Facebook blocca Primato Nazionale: domani a chi tocca la censura social? | Agenda Digitale

il commento

Facebook blocca Primato Nazionale: domani a chi tocca la censura social?

Facebook è in crisi: non sa come gestire la sua responsabilità di gatekeeper, di cui – come ha detto il fondatore – farebbe volentieri a meno delegando a terze parti o a nuove norme. Vuole un ambiente social pulito, per non perdere utenti e non avere problemi con la politica. Ma tende a cadere nell’eccesso opposto

06 Apr 2021
Andrea Lorenzoni

Project Manager Cyber Security

La scelta di Facebook di chiudere Primato Nazionale a tanti appare più come una rivalsa che un vero provvedimento, civico e sociale. Anche perché rispetto al “provvedimento” su CasaPound, le motivazioni sembrano sia sempre le stesse.

Quindi la mia domanda è: se Primato Nazionale è una testata indipendente che si dichiara sovranista e ancora non è stata chiusa dalla Magistratura, come Facebook può determinare la sua limitazione rispetto ad altre?

In virtù del fatto che ognuno è padrone a casa sua? Mi dispiace le cose non funzionano così e fu proprio la sentenza CasaPound a fornire le motivazioni del Tribunale di cui ne riporto uno stralcio essenziale.

Le motivazioni della sentenza Casapound

E’ infatti evidente il rilievo preminente assunto dal servizio di Facebook (o di altri social network ad esso collegati) con riferimento all’attuazione di principi cardine essenziali dell’ordinamento come quello del pluralismo dei partiti politici (49 Cost.), al punto che il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano, come testimoniato dal fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente affida alla propria pagina Facebook i messaggi politici e la diffusione delle idee del proprio movimento.

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Ne deriva che il rapporto tra FACEBOOK e l’utente che intenda registrarsi al servizio (o con l’utente già abilitato al servizio come nel caso in esame) non è assimilabile al rapporto tra due soggetti privati qualsiasi in quanto una delle parti, appunto FACEBOOK, ricopre una speciale posizione: tale speciale posizione comporta che FACEBOOK, nella contrattazione con gli utenti, debba strettamente attenersi al rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali finché non si dimostri (con accertamento da compiere attraverso una fase a cognizione piena) la loro violazione da parte dell’utente.

Il rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali costituisce per il soggetto FACEBOOK ad un tempo condizione e limite nel rapporto con gli utenti che chiedano l’accesso al proprio servizio.”

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Se, quindi, oggi l’intenzione sembra quella di perseverare nell’associare il sovranismo al fascismo, facendo leva su emozionalità che tendono a condannare il fascismo (ed io sono pienamente d’accordo nel condannarlo) e paragonare ad esso una classe politica che con il fascismo non ha nulla a che fare e che, per altro, lo condanna duramente e pubblicamente, allora credo che siamo all’inizio della fine. Anche perché, se ci riferiamo a soggetti violenti, essi li troviamo in ogni contesto, senza distinzione alcuna e, nei social, ci si trova spesso di fronte ad asserzioni che raramente sono buttate a caso.

Io, invece, leggo questa iniziativa come una rivelazione di debolezza da parte del “sistema social”. Facebook è in crisi: non sa come gestire la sua responsabilità di gatekeeper, di cui – come ha detto il fondatore – farebbe volentieri a meno delegando a terze parti o a nuove norme. Vuole un ambiente social pulito, per non perdere utenti e non avere problemi con la politica.

Ma le scelte che fa, forse inevitabilmente dato il contesto, sono spesso inciampi discutibili. Segni di immaturità. In questo, sarò ripetitivo, credo sia meglio che Mark Zuckerberg faccia chiarezza. E lo stesso presto facciano i legislatori.

Ricordiamo che censura non è solamente il fatto di inibire il profilo di un soggetto ma anche impedire un pensiero libero.

Anche perché oggi sono i sovranisti; domani a chi tocca?

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