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Direttore responsabile Alessandro Longo

Inclusione, una possibile “leva” per l’autonomia scolastica

di Felicetto Massa, docente

19 Gen 2017

19 gennaio 2017

L’Universal Design Learning pone al centro sfide della società e della scuola come la disabilità, l’inclusività e le competenze digitali. Un indirizzo metodologico importante per l’intervento dei docenti di sostegno, e base per una didattica che riconosce l’importanza dei video e forse per un insegnante “youtuber”

Pochi giorni fa Valeria Fedeli, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è tornata ad evidenziare la necessità di attuazione della Legge 107/2015, soprattutto sui pilastri essenziali della stessa che comprendono l’autonomia, inclusione scolastica e la formazione dei docenti.

Soprattutto l’intervento sui docenti di sostegno lascia percepire la massima apertura del MIUR verso gli indirizzi dettati dall’Universal Design Learning (UDL), una nuova metodologia che vede l’inclusione come elemento cardine del buon esito degli apprendimenti. L’UDL pone al centro sfide della società e della scuola come la disabilità, l’inclusività e le competenze digitali, ed è una elaborazione concreta di linee guida elaborate e proposte dal Center for Applied Special Technology (CAST).

Un disegno ben preciso, che si basa sulle pari opportunità e sull’equità e propone metodologie didattiche che hanno come obiettivo il rispetto della diversità-unicità tra le persone, i processi di apprendimento flessibili, l’identificazione e la rivalutazione delle differenze tra le persone. Alla base dei principi fondamentali dell’inclusione dettati dall’Universal Design Learning (UDL), c’è l’obiettivo di realizzare materiali didattici accessibili.

Gli elementi di questo metodo innovativo sono:

  1. attivazione di metodi multipli e strumenti per rappresentare i contenuti didattici (libri di testo, dispense, presentazioni, video, audio, immagini,…), per dare agli studenti una varietà di strumenti per acquisire informazioni e costruire la propria conoscenza;
  2. ricerca di metodi e strumenti per permettere agli studenti di dimostrare quello che hanno imparato con i diversi strumenti messi a disposizione;
  3. attivazione di diverse modalità di coinvolgimento degli studenti, per sviluppare la motivazione, gli interessi e le sfide verso l’apprendimento e l’autoapprendimento.

Gli stessi elementi spingono le scuola a dotarsi di biblioteche digitali, come anche promosse dal recente bando “Biblioteche scolastiche innovative, centri di informazione e documentazione anche in ambito digitale”. Le biblioteche digitali diventerebbero con questa interpretazione i pilastri essenziali dell’ inclusività della scuola, ma anche prova dell’immediato adeguamento al paradigma dell’Universal Design Learning.

In questa fase transitoria, è utile suggerire alle scuole che il formato di strumento didattico desiderato (in termini cognitivi ed emozionali) dagli studenti di oggi è il video. Tutto questo viene dimostrato dalle cifre a sei zeri delle visualizzazioni dei video di You Tube e soprattutto, dall’atteggiamento che ormai assumono gli stessi adolescenti, alla presenza dei famosi youtuber di cui sono sempre di più “accalorati fan”.

Youtuber, un termine sconosciuto da chi ha superato i 30 anni, e che rappresenta una figura che acquisisce sempre più consenso tra le fasce d’età della media superiore di primo e secondo grado. Un fenomeno in crescita, che di certo deve orientare le scelte strategiche delle scuole nell’attuazione del Piano Nazionale della Scuola Digitale (PNSD).

Dare il meglio ed in tempi brevissimi sulla digitalizzazione richiede certamente alle scuole delle scelte. Forse la vera ostilità alla legge della Buona Scuola ed alle sue linee di indirizzo, è proprio la richiesta di sforzi iniziali delle scuole e dei docenti, che difficilmente riescono ad assolvere le attività nel quadro orario previsto dal contratto. Basterebbe, oltre agli aumenti contrattuali auspicabili, una maggiorazione degli stipendi per compensare la mole di lavoro necessaria.

Queste premesse bastano per convincersi, che una volta affrontati gli sforzi iniziali dei docenti e dei dipartimenti di riferimento, necessari per raggiungere i contenuti del PTOF,  sarà possibile l’attuazione delle strategie collaborative proprie della flipped classroom e dare modo a tutti gli alunni della classe, di beneficiarne degli indiscussi vantaggi. Alla biblioteca, che possiamo definire elemento di inclusiva e legata al curricolo, dovrebbe aggiungersi una funzione catalizzatrice dell’autonomia, perché garanzia del recupero dei tempi spesi a fare lezioni tradizionali sullo stesso argomento ogni anno.

Nell’autonomia la tempestività nel produrre strumenti didattici sarebbe amplificata dalle dinamiche territoriali, e quindi da scelte iniziali strategiche ed inclusive, che richiederebbero da subito la produzione di video-lezioni, erogabili anche attraverso piattaforme e-learning.

Forse siamo solo all’inizio dell’era degli insegnanti youtuber, che si dovranno dedicare a luoghi di apprendimento dove i loro alunni preferiscono apprendere, con classi di migliaia di persone, e prepararsi ad un un giorno in cui, oltre ad essere applauditi su un palco, potranno scrivere dediche negli autografi.

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