Calderini (Agid): "I tre pilastri del nuovo piano smart cities"

L'anticipazione

Pochi fondi, ma modelli abilitanti nel documento che verrà redatto dal Comitato Smart Cities dell'Agenzia per l'Italia Digitale e presentato al Consiglio dei Ministri. Ecco qualche anticipazione, dal presidente del Comitato

di Mario Calderini, Agenzia per l'Italia Digitale, Politecnico di Milano

Un ritorno alla visione originaria, che era nel decreto Crescita 2.0: verso smart cities che portano l'innovazione al livello dei cittadini. E' il senso ultimo di un documento che il Comitato Smart Cities (che presiedo), nell'Agenzia per l'Italia Digitale, sta sviluppando e che sarà presentato al Consiglio dei Ministri per l'approvazione.

Il nocciolo sono pochi fondi ma modelli abilitanti per le smart cities. Tre, per l'esattezza. Vediamo in sintesi.

  • Primo. Puntare su concetti di riuso e di interoperabilità dei progetti già sviluppati in giro per l'Italia. Basta con le grandi innovazioni isolate.
  • Secondo. Modelli finanziari pubblico-privati per abilitare i progetti.
  • Terzo. Sviluppare un coordinamento sul territorio, regioni-province-comuni, per attuare realmente i progetti.

Le smart cities così si devono riappropriare di quel senso originario, che era voluto dall'ex ministro Profumo: portare il valore dell'innovazione ai cittadini, rendendolo palpabile, con effetti pratici e visibili. La crescita del Pil, come cartina tornasole del valore dell'innovazione, è un parametro poco compreso dai cittadini. Le smart cities servono appunto per eliminare il gap tra loro e la visione dell'Agenda digitale, attraverso i diversi progetti che prenderanno vita nelle nostre strade, edifici, città. 

06 Marzo 2014

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