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Intelligenza artificiale, Cucchiara: “Dove va la ricerca in Italia: prospettive 2022”

Uno dei punti rivoluzionari del Programma Strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024 è che è tutto improntato sulla ricerca scientifica fondazionale ed applicata, unica ricetta per il futuro dell’Italia. Un piano che fa ben sperare non nasconde le nostre debolezze ma sottolineando per una volta i nostri punti di forza

29 Dic 2021
Rita Cucchiara

AImageLab, Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari AI Research and Innovation (AIRI) Center Università di Modena e Reggio Emilia

intelligenza artificiale pregiudizio

“Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione, e tutti quanti stiamo già aspettando… Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce; anche gli uccelli faranno ritorno”.

Quando riascolto Lucio Dalla, penso con ottimismo all’anno che verrà per la Ricerca italiana in intelligenza artificiale; sembra che finalmente, dopo anni di gestazione, l’Italia con il “Programma Strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024” abbia posto basi concrete per una trasformazione strutturale della ricerca in un settore così critico quale l’IA. Per la prima volta si propongono investimenti cospicui non solo per la adozione dell’IA, ma anche e soprattutto per la ricerca fondazionale, la produzione di nuove metodologie e di strumenti, pensati in Italia da ricercatori italiani – ben connessi all’Europa- e operanti su dati nazionali, assieme alle aziende e alle start-up del nostro territorio.

Strategia italiana sull’IA, l’impatto su Università e Ricerca

La gestazione del programma strategico sull’IA

Anni di gestazione davvero: le prime iniziative del MISE per la strategia nazionale di IA risalgono esattamente a 3 anni fa nel dicembre del 2018, in un mondo pre-covid. Ed infine, ecco il Programma Strategico, nato dal lavoro propositivo di nove esperti accademici da luglio a settembre in stretto contatto con gli esperti dei Ministeri che lo hanno poi concretizzato selezionando le idee e proponendo una messa a terra in 24 azioni: cinque per i talenti e le competenze, otto per la ricerca, cinque per il settore imprenditoriale, sei per la PA con fondi economici chiari e motivati (miliardi di Euro del PNRR e fondi strutturali) fino alla “benedizione” pubblica in ottobre del Presidente Draghi e alla approvazione da parte del Governo nello scorso novembre.

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Il primo aspetto rivoluzionario per l’Italia è stato un vero coordinamento nazionale. Nella estate del 2019 il laboratorio CINI AIIS aveva presentato il documento programmatico della comunità scientifica italiana (“Ai for Future Italy”) che auspicava come Raccomandazione #0 un coordinamento interministeriale sull’AI per evitare frammentazione delle iniziative, allora inesistente. Il risultato eclatante è che il Programma Strategico Nazionale per la prima volta è nato di concerto di tre Ministeri, il MIDT, MUR e MISE e le iniziative toccano ogni altro dicastero. Ci si auspica che questo coordinamento, magari supportato dagli stakeholder della società industria e ricerca, possa diventare un tavolo interministeriale permanente sull’IA, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei ministri, come negli atri paesi, per coordinare tutte le iniziative attuali e future.

Il secondo aspetto ancor più rivoluzionario è che tutto il Programma è incentrato sulla ricerca, scientifica fondazionale ed applicata, unica ricetta per il futuro dell’Italia. L’Italia, spesso fanalino di coda degli investimenti sulla ricerca, sbaraglia le altre strategie europee riportando la ricerca al centro, con veri investimenti misurabili.

Quattro aspetti che delineano l’italianità della strategia

Sì, per una volta tanto bisogna essere ottimisti. Ecco quattro aspetti della strategia che ne delineano la sua italianità, non nascondendo le nostre debolezze ma sottolineando per una volta i nostri punti forti.

