Ricerca e Innovazione in UE, Italia fuori dai gruppi guida

AGENDA DIGITALE EUROPEA

L’Europa punta con il programma Horizon 2020 a lanciare anche un modello nuovo per lo sviluppo nella ricerca e nell'innovazione, con un approccio a rete e con meno burocrazia. E avvia iniziative anche sul Cloud Computing e sulle startup. Italia penalizzata da assenza di politica industriale

di Nello Iacono, Stati Generali dell'Innovazione

L’area “Ricerca e Innovazione” è una delle più interessanti dell’Agenda Digitale Europea, perché è quella che maggiormente permette di uscire dalla dimensione esclusivamente digitale e trattare nella sua completezza il tema dell’innovazione tecnologica legato alle dinamiche economiche e sociali in una prospettiva di medio-lungo termine. In questo senso, è l’area che più delle altre guarda al futuro dell’Europa. L’obiettivo dichiarato è, infatti, di incrementare gli investimenti nell’area della ricerca ICT per attrarre le “migliori menti” ed essere capaci di progettare con creatività una prospettiva che renda l’Europa sempre più competitiva. Sulla base di un reale coordinamento degli sforzi dei singoli Paesi.

Non è un caso che la vicecommissaria UE Neelie Kroes si fosse così espressa in un famoso discorso al convegno “Made in Europe” di fine 2012: “Dobbiamo fornire il supporto di cui ricerca e innovazione assolutamente hanno bisogno. Con meno burocrazia per un facile accesso da parte degli “small business” più innovativi. Riservando fondi specifici per l’innovazione più aperta e dirompente. E traguardando l’innovazione come via per fornire soluzioni concrete, prodotti concreti, lavori concreti. Gli €80 miliardi di euro che abbiamo proposto per Horizon 2020 possono permettere di ottenere tutto questo”.

Le azioni per la Ricerca e l’Innovazione dell’Agenda Digitale Europea

Le azioni su questo pilastro dell’Agenda Digitale Europea a carico della Commissione UE, infatti, sostanzialmente si riconducono alle sezioni di intervento del programma Horizon 2020, il programma più grande per la ricerca e l’innovazione mai lanciato, applicazione anche della scelta strategica di uscire dalla logica, pericolosa ma consolidata, di guardare al coordinamento del rapporto “burocratico” tra partecipanti e committente come un lavoro indispensabile, oneroso, e non assolvibile senza strutture, relazioni ed esperienza specifica. Lo slogan “meno burocrazia” connota Horizon 2020 così anche come visione della futura Europa, dove il lavoro concreto, la creatività e l’innovazione, il “contenuto” sono gli unici elementi che danno il senso dell’esistenza stessa del coordinamento europeo.

Horizon 2020, di cui sono in fase di avvio le diverse iniziative, è strutturato in tre pilastri e diversi temi ad essi trasversali:

  • Excellent Science. Questo pilastro mira a rafforzare l’eccellenza europea in ambito scientifico per consolidare lo Spazio Europeo della Ricerca (ERA) e rendere il sistema europeo di ricerca e innovazione maggiormente competitivo su scala globale. Le iniziative sono pertanto rivolte soprattutto a favorire lo sviluppo di progetti di ricerca, nuovi, creativi, dirompenti, con un sostegno ai ricercatori, ai gruppi di ricerca che va dalle infrastrutture ai finanziamenti specifici alla promozione di opportunità di carriera;
  • Industrial leadership. Questo pilastro ha l’obiettivo di creare una leadership industriale in un quadro di competitività che renda l'Europa un luogo più attraente per investire nella ricerca e nell'innovazione (con un focus particolare sulla green economy e la sostenibilità ambientale) favorendo l’accesso al credito e il sostegno agli investimenti in tecnologie industriali per permettere lo sviluppo del potenziale di crescita delle industrie, in particolar modo le piccole e medie imprese europee. Tra le iniziative, quelle di sostegno allo sviluppo di tecnologie  in settori chiave dell’innovazione  (KET – key enabling technologies) come l’ICT, le nanotecnologie, le  biotecnologie, i sistemi avanzati di produzione;
  • Societal challenges. Questo pilastro affronta i temi di grande impatto socio-economico e tra le iniziative prioritarie sono identificate quelle relative alla salute e ai cambiamenti demografici, alla sicurezza alimentare e all’agricoltura sostenibile, all’energia sicura, pulita ed efficiente,
al trasporto intelligente, al contrasto del cambiamento climatico, allo sviluppo in generale di società più inclusive, innovative e sicure.

I tre pilastri sono trattati anche attraverso alcuni temi trasversali, come la parità di genere,  lo sviluppo sostenibile, le piccole e medie imprese, la cooperazione internazionale, oltre che naturalmente l’agenda digitale, che pervade l’intero programma.

Solo due delle azioni dell’area Ricerca e Innovazione dell’Agenda Digitale Europea sono, invece, a carico dei Paesi Membri, e riguardano:

  • il raddoppio della spesa pubblica in ricerca e sviluppo nel settore ICT (azione 55). L’obiettivo, da raggiungere nel 2020, prevede di portare globalmente gli investimenti pubblici da 5.5 a 11 miliardi di euro (compresi i fondi da programmi UE), in modo da favorire un incremento equivalente da parte del settore privato, che dovrebbe passare da   35 a 70 miliardi;
  • il coinvolgimento dei Paesi Membri in progetti pilota di grande impatto finanziati dal programma per la competitività e l’innovazione (CIP), in modo che possano contribuire allo sviluppo e al test di soluzioni innovative interoperabili in aree di pubblico interesse (azione 56).

Diversi Paesi non rendono però disponibili i propri dati relativi all’azione 55 (l’Italia è una di questi), e la stima attuale indica che la tendenza all’incremento della spesa pubblica è del 3% più bassa di quella richiesta per raggiungere l’obiettivo.

Sull’azione 56 le risposte sono, invece, mediamente in linea con gli obiettivi. L’Italia si distingue per la sua buona pratica in ambito di e-procurement, ma la sua risposta si basa esclusivamente sulla presenza del CAD, presentato come il “maggiore strumento per lo sviluppo delle soluzioni per i programmi in Competitività e Innovazione”. 

Cloud Computing e imprenditorialità innovativa

Ricadono sempre nell’area Ricerca e Innovazione due filoni di attività che sono stati aggiunti nella revisione dell’Agenda Digitale Europea effettuata a fine 2012:

  • le iniziative relative allo sviluppo del Cloud Computing e alla sua diffusione sia nel settore pubblico che in quello privato, che hanno visto la definizione di una strategia e la definizione di una serie di indicazioni sul tema della sicurezza, “Trust Cloud Europe”, che in queste settimane viene consolidato a valle di un confronto si è avvalso anche di un sondaggio tra i cittadini;
  • le iniziative specifiche per lo sviluppo dell’imprenditorialità e delle start-up nel settore ICT, e che hanno visto nel “manifesto for entrepreneurship and innovation” un elemento importante di strutturazione di una visione e di un piano di azione integrato europeo (composto di 22 raccomandazioni su tutti i principali campi di intervento, dall’educazione alla finanza), con l’indicazione anche della definizione di una rete europea di acceleratori per lo sviluppo dell’imprenditoria nel settore.

Entrambe sono iniziative che vanno nella giusta direzione di “forzare” il cambiamento guidato da una prospettiva di medio-lungo termine, cercando di far sì che l’Europa possa agire da attore organico, mettendo a frutto idee ed esperienze sia dal settore pubblico che privato, e concependo la rete (di applicazioni, di organizzazioni, di esperienze) come modello strategico da utilizzare.

Riflessioni conclusive per l’Italia

E l’Italia? Mentre cerca di dare un assetto organico alle iniziative e agli attori che fanno ricerca, e non ha ancora individuato con chiarezza come mettere in connessione e a sistema l’effervescenza dell’imprenditoria innovativa che pure si manifesta, intanto rimane fuori dai gruppi guida europei (come lo “Steering Committee” per il Cloud Computing e lo “Startup Europe Leaders Club” per le iniziative sull’imprenditoria).

Senza ancora una chiara politica industriale, e una chiara visione che veda l’innovazione come base per la crescita sociale ed economica del Paese, è allo stesso tempo nella necessità immediata di sfruttare al meglio le opportunità della Programmazione dei Fondi Strutturali e del Programma Horizon 2020, con progetti innovativi legati da una regia organica.

Perché queste non sono questioni di nicchia e di settore. Sempre nelle parole della Kroes “Questo è il miglior modo per diventare un continente creativo e competitivo. Il migliore modo per noi per aver successo nel breve e nel lungo termine. E il miglior modo per costruire una società migliore.”

24 Luglio 2014

TAG: agenda digitale europea, iacono, cloud, europa