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trasformazione digitale

PA: le tre proposte delle Regioni per creare valore col digitale

Un “Comitato Agenda Digitale” con la presidenza del ministro della Funzione Pubblica e un rappresentante delle Regioni; piani di transizione differenziati a seconda dello stato di maturità digitale dei territori; un’Assemblea costituente digitale nazionale: ecco le proposte delle Regioni per la trasformazione digitale

03 Giu 2019

Sebastiano Callari

assessore regionale ai Sistemi informativi del Friuli Venezia Giulia e coordinatore della Commissione speciale Agenda digitale della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome


Creare valore pubblico significa costruire una pubblica amministrazione che sia la più grande infrastruttura del Paese, non un’entità autoreferenziale ma l’ossatura su cui si costruisce uno Stato, capace realmente di erogare servizi a cittadini e imprese.

In questo contesto, la trasformazione digitale, che è soprattutto una trasformazione culturale, deve investire la pubblica amministrazione nel suo modo di agire, declinandosi in una reingegnerizzazione dei processi, che rispondano in maniera efficace ai bisogni della nostra comunità.

Obiettivi la cui importanza è stata ben colta dalle Regioni, che avanzano tre proposte concrete per realizzarli.

PA digitale, tutti i temi sul tavolo

Poiché gli investimenti nel digitale hanno una relazione diretta con la crescita economica e sociale di un Paese, si reputano necessari investimenti più forti che consentano alla digitalizzazione di diventare trasversale, pervasiva e seducente, realmente capace di produrre valore.

Le regioni hanno compreso questa necessità e hanno costituito all’interno della conferenza delle regioni una commissione che cerca di dare risposte comuni a bisogni specifici mediando indicazioni spesso frammentate, creando una rete capace di far emergere e raccogliere idee e soluzioni. La disponibilità ad interloquire ha consentito alle regioni di dare il proprio contributo anche al nuovo Piano Triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione, creando esse stesse valore pubblico.

Emerge la necessità di una differenziazione delle politiche in coerenza con le specificità dei territori che si attui per mezzo di un comitato nazionale unico per il digitale che detti le linee in sintonia con una gestione non centralizzata bensì differenziata nei confronti delle regioni meglio attrezzate, consentendo la valorizzazione e l’esportazione delle best practices già attuate in alcune regioni o gruppi di regioni. Ciò permetterà al digitale di uscire dalla penombra grazie a una maggior cooperazione tra il livello centrale decisionale e il livello territoriale, ove poi le direttive trovano realizzazione.

Al fine di tutelare i cittadini, i loro dati e la disponibilità di servizi nonché di raccogliere le esigenze dei territori, la politica si deve attivare per la creazione di una nuova grande assemblea costituente del digitale che stimoli il dibattito su temi quali etica, accountability degli algoritmi, diritti di cittadinanza digitale, obbligo alla trasformazione digitale per la PA, intelligenza artificiale, big data.

La trasformazione digitale è una grande sfida: la possibilità che grandi gruppi industriali controllino o gestiscano il nostro patrimonio informativo ci preoccupa, rimandandoci in qualche modo ad un incubo già suggerito a suo tempo dal film Matrix. Le grandi aziende estere che posseggono il digitale si sostituiscono alla vita democratica di un Paese: non si può parlare di democrazia o autonomia dei territori se non ci impadroniamo della leva del digitale, che ci consente di immaginare e costruire le politiche di sviluppo del Paese.

Il partenariato pubblico-privato costituisce un volano per la trasformazione digitale. Si pensi al porto di Trieste che grazie all’enorme sforzo di digitalizzazione effettuato nel settore dello stoccaggio e della logistica, ha consentito alla città di diventare un luogo attraente per importanti investimenti esteri, guadagnandosi una posizione di rilievo nell’accordo “La via della seta”.

Le proposte delle Regioni per la trasformazione digitale

Sfruttare la leva del digitale per reingegnerizzare i processi della pubblica amministrazione deve essere il primo punto dell’agenda del governo e dei territori, poiché la trasformazione digitale si realizza se diventiamo capaci di pensare in maniera digitale.

In sintesi le proposte delle regioni per trasformare il Paese sono:

Costituire un “Comitato Agenda Digitale” con la presidenza del Ministro della Funzione Pubblica e con un rappresentante politico delle Regioni membro di diritto

Lo sviluppo digitale dei territori va perseguito secondo una logica differenziata che permetta di rispettare esperienze locali in essere e in alcuni casi consolidate (su cui sono stati fatti ingenti investimenti economici, tecnologici e di relazione – es. erogazione servizi integrati in forme unitarie, sportelli unici), salvaguardando quindi importanti esperienze di semplificazione. Sappiamo che la gestione dei dati e delle informazioni corrisponde a potere e va scardinata per rendere il più possibile fruibile il valore aggiunto che dai dati pubblici la PA può trarre. Allo stesso modo va compreso che i dati e il loro utilizzo sono elementi fondamentali per l’attuazione delle politiche a livello locale e non ultimo per la gestione del territorio. Questo significa che, in molti casi, percorsi di aggregazione e centralizzazione devono essere costruiti con grande attenzione e offrendo la possibilità ai territori che ne siano in grado, di contribuire in modo strutturale ad un modello nazionale che veda anche i territori protagonisti. Limitando il ragionamento ai cosiddetti Data Center, ma estendendolo ai dati e al loro utilizzo e alla sicurezza, serve concertare un percorso che non blocchi i risultati ottenuti sino ad oggi e che fissi un obiettivo di medio lungo termine a cui tendere come sistema. Un criterio logico, generalizzabile, è quello di iniziare a intervenire in quei casi in cui non ci siano azioni di razionalizzazione in corso: territori che sono indietro, in cui su specifici ambiti non si è ancora fatto nulla o quasi.

Costruire piani di transizione differenziati a seconda dello stato di maturità digitale dei territori nei diversi settori in modo da non impattare su progettualità o azioni in corso bloccandole o rallentandole (su queste prevedere piani di rientro o adeguamento a medio/lungo termine)

La PA deve inoltre assumere un nuovo ruolo, come Governo nazionale e locale, nella azione di cooperazione con le piattaforme digitali internazionali e nazionali. Al fine di tutelare i cittadini, i loro dati e la disponibilità di servizi, serve che si comincino a trattare temi come etica, accountability degli algoritmi, diritti di cittadinanza digitale, obbligo alla trasformazione digitale per la PA, big data, blockchain, machine learning…

Ciò va fatto con un percorso ampio che coinvolga la PA, ma anche e soprattutto il terzo settore, i singoli cittadini e i privati. Si tratta di una azione che non può più essere rimandata e che per essere efficace deve assumere la caratteristica di massima ampiezza.

Avviare un percorso “Costituente” su temi di largo interesse e centrali alla vita economica, sociale e democratica del Paese. Una Assemblea costituente digitale nazionale

Ultimo, ma non per importanza, completare quanto avviato sino ad ora, si tratta di poche cose, quelle già in essere, ma che necessitano di arrivare al 100%. Le infrastrutture materiali e immateriali fondamentali per il Paese digitale: banche dati nazionali di interesse strategico, autenticazione e pagamenti, banda ultra larga, competenze per cittadini e studenti, competenze per la trasformazione digitale della PA.

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