Autocertificazione covid Natale, modulo PDF: compilare senza errori

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Autocertificazione Covid: quando serve, come compilarla – PDF

Nell’ambito dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus, bisogna avere ancora con sé l’autocertificazione per spostarsi in vari casi fino al 5 marzo 2021: ecco come compilare il modulo e cosa si rischia per false dichiarazioni, la privacy

15 Gen 2021
Chiara Ponti

Avvocato, Privacy Specialist & Legal Compliance e nuove tecnologie

L’autocertificazione covid persiste anche nel 2021, quanto meno per i primi mesi. A stabilire ancora limitazioni agli spostamenti, in considerazione dell’andamento epidemiologico, è il DPCM varato il 14 gennaio in vigore dal 16 gennaio fino al 5 marzo 2021 (art. 14).

DPCM del 14