Vaccini, la ricerca diventa “aperta” ma non troppo: pro e contro | Agenda Digitale

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Vaccini, la ricerca diventa “aperta” ma non troppo: pro e contro

Se la comunità scientifica avesse continuato a collaborare nella fase di sviluppo dei vaccini come durante la sequenziazione del genoma, i risultati sarebbero stati altrettanto straordinari. Ma così non è stato per ovvi motivi economici. Sembra però si sia riscoperta l’importanza della scienza aperta e questo è un bene

02 Mar 2021
Domenico Marino

Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

La pandemia da Covid 19 ha in parte modificato lo scenario di contrapposizione tra i concetti di “scienza aperta” e “tecnologia rivale” ma ha, allo stesso tempo, esacerbato alcune delle conseguenze dell’uso in termini rivali della tecnologia.

L’essere riusciti ad ottenere un vaccino approvato dopo nove mesi dalla sequenziazione del genoma è un risultato straordinario, ma nello stesso tempo, i limiti che i singoli vaccini stanno mostrando avrebbero potuto essere ridotti di molto se lo stesso metodo collaborativo tra i ricercatori mostrato nella fase di sequenziamento del genoma fosse continuato durante la fase di sviluppo dei vaccini.

La scienza di fronte alla minaccia del covid

Di fronte a una minaccia sconosciuta e potenzialmente letale per l’umanità gli scienziati hanno fatto fronte comune, dimostrando appieno le potenzialità della Scienza Aperta nell’affrontare e risolvere problemi nuovi che si vengono a manifestare.

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Il genoma del SarsCov2 è stato sequenziato nel giro di un mese e le sequenze del genoma sono state messe a disposizione di tutti i ricercatori. Questo ha permesso una maggiore conoscenza della malattia e dei suoi meccanismi biochimici, ma soprattutto ha permesso l’avvio degli studi per la realizzazione dei vaccini, che sono stati approvati dopo appena nove mesi.

Cosa sarebbe successo se lo stesso spirito collaborativo fosse continuati anche durante le fasi di sviluppo dei vaccini?

Tecnologia rivale: pro e contro della corsa per arrivare primi al vaccino

La corsa sia di natura economica, sia di natura geopolitica, per arrivare per primi a registrare il vaccino ha causato un subottimalità del risultato con dei prodotti che presentano oggi ancora molti limiti, primo fra tutti quello di non sapere ancora oggi chiaramente quale sia il loro grado di efficacia. Se Pfizer e Moderna avessero condiviso le informazioni avrebbero sicuramente realizzato un vaccino migliore, come si sarebbe verificato anche con una ipotetica collaborazione fra AstraZeneca, Johnson, Gamaleya e Sinovac.

La guerra per arrivare per primi è un dato di fatto e non bisogna essere così ingenui da negare che gli enormi interessi economici, e non solo, che stanno dietro la ricerca di un vaccino che potenzialmente è diretto a 8 miliardi di persone possano esser messi in secondo piano semplicemente per ottenere un prodotto migliore, ma è indubbio che la Tecnologia Rivale ha costi indiretti molto alti e rallenta la ricerca e lo sviluppo di soluzioni.

Ma sono anche altri gli effetti negativi della predominanza della Tecnologia Rivale sulla Scienza Aperta. Il primo è sicuramente il fatto che lo sviluppo tecnologico viene sicuramente frenato da un inefficiente sviluppo della ricerca di base.

L’impatto sulla ricerca di base

L’enfasi sulla scoperta e sul brevetto porta a una focalizzazione delle risorse sulle applicazioni economicamente vantaggiose delle scoperte scientifiche e toglie risorse alla ricerca di base, quella ricerca che non ha una immediata ricaduta tecnologica, ma che è quella che assicura un progresso scientifico maggiore nel lungo periodo e che è alla base della capacità innovativa di un sistema industriale.

Considerare la ricerca di base come poco utile significa tarpare le ali al progresso non solo scientifico, ma anche tecnologico ed è questo un problema con cui, ad esempio, in Italia combattiamo da molti anni, con un livello di investimenti nella ricerca di base che non supera purtroppo i decimali di pil. Il secondo effetto negativo è che linee di ricerca importanti, ma di scarso impatto economico vengono tralasciate. Ad esempio, in campo sanitario la ricerca di nuovi antibiotici contro i batteri penicillo-resistenti è all’anno zero e, allo stesso tempo, ogni anno le infezioni da batteri resistenti producono nel mondo più morti del Covid19. O anche la ricerca di farmaci per curare le malattie rare viene messa in secondo piano perché il numero dei potenziali utenti è troppo limitato per giustificare i costi ingenti di sviluppo di farmaci specifici.

La comunità scientifica riscopre la ricerca cooperativa

Un fatto nuovo, spinto anche dalla pandemia, è la nascita nella comunità scientifica di una consapevolezza nuova dell’importanza della Scienza Aperta. È un ritorno all’antico, allo spirito delle Accademie Scientifiche che facevano della comunicazione delle scoperte scientifiche e della cooperazione fra i ricercatori uno degli elementi qualificanti e distintivi.

Si stanno moltiplicando nel mondo questi esempi di ricerche cooperative in cui più gruppi di ricercatori mettono da parte la segretezza e comunicano i risultati collaborando fianco a fianco. Stanno nascendo piattaforme di ricerca cooperativa che, mettendo insieme esperienze e competenze diverse, aumentano la capacità di risoluzione dei problemi. Condivisione, trasparenza, affidabilità, accessibilità, uso pubblico, inclusività e orientamento non profit sono i cardini e principi della Scienza Aperta. L’open access ai risultati della ricerca reso più efficiente dagli strumenti digitali consente una diffusione più rapida e più ampia della conoscenza scientifica e consente anche un maggiore progresso tecnologico.

Una best pratice in questo campo può essere costituita dalla Research Data Alliance (RDA), un’organizzazione internazionale fondata nel 2013, che attualmente comprende 61 organizzazioni internazionali, quasi 11500 associati e 96 gruppi di lavoro e che vuole essere una delle più grandi infrastrutture di ricerca cooperativa, con al suo interno anche un gruppo di lavoro Rda Covid-19 con oltre 600 membri.

Conclusioni

Pochi conoscono Tim Berners- Lee e Robert Cailliau. Ma se oggi acquistiamo online, usiamo i social, facciamo smart working o didattica a distanza lo dobbiamo ai loro studi e alle loro scoperte che rifiutarono di brevettare e che vollero fossero disponibili gratuitamente per tutti. Sono gli inventori del World Wide Web. Se avessero pensato al profitto sarebbero sicuramente diventati miliardari, ma il mondo oggi sarebbe diverso da quello che è. È questo il risultato della Scienza Aperta!

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