Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Direttore responsabile Alessandro Longo

Il piano

Madia vara l’approccio “bottom up” per rilanciare l’Agenda

di Paolo Colli Franzone, Osservatorio Netics

04 Ago 2014

4 agosto 2014

Il ministro convoca ministeri ed enti della PA centrale: al via i piani settoriali di digitalizzazione, con tanto di corsia preferenziale per le iniziative realmente capaci di generare risparmi per la PA. E’ una svolta rispetto all’approccio top down indifferenziato seguito finora con scarsi risultati

La notizia, riportata dal Corriere delle Comunicazioni il 30 luglio, è di quelle incoraggianti: il Ministro Madia convoca ministeri, agenzie e altri enti centrali della PA con l’obiettivo di raccogliere proposte di piani d’azione sul digitale.

Ciascun destinatrio della lettera/convocazione deve indicare “un referente dell’amministrazione che illustri quali azioni a breve e medio termine possano contribuire a ridurre la spesa pubblica” attraverso iniziative di digitalizzazione. I singoli piani verranno poi armonizzati dal Dipartimento Funzione Pubblica e dall’AgID.

Passiamo finalmente, quindi, dall’approccio “top down indifferenziato” – che sinora non ha prodotto praticamente nulla di significativo – a un più ragionevole “bottom up di settore”: ciascun ministero concepisce al suo interno, avendo ben chiari i problemi e le possibili soluzioni, un piano di digitalizzazione orientato all’efficientamento e non già al soddisfacimento di desideri informatici.

Si parte dai processi, ed era ora.

L’esempio dovrebbe essere prontamente imitato dalle regioni e dagli enti locali: ciascun assessorato/dipartimento dovrebbe portare al vertice dell’amministrazione un piano settoriale orientato al processo e all’efficientamento. Compito poi del CIO tradurre tutto questo in soluzioni da richiedere al mercato.

Se poi tutto questo venisse arricchito da un piano di incentivi economici (i mitici “premi di risultato”) riconosciuti sulla base del cost saving conseguito, allora davvero avremmo fatto bingo.

Un “bingo” universale: se ne avvantaggia l’amministrazione, che risparmia soldi; il CIO, che finalmente assume un ruolo strategico all’interno del management pubblico diventando “l’uomo delle soluzioni”; il mercato, che finalmente potrebbe vedere qualcosa muoversi dopo troppi anni di bonaccia. E, naturalmente, il management più illuminato e capace di vedere e proporre soluzioni innovative.

La PA, come diceva qualche tempo fa Roberto Moriondo, deve diventare capace di mettere a gara soluzioni a problemi, piuttosto che pubblicare capitolati elencanti quantità più o meno ragionate di giornate/uomo o di righe di codice sorgente.

E non vale dire che “bisogna cambiare le leggi”: la procedura a evidenza pubblica che soddisfa il “mettere a gara soluzioni a problemi” c’è: esiste in natura, si chiama dialogo competitivo ed è previsto  dal Codice degli Appalti (art. 58).

Vero è che si tratta di un procedimento non troppo conosciuto dalle PA ma anche dai vendor. Ed è un vero peccato, perché se solamente lo si sapesse utilizzare si potrebbe arrivare a una vera e propria rivoluzione del procurement pubblico applicato all’innovazione (la quale, per definizione, è un “problema complesso”).

Probabilmente Consip, che non ha solamente compiti operativi ma anche di sviluppo della cultura del procurement nelle pubbliche amministrazioni, dovrebbe aiutare la domanda e l’offerta a comprendere meglio i meccanismi del dialogo competitivo e ad applicarli con successo.

Tornando alla convocazione del Ministro, interessante notare che nell’elenco dei ministeri convocati non figura il Ministero della Salute. Il quale ha negoziato a suo tempo (aprile di quest’anno) un meccanismo in base al quale tutti i risparmi conseguiti dal comparto Sanità – anche grazie ad operazioni di innovazione tecnologica e di processo – saranno reinvestiti “internamente” per poter garantire l’universalità, l’equità e la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

In settembre, alla ripresa dopo la pausa vacanziera, verrà finalmente avviato il “Patto per la Sanità Digitale”, approvato qualche settimana fa in Conferenza Stato-Regioni all’interno del Patto per la Salute.

“Patto” che va esattemente in questa direzione: partendo dai problemi, si costruiscono – insieme all’offerta – le soluzioni.

  • Damiano

    Caro PCF, se NON CI SONO DECRETI ATTUATIVI del Dialogo Competitivo, qualcosa vorrà pur dire… no?
    Altro che sviluppo della cultura del procurement… qui 32.000 auffic acquisti comprano male.
    Solo POCHI, QUALIFICATI, CONTROLLATI centri d’acquisto devono fare gli acquisti importanti, altrimenti perpetueremo sprechi, ruberie e corruzione.

  • Palladilardo

    Se in un articolo viene citato Roberto Moriondo, uno che ha distrutto l’informatica negli Enti pubblici dell’intero Piemonte, come si può pensare ad una iniziativa seria.. Sarà la solita solfa per dare un po di appalti agli amici degli amici.

  • cannedcat

    Bottom-up dagli enti?
    Se questi enti fossero a conoscenza di cose da automatizzare l’avrebbero fatto, quindi delle due l’una: o non l’hanno voluto fare (e non si capisce perché dvrebbero farlo adesso), o non sann cosa automatizzare perchè un sistema non comprende se stesso pe cui non è in grado di capire che fa a mano cose che potrebbe automatizzare.
    L’unico approccio bottom-up che puó funzionare è quello che prviene dagli utenti che si vedono “torturati” da inutili procedure manuali o inutili e basta.
    Ma figuriamoci se un partito che è l’erede del PCI stalinista pssa ascoltare il popolo.

Articoli correlati