e-yuan, cosa c’è dietro? Così la Cina rafforza il controllo finanziario sui cittadini - Agenda Digitale

valute digitali

e-yuan, cosa c’è dietro? Così la Cina rafforza il controllo finanziario sui cittadini

Pechino sta operando una serie di misure per ridurre la dipendenza da piattaforme terze che porrebbero un forte rischio alla stabilità finanziaria del paese. Lo sviluppo della valuta digitale e-yuan rientra quindi in una strategia di rafforzamento del controllo e accentramento anche delle transazioni dei cittadini

07 Mag 2021
Stefano Sartorio

Vicepresidente di Mondo Internazionale

Il tema dello sviluppo di una valuta digitale cinese (lo e-yuan o Digital Currency Electronic Payment – DCEP) ha sicuramente rilevanza internazionale. Come già ampiamente chiarito, lo Yuan digitale ha diverse potenzialità per avere un impatto sia sulla graduale internazionalizzazione del RMB come valuta di riserva ufficiale sia come strumento per incrementare il vantaggio commerciale cinese nei paesi in via di sviluppo.

Ma se è vero, come dice Richard Haas, diplomatico americano, che la politica estera di un paese “begins at home” è forse più corretto comprendere quali siano le ragioni interne fondamentali per cui la Cina abbia deciso di percorrere la strada di una valuta digitale.

L’effetto dell’e-yuan cinese sul sistema finanziario mondiale

I pagamenti digitali in Cina

Negli ultimi anni, pagare tramite dispositivi mobili è diventato naturale in Cina. Io, che mi recai nel paese per la prima volta nel 2017, mi accorsi immediatamente di come fosse difficile per un europeo comprendere come così tante persone potessero quantomeno fidarsi di un tale meccanismo per tutelare i propri risparmi. E invece, si trattava effettivamente di una normalità. Una “nuova normalità” anche per me. Un portafoglio digitale ed un QR code (inventato in Giappone nel ’94) sono stati i miei compagni di vita e di viaggio durante le mie esperienze. La base per un’integrazione economica di successo all’interno del paese.

WHITEPAPER
Come è cambiato in Italia il quadro normativo dei pagamenti digitali verso la PA?

La storia dei pagamenti digitali in Cina inizia nel 1999 con Alibaba, piattaforma di e-commerce che riscontra, tra i principali problemi socioculturali cinesi nei pagamenti online, una mancata fiducia tra il consumatore e il venditore (che non si conoscevano). Attraverso questa consapevolezza, Alibaba inaugura nel 2003 una piattaforma di pagamenti online (Alipay) che dava al consumatore la possibilità di confermare l’invio del denaro solo una volta ricevuta la merce. Con il lancio dell’” E-Wallet” nel 2008, la trasformazione dei pagamenti nel paese aveva effettivamente inizio.

Oltre a questa grande rivoluzione, anche un’altra azienda ha contribuito al cambiamento a cui abbiamo assistito con curiosità. Tencent, fondata nel 1998, nel 2005 lancia “Tenpay”, un ulteriore metodo di pagamento online che nel 2011 va a integrarsi nella più famosa applicazione “Wechat” creando “Wechat Pay”. È proprio questo il metodo che più ha influenzato il mondo dei pagamenti elettronici a livello globale. L’app di messaggistica, integrata con un meccanismo di pagamento diretto, permetteva alla popolazione di non dover più utilizzare le banconote (e men che meno le carte di credito). Il numero elevato di conti bancari in Cina ha permesso a queste due piattaforme di poter contare su una stabile infrastruttura finanziaria e diffusa. Infatti, per poter aggiungere denaro al conto “Wechat”, ad esempio, è necessario farlo passando per la propria banca di riferimento.

