi europei destinati alle infrastrutture a banda ultra larga nel Mezzogiorno. Nel primo caso la traduzione dei principi di proporzionalità, trasparenza e non discriminazione previsti per la creazione del fondo si presta a contenziosi tra gli operatori, così come gli enti pubblici cercheranno probabilmente di aggirare, ovvero rallentare, l’applicazione della norma che prevede l’abolizione degli oneri. Per quanto riguarda invece le risorse per la banda ultra larga, vale la pena di ricordare l’esistenza di vincoli temporali per il loro utilizzo, così come i paletti imposti dalla regolamentazione europea in materia di Aiuti di Stato. Trovare rapidamente un punto di equilibrio tra la necessità di emettere rapidamente i bandi, rendere attrattiva l’operazione per gli operatori e garantire il mantenimento di un contesto concorrenziale è un esercizio che richiede molta abilità.

Come sempre, il diavolo sta nei dettagli. Attuativi.

11 Ottobre 2012

TAG: morandini, banda larga