Banda larga e competenze ICT: la via del Belgio

CASO DI STUDIO EUROPEI

Il Belgio è un interessante caso di studio per la capacità che ha dimostrato nell'affrontare efficacemente e rapidamente il problema della mancanza di utilizzo di Internet da parte della popolazione e per l’alta capacità di innovazione delle sue PMI. Performance che l’Italia dovrebbe replicare e, perché no, migliorare

di Nello Iacono, Stati Generali dell'Innovazione

Nel 2012 Vinton Cern riconobbe due studiosi e bibliofili belgi, Otlet e Le Fontain, come ispiratori di Internet con il loro Mundaneum, tanto da dichiarare che “l’idea di Internet è nata in Belgio”. E certamente la capacità principale e più evidente del Belgio è di riuscire a fare rete in modo innovativo.

L’eccellenza nella capacità innovativa delle imprese

Nel quadro delle migliori performance digitali europee, il Belgio gioca infatti un ruolo importante per l’aspetto specifico delle imprese innovative, soprattutto PMI. Questo è evidenziato soprattutto dal risultato conseguito nella valutazione effettuata dalla Commissione Europea secondo l’Innovation Scoreboard, che ha riconosciuto al Belgio la terza performance assoluta nell’area “Linkages & entrepreneurship”, dietro soltanto a Svezia e Danimarca. In Belgio, infatti, le PMI mostrano capacità di innovazione molto radicate, riuscendo a combinare attività di innovazione interne con attività di innovazione realizzate in rete o in collaborazione con altre aziende e con la pubblica amministrazione.

La situazione è ancora di più riaffermata dal rapporto dello Scoreboard dell’Agenda Digitale Europea, dove emergono chiaramente i punti di forza del Belgio sulla base della presenza di alcune delle condizioni essenziali per l’innovazione delle imprese, come

  • la diffusione della banda larga, che è del 100% a 2Mbps anche nelle zone rurali e che per i 30Mbps raggiunge già il 98% delle case (la media europea è del 62%, l’Italia è al 21%);
  • la diffusione delle competenze digitali, che vede ben l’80% della popolazione belga usare regolarmente Internet (almeno una volta la settimana), e il 68% quotidianamente (la media europea è del 62%, l’Italia è al 54%) e solo il 34% della forza lavoro possiede competenze digitali basse o del tutto assenti (il valore per Italia è il 50%).

A questi parametri sono da aggiungere alcuni dati che evidenziano la scarsa burocrazia almeno nello start-up del business (molto meno nella gestione delle controversie), come ad esempio il numero delle procedure e dei giorni necessari per lo start-up e non ultima la percezione diffusa della capacità di innovazione, che nella classifica del World Economic Forum sulla “networked readiness” posizionano il Belgio  tra i primi dieci Paesi (su 148) per questi indicatori.

Le tre priorità per sostenere la crescita

La visione che ha teso a privilegiare la dimensione delle imprese nelle politiche del digitale è anche evidenziata dalla scelta della digital champion, Saskia van Uffelen, CEO di Bull e CSB Consulting.

Tre le priorità evidenziate dalla van Uffelen per il suo incarico di digital champion:

  1. e-education- digitalizzazione dell’istruzione, per spingere ancora di più l’inserimento delle competenze digitali nell’istruzione, perché “è l’unico modo di sviluppare le necessarie competenze ICT dei più giovani e renderli sufficientemente competitivi sul moderno mercato del lavoro”;
  2. e-commerce- stimolare l’economia con l’e-commerce, sapendo che una chiave di base è lo sviluppo delle competenze digitali perché “nell’acquisire adeguate competenze digitali più persone diventano consapevoli dell’importanza dell’economia online”;
  3. e-skills- far sì che più Belgi acquisiscano competenze ICT, partendo dalla considerazione che il divario digitale è causato in gran parte dalle barriere socio-economiche come gli alti costi, l’assenza di competenze, la mancanza di confidenza nelle proprie capacità di apprendimento, ed è in crescita, cosicchè “dobbiamo assolutamente integrare questo gruppo vulnerabile nella società dell’informazione”.

Non sono novità, queste. La forza del Belgio, nel contesto della debolezza di un’economia sostanzialmente basata sui servizi, risiede nella sinergia tra settore pubblico, privato e sistema universitario, con una presenza elevata di fondi da “venture capitalist” (tra le più elevate in Europa) e un impegno forte nel trasferimento tecnologico, come ha testimoniato il programma  Transformation and Innovation Acceleration Fund (TINA) lanciato nel 2010 dal governo delle Fiandre con circa 200 milioni di euro destinati al supporto di progetti di collaborazione università-industria. Sempre su questo fronte è molto significativo anche il piano di azione “STEMAction Plan 2012-2020”, focalizzato nelle Fiandre e finalizzato ad incrementare studenti e laureati nelle aree scientifiche e tecnologiche, con un comitato di programma che coinvolge quattro ministeri (istruzione, lavoro, economia, scienze e innovazione) e che prevede l’inserimento di insegnamenti scientifici e tecnologici sin dagli ultimi anni della scuola primaria, con un percorso che si finalizza in progetti congiunti con le imprese negli ultimi anni delle scuole secondarie.

L’Agenda Digitale, finalmente

Le buone performance soprattutto sul fronte della capacità di innovazione delle PMI e la relativa disomogeneità nelle altre aree del digitale si spiegano anche con l’assenza, fino a pochi mesi fa, di una strategia organica. È infatti solo di febbraio 2014 l’approvazione dell’Agenda Digitale per il Belgio da parte del “Comitato per le telecomunicazioni”, competente nella materia il cui indirizzo è nelle mani del Ministero dell’Economia. L’Agenda definisce un quadro complessivo di azioni, orientata su cinque assi

  1. Consentire a tutti l'accesso all’ICT e a Internet;

  2. Stimolare l'economia digitale e garantire un sicuro Internet;

  3. Preparare l’infrastruttura digitale per il futuro;

  4. Garantire e tutelare la neutralità di Internet;

  5. Sviluppare e regolamentare il settore ICT.

Gli interventi più significativi sono diretti al superamento di quelle che in Belgio appaiono le maggiori carenze:

  • un divario digitale comunque significativo, dato che la percentuale di coloro che non ha mai utilizzato Internet è del 15%, inferiore alla media europea ma sostanzialmente stabile nell’ultimo biennio, dopo una rapida riduzione che ha portato in cinque anni a passare dal 34% al 14% grazie a due campagne specifiche di alfabetizzazione digitale, di cui l’ultima start2surf accompagnata anche da misure di incentivazione anche per coloro che “portavano in rete” persone che non avevano mai usato Internet;
  • una fiducia dei consumatori verso i fornitori di servizi, che non consente al commercio elettronico di svilupparsi come auspicato dalle imprese (l’utilizzo è da parte del 48% dei Belgi, in media europea).

E quindi l’Agenda si focalizza su interventi volti a sviluppare le nuove opportunità, quali i social media o l’e-government, garantendo la sicurezza, la tutela della privacy online e l'apertura della rete. Il tutto con un approccio multistakeholder che vede insieme attori e gruppi di interesse pubblici e privati.

Lanciando la campagna “Live Online!”, la van Uffelen ha puntato anche a realizzare un “inventario” completo di tutte le iniziative nell’area digitale che sono presenti in Belgio, così da renderle più visibili, aggregandole e mettendole in rete, “piuttosto che crearne nuove”. Un tema, quello del mettere in connessione, portare a sistema, che è sempre più una delle chiavi strategiche per la società della conoscenza.

 

01 Luglio 2014

TAG: belgio, iacono, casi europei, banda larga