Le Big Companies e il monopolio

La crescita dell’influenza di queste piattaforme di pagamento ha però gradualmente creato nuove vulnerabilità nei confronti degli istituti finanziari cinesi. L’appello che l’imprenditore cinese e fondatore di Alibaba Jack Ma faceva nel 2014 “Let the users decide who wins the game, not monopoly and power” sembra non avere sortito l’effetto desiderato nei confronti delle autorità cinesi. Alibaba e Tenpay (con Wechat) costituiscono un duopolio. Nel 2020 Alipay possiede una quota del mercato cinese dei pagamenti mobili (in termini di valore di mercato) pari al 54% e Tenpay del 39%.

I giganti dell’IT cinese hanno negli anni aperto ad altri settori della finanza e non soltanto. Alibaba, ad esempio, ha intrapreso attività di prestito al consumo tramite Alipay, così come l’esame del credito attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Per alcune banche, i prestiti facilitati da terzi, comprese le società fintech, sono cresciuti rapidamente negli ultimi anni. Questo, con la controindicazione che se i prestiti fossero eccessivamente concentrati su poche piattaforme internet, in caso di rischi, l’intero sistema finanziario potrebbe trovarsi in pericolo. Ancora, ciò che è emerso come una minaccia particolarmente grave per le banche è il fondo di investimento di Alibaba. Nei pagamenti elettronici con Alipay, normalmente il denaro viene utilizzato dopo essere stato trasferito su Alipay da conti bancari e altrove. Con la creazione di Yu’ebao nel 2013, Alibaba ha aperto un fondo per permettere agli utenti di investire il denaro che rimane nei loro conti Alipay invece di restituirlo ai loro conti bancari, di fatto riducendo il ruolo delle banche in questo mercato.

Queste situazioni hanno quindi portato l’ente regolatore cinese, sotto la guida del Presidente Xi Jinping, a limitare la facoltà di azione di queste compagnie con l’obiettivo di proteggere la “stabilità” socioeconomica e finanziaria. Quindi, un maggiore e graduale controllo dello Stato. Lo stesso timore di un monopolio da parte delle grandi compagnie IT ha portato la State Administration for the Market Regulation a sanzionare nel mese di marzo 12 enti (tra cui, Tencent Holdings, Baidu, Didì Chuxing, la piattaforma di e-commerce JD.com, Meituan e ByteDance) con l’accusa di violazioni delle normative contenute nella legge anti monopolio del paese. In particolare, in questo caso, l’intenzione del regolatore pare essere quella di interporsi all’interno di importanti contratti di fusione tra compagnie e di decretarne il permesso o meno.

La recente decisione dell’autorità regolatrice in merito alla ristrutturazione di ANT Group in una Holding finanziaria va in questa direzione.

Lo E-Yuan come strategia di controllo

In conclusione, le autorità cinesi stanno operando una serie di misure per ridurre la loro dipendenza da piattaforme terze che, secondo loro, pongono un forte rischio alla stabilità finanziaria del paese. Il direttore del Centro Studi sulle Valute Digitali della People Bank of China Mu Changchun ha dichiarato che i fornitori di servizi finanziari (non bancari), in caso di problemi tecnici o finanziari, porrebbero un grande rischio al paese. In questo frangente, la valuta digitale cinese si configura come un “backup” secondo le parole di Mu, in caso WeChat e Alipay fossero soggette a eventuali problematiche. La necessità di sviluppare una moneta digitale cinese, lo e-yuan, ha quindi lo scopo ultimo di dis-intermediare il processo di utilizzo del servizio finanziario tra la banca e l’utente. L’implementazione dello e-yuan, infatti, punta a digitalizzare la corrente base monetaria cinese, rappresentando la soluzione al predominio delle compagnie IT nei pagamenti digitali. Dopo
una serie di esperimenti locali, di cui ultimo recentemente ad Hong Kong, la Cina si prepara a una graduale diffusione della valuta digitale.

L’aumento dell’utilizzo dello yuan digitale nel paese non sembra favorire quindi solamente un maggiore controllo finanziario ma anche garantire una maggiore supervisione delle transazioni. Il tutto, centralizzando le informazioni presso l’autorità nazionali e non provider terzi.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 3