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INNOVAZIONE DELLA PA

Bruno Bossio(PD): “Tre punti per rinnovare la PA con il digitale”

di Vincenza Bruno Bossio, Partito Democratico

15 Set 2014

15 settembre 2014

L’innovazione della PA credo sia un punto fondamentale per la crescita del Paese, ma deve essere portata avanti su alcune chiare direttrici:

·      la presenza di un quadro di riferimento, di una visione strategica dell’amministrazione che vogliamo costruire, in rapporto alle politiche di crescita sociale ed economica;

·      la revisione profonda del modello organizzativo, che deve essere chiaramente per processi, in modo da poter definire delle responsabilità sul processo, che è trasversale alle diverse amministrazioni, e quindi tali da permettere un reale governo delle attività, fino al risultato finale, senza frammentarsi tra le diverse competenze. La tecnologia deve essere abilitante di questo modello;

·      la scelta del switch-off, del passaggio totale dall’analogico al digitale.

Quest’ultimo punto, che è l’unico modo per arrivare finalmente alla totale digitalizzazione delle comunicazioni interne alla PA, e tra queste e i cittadini e le imprese, è la chiave anche per spingere il nostro Paese a sviluppi rapidi sul digitale. Certamente, il switch-off deve essere “accompagnato”, consapevoli delle difficoltà che possono derivare dal passaggio, assicurando la presenza delle condizioni infrastrutturali e di quelle culturali.

Sul fronte della banda larga sono fiduciosa: il piano che sta seguendo Infratel porterà già nel 2015 anche regioni in forte ritardo, come la Calabria, a tassi di infrastrutturazione simili alle più avanzate, come Lazio e Lombardia.

Sul fronte culturale dobbiamo agire sapendo che questa è una priorità da affrontare con interventi articolati, con il coinvolgimento di attori che già hanno in carico l’erogazione di servizi universali e hanno sedi anche capillari, come Poste, ma anche spingendo sulla formazione e lo sviluppo delle competenze della nuova classe dirigente. I dirigenti, i manager, nel settore pubblico come nel privato, devono essere coloro che portano l’innovazione nelle loro organizzazioni, i primi che ragionano per processi, nella logica dell’e-leadership, che è uno dei perni del Programma Nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali, promosso da AgID.

Un’innovazione così profonda si deve accompagnare naturalmente ad una politica industriale che riesca a focalizzare gli investimenti anche sul fronte delle imprese, valorizzando le esperienze degli ecosistemi di innovazione che si stanno sviluppando anche in Italia e che connettono start-up, acceleratori, università e ricerca, venture capitalist, imprese che vogliono innovarsi.

Forse, quando per questi interventi facciamo riferimento all’Agenda Digitale, come è anche corretto, la percezione prevalente è che stiamo trattando di un tema di nicchia. Invece queste sono politiche che riguardano l’intero sistema Italia. Il cambiamento culturale del nostro Paese passa anche da qui.

  • Damiano

    …occorre SOLO FARLO.
    Come da 20 anni ad oggi.

  • Gino Mamone

    Brava! Hai colto il l’aspetto principale del change management. Mi chiedo,però, quale modello verrà fuori? Quello di una centralizzazione delle funzioni stile danese (come appare dalle prime iniziative quali Anagrafe, Simog e SdI) o quello americano basato su un data reference model condiviso? I due hanno ben diversi effetti in termini di politica industriale ed occupazione.

  • onigiul

    D’accordo con Damiano. A proposito della banda larga da noi a Gimigliano siamo in attesa, per poter usufruire di un servizio degno di tal nome, che la nostra provincia, condotta dalla d.sa Ferro candidata presidente alle prossime regionali per il centro destra, autorizzi la Telecom sulla SP34 (Catanzaro-Gimigliano) ad effettuare lavori atti a consentire la posa della fibra ottica, la richiesta è stata fatta credo da quasi un biennio.

  • paki

    Speriamo che tutto ciò accada il prima possibile

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