  • L’IA ha un ruolo economico clamoroso ed un’applicazione ubiqua. Da due anni il World Economic Forum, la Comunità europea e gli analisti internazionali predicono uno sviluppo economico senza precedenti grazie all’AI (si parla di aumento del 14% mondiale del PIL al 2030), confermato anche durate la pandemia. Nel documento si sottolinea che l’Italia è indietro intercettando nel 2020 solo il 3% del PIL europeo (media 12%). Tractica nel 2020 ha previsto un aumento dei ricavi del software AI a più di 120 miliardi al 2025 distribuiti su 28 settori produttivi e sociali. Ogni nazione ha scelto un insieme di settori su cui investire; alcuni solo poche linee prioritarie (ad es. Israele punta sull’IA per la cyber security, la medicina digitale e la mobilità); l’Italia ha scelto 11 priorità nella consapevolezza che questa tecnologia può e deve servire ovunque e il nostro paese lo necessita davvero.
    • Industria e Manifattura;
    • Sistema Educativo;
    • Agroalimentare;
    • Cultura e Turismo;
    • Salute e benessere;
    • Ambiente, infrastrutture e reti;
    • Banche, Finanze ed Assicurazioni;
    • Pubblica Amministrazione;
    • Città, aree e comunità intelligenti;
    • Sicurezza Nazionale;
    • Tecnologie dell’Informazione.

Le 11 priorità italiane per l’Intelligenza Artificiale

    • L’ultima priorità, le Tecnologie dell’Informazione, è tema davvero importante: l’Italia ha una grande debolezza nelle aziende IT e specializzate in AI; in attesa che un giorno rinascano mille Olivetti, per “sviluppare e adottare” (Obiettivo 3) e “aumentare l’innovazione e lo sviluppo delle tecnologie IA” (obiettivo 4), il documento dichiara che “uno sforzo particolare sarà dedicato a sostenere la nascita e la crescita delle aziende IT italiane”. La nostra ricerca in IA deve lavorare assieme alle nostre startup ed aziende IT per favorire la crescita crescere, evitare di disperdere il patrimonio di conoscenza e raggiungere un impatto concreto in tutti i settori. Segnalo dal programma tutte le azioni D.1-D.5 volute dal MISE per le imprese e l’azione B.6 “bandi di ricerca-innovazione IA per collaborazioni pubblico-private”, che penso sia la chiave vincente.
  • Per impattare su economia, industria e società serve la ricerca. L’Italia ha ottime tradizioni scientifiche nei diversi temi dell’IA, ma siamo in pericolo: questo posizionamento viene minato anno dopo anno dalle nazioni asiatiche emergenti e dai paesi europei più forti nei finanziamenti e dalla velocissima evoluzione della tecnologia, soprattutto in questa “deep learning era”. La prova dell’ottima reputazione sta ahimè nella biblica fuga di cervelli all’estero. Per questo il Programma nazionale punta sui talenti, come tanti paesi ad esempio la Francia, ma ancor più punta sulla Ricerca con finanziamenti speciali per progetti coordinati sulla ricerca fondazionale: per rimanere sul treno e possibilmente in prima classe. L’azione B.1 sui partenariati, l’A.2 per “Attrarre e trattenere i ricercatori” come le Azioni EU di Excellence Science, l’azione B.4 sui IA-PRIN[1] e l’azione B.3 su “Cattedre di IA” per finanziare chi già è in accademia e ci deve rimanere (azione ispirata alle chair-AI francesi). Ci si aspetta un bel 2022 per la ricerca scientifica in IA.
  • La sfida dell’IA non la si vince da soli. La sfida è internazionale e per una volta l’Europa non si lascia stritolare dalla morsa americana e asiatica ma propone una terza via di cooperazione europea. Dalla fine del programma H2020 al nuovo Horizon Europe, l’Ue ha posto miliardi di euro nei progetti per l’IA e nella creazione di reti strutturate di eccellenza. Un esempio è ELLIS (European Labs Learning and Intelligent Systems) che ha creato una rete di ricercatori selezionati ed accreditati come fellows e scholar e di units in Europa (in Italia 4 per ora: Istituto Italiano di Tecnologia e Genova, Modena e Firenze, Torino e Milano). Concordatamente, la Strategia Italiana dichiara come suo primo principio guida che “L’IA Italiana è l’IA Europea” con il mantra “trusthowrthy and human centered AI”e lo concretizza con diverse iniziative, tra cui il finanziamento in C.2 di progetti bilaterali per incentivare il rientro in Italia di professionisti. Si aggiungono i fondi (iniziativa A.1) per i dottorati di ricerca in IA che continueranno la grande iniziativa unica nel mondo di dottorati nazionali in IA. Un plauso alla Ministra Cristina Messa che ci ha creduto fin dal suo insediamento.
  • L’intelligenza artificiale italiana punta sulle nostre peculiarità la creatività ed i dati italiani. Il primo punto davvero unico, se è vero che siamo il paese più importante al mondo capace di concentrare il più alto numero di siti culturali UNESCO e i brand creativi più famosi (dalla Ferrari al luxury fashion, al design, al made in Italy manifatturiero, al food creativo), frutto della nostra intelligenza, perché non spingere in questa direzione anche la ricerca in IA? Ecco l’iniziativa C.1 per ricerca e applicazioni dell’IA creativa, in cui si enfatizza la trans-disciplnarità dell’IA anche verso ambiti umanistici. E per ultimo, una enfasi ai nostri dati, almeno a quelli che ancora non abbiamo ceduto alle multinazionali del Web e dei social. L’iniziativa B.2 è molto ambiziosa: una piattaforma italiana di dati e software scientifico, per la proprietà intellettuale dei risultati della ricerca, lo sfruttamento in Italia sui dataset italiani. Iniziativa importantissima ma rischiosa. Chi farà la piattaforma e la renderà strutturalmente operativa? Non fatelo fare alle università, non siamo capaci. Anche simili iniziative europee non hanno funzionato. Serve un coordinamento stabile e implementazioni professionali (appello alle aziende italiane per questo). Ancor più strategiche sono infine le iniziative sulla PA fortemente volute dal Ministro Vittorio Colao: creazione di dataset in lingua italiana per forzare il training del machine learning sulla nostra lingua (iniziativa E.3) grandi dataset visuali italiani, immagini satellitari, documenti catastali, video urbani e suburbani per la mobilità 5.0 (iniziativa E.4) : l’Italia si mobilita per mettere a disposizione il patrimonio di conoscenza digitale pubblico per iniziative di ricerca ma soprattutto per migliorare i servizi al cittadino e della PA nel suo complesso. Possiamo farlo, abbiamo algoritmi, dati e la potenza di calcolo del CINECA e dei supercomputer privati (da Leonardo ad ENI), dobbiamo solo concretizzare la volontà di farlo.

È un programma ambizioso.

Cosa serve ora

L’anno che verrà è critico al massimo: devono partire le iniziative con un modello di selezione e di attribuzione dei programmi trasparente e soprattutto con meccanismi di valutazione di controllo con KPI precisi per verificare che tutti facciano ciò che è richiesto:

  • gli enti di ricerca non facciano sviluppo software ma sviluppino nuovi modelli, si concertino su sfide scientifiche grandi, sul trasferimento di know-how alle industrie, sul benchmarking a supporto degli enti pubblici e naturalmente sulla formazione di qualità;
  • le aziende davvero sviluppino il nuovo senza riciclare l’esistente o creando solo proof-of-concept e dimostratori; sarebbe soltanto uno spreco di fondi pubblici;
  • gli enti pubblici forniscano supporto non solo per i dati ma anche per una comunicazione corretta ai cittadini;
  • gli enti erogatori rendano possibile il tutto non solo con la disposizione dei fondi (molti europei del resto) ma con pratiche veloci, poco burocratizzate e con erogazione immediata per i laboratori di ricerca, le aziende e per pagare da subito i giovani che eroicamente rimangono in Italia.

Conclusioni

Sfida grossa. Non so se “Cristo scenderà dalla croce” e anche gli uccelli (o i talenti) faranno ritorno, se con l’IA i muti potranno parlare, ma sicuramente le persone e la società potranno essere supportati dall’IA antropocentrica ed italiana. Speriamo che questo programma possa costituire un grande patto nuovo per il lavoro e per l’ambiente, per parafrasare il “Patto per il Lavoro ed il Clima” siglato nel dicembre 2020 da tutte le parti sociali in Emilia-Romagna, basato sulla fiducia e sulle tecnologie di domani progettate oggi da noi. Con la ricerca in Intelligenza Artificiale. Con creatività.

Note

  1. PRIN sono i progetti di rilevante interesse nazionale del MUR.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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