Fondi Ue per la banda larga: la strategia c'è ma è debole

Accordo di partenariato

L’interazione con l’Europa ha portato un primo beneficio evidente. E’ finalmente comparso un documento ufficiale che descrive l’Agenda Digitale italiana. Ma come dimostra il lungo elenco di provvedimenti ancora in attesa di attuazione, la strada rimane disseminata di ostacoli.

di Cristoforo Morandini, Between

La pianificazione degli interventi sulla banda ultra larga è strettamente intrecciata con gli orientamenti dell’Unione Europea e non potrebbe essere diversamente visto la nostra dipendenza dalle risorse europee per finanziare i nuovi investimenti.

Stupisce invece un po’ di più il fatto che la prima bozza di partenariato sull’utilizzo dei fondi 2014-2020 possa essere bocciata sulla base di contestazioni abbastanza elementari, specie se pensiamo che l’Italia dispone, almeno sulla carta, di uno specifico “Piano Strategico”.

Nella seconda versione si cerca comunque di fare maggiore chiarezza sulle due contestazioni di fondo: l’assenza di un quadro organico e l’incertezza delle risorse.

Strategia. L’interazione con l’Europa  ha portato un primo beneficio evidente. E’ finalmente comparso un documento ufficiale che descrive l’Agenda Digitale italiana (datato 7 aprile 2014, stessa data della revisione dell’accordo di partenariato)  e denominato “la strategia italiana per l’Agenda Digitale”. Si tratta di un documento cartesiano che rispecchia tutti i crismi suggeriti dall’Europa, dalla rispetto della condizionalità ex-ante, alla mappatura delle iniziative rispetto ai capitoli previsti dall’Agenda Digitale Europea, fino all’identificazione degli indicatori per la misurazione dei risultati, passando da una  SWOT Analysis da manuale. Il documento è a disposizione di tutti sul sito dell’AgID  e razionalizza le iniziative in corso.

Coordinamento. Ampio risalto viene dato al coordinamento tra le politiche nazionali e quelle territoriali, cosa che è sicuramente vera, perlomeno sulla materia della banda ultra larga. Allo stesso tempo viene rafforzata la relazione tra il pilastro della “crescita” e quello delle “infrastrutture” (che include la razionalizzazione dei data center) e viene enfatizzato l’intreccio tra i diversi obiettivi tematici. Sull’annoso tema della governance si riconosce come “la passata esperienza presenti una situazione generalmente caratterizzata dall’assenza di un quadro organico strategico ed operativo degli interventi, dalla mancanza di complementarietà tra risorse europee e nazionali, dalla difficoltà di monitoraggio e valutazione degli interventi, nonché da competenze tecniche scarsamente diffuse”. In sintesi, un disastro. La ricetta per risolvere i nostri problemi passa dalla “governance multilivello” (accattivante, ma dall’attuazione sicuramente complessa e all’interno della quale compare sempre la Cabina di Regia) e dal supporto alla pianificazione e programmazione delle  Regioni. La discontinuità rispetto al passato è sicuramente auspicabile e qualche strumento aggiuntivo è comparso (a cominciare dall’AgID), ma pensando alla recente attribuzione di responsabilità al Ministro Madia, secondo uno schema già sperimentato in passato, qualche dubbio rimane.

Risorse. Riguardo poi alle risorse e alle tempistiche, si intuisce un percorso molto fluido, che trova però un possibile alibi nella necessità di valutare in modo dinamico lo stato di avanzamento e le prospettive dei progetti degli operatori privati. Questo vale naturalmente sul tema specifico della banda ultra larga, mentre sulle altre linee di azione diventa meno evidente…

Come dimostra il lungo elenco di provvedimenti ancora in attesa di attuazione, la strada rimane disseminata di ostacoli.

19 Maggio 2014

TAG: morandini, banda larga, fondi europei