Come il semestre italiano può curare i mali dell'Agenda

Commissione eurpea

Con aree rurali poco connesse, PMI analogiche e servizi di eGovernment inutilizzati, il nostro Paese ha un punto di vista privilegiato per suggerire a tutta l’Europa come continuare l’attuazione dell'Agenda digitale. Il semestre europeo dell’Italia è un'occasione unica non solo per provare a smettere di essere il “fanalino di coda” d’Europa, ma anche per dare contributi alla digitalizzazione degli altri Paesi europei

di Luca Gastaldi, Osservatori Ict Politecnico di Milano

La Commissione europea ha recentemente emesso nuovi dati sullo stato di digitalizzazione dei Paesi membri. Ci sono buone e cattive notizie.  Le buone notizie riguardano per lo più l’accesso a internet da parte dei cittadini:

·         Il numero di persone che usa internet almeno una volta la settimana è aumentato dal 60% del 2010 al 72% del 2013.

·         Le persone che non hanno mai usato internet sono calate di un terzo rispetto al 2010 e scenderanno probabilmente sotto il 15% entro il prossimo anno.

·         La disponibilità di banda larga mobile è aumentata dal 26% di quattro anni fa al 59% di oggi.

·         Le linee fisse con almeno 50 Mbps sono accessibili nel 62% delle abitazioni di cittadini Europei.

·         Il 47% dei cittadini Europei fa shopping online (4 anni fa erano il 10% della popolazione Europea).

 

A me interessa tuttavia focalizzarmi sulle cattive notizie. Ci sono tre problemi che la commissione ha indicato come particolarmente critici:

·         Aree rurali senza internet: solo il 18% delle abitazioni nelle aree rurali ha accesso alla banda larga ad alta velocità.

·         PMI poco digitalizzate: solo il 14% delle imprese Europee con meno di 250 dipendenti vende online i propri prodotti o servizi e in tutta Europa non c’è un Paese che si avvicini all’obiettivo del 33% fissato per la fine del 2015.

·         Servizi di eGovernment inutilizzati: nel 2013 solo il 42% della popolazione Europea ha usato servizi di eGovernment e se i tassi di utilizzo rimanessero quelli attuali sarà molto difficile raggiungere l’obiettivo del 50% fissato per la fine del 2015.

 

Qui entra in gioco l’Italia. Il nostro, infatti, è un paese rurale, fatto quasi esclusivamente da PMI e con molti margini di miglioramento in tema di eGovernment. Insomma: incarniamo alla perfezione i problemi che tutta l’Europa dovrà affrontare nel prossimo futuro. Dopo la pubblicazione dei dati della Commissione Europea si è alzato un coro unanime che ha denunciato per l’ennesima volta il ritardo nell’attuazione dell’agenda digitale italiana. Mi piacerebbe che ci fosse altrettanta lucidità, chiarezza e consenso nel comprendere la straordinaria  occasione che non solo l’Italia ma l’intera Europa non deve lasciarsi scappare con il semestre Europeo che il nostro Paese si appresta a guidare.

Sarebbe opportuno che si parlasse (anche) di digitalizzazione delle PMI, connessione delle aree rurali e accelerazione dell’eGovernment nell’incontro che si terrà a Venezia il prossimo 8 luglio. La commissaria Kroes è ovviamente sensibile su questi temi e si aspetta dal nostro governo indicazioni su come colmare gap che sono percepiti in tutta Europa. A questo proposito è importante ricordare che:

·         L’accesso a internet delle aree rurali deve essere promosso con opportuni finanziamenti ma è molto difficile per imprese e PA orientarsi nella giungla di fondi comunitari, nazionali e regionali con cui sostenere questa e altre iniziative; spesso manca infatti la massa critica e le competenze necessarie a individuare, vincere e usare adeguatamente tali fondi.

·         Le PMI rimangono analogiche perché non conoscono a pieno il valore dell’economia digitale; non sono chiari i cambiamenti necessari a digitalizzare i loro modelli di business e si fatica a trovare professionalità adeguate a gestire efficacemente tali cambiamenti.

·         I servizi di eGovernment rimangono inutilizzati perché farraginosi e difficili da usare; come evidenziato in un recente rapporto della Commissione Europea, spesso sono il risultato di iniziative di sviluppo scoordinate, che non sfruttano a pieno le ultime soluzioni disponibili sul mercato.

Con aree rurali poco connesse, PMI analogiche e servizi di eGovernment inutilizzati, il nostro Paese ha un punto di vista privilegiato per suggerire a tutta l’Europa come continuare l’attuazione dell’agenda digitale. Il semestre Europeo dell’Italia è un’occasione unica non solo per provare a smettere di essere il “fanalino di coda” d’Europa, ma anche per dare contributi alla digitalizzazione degli altri Paesi Europei.

Cerchiamo di non sprecare anche questa occasione.

03 Giugno 2014

TAG: semestre europeo, gastaldi, commissione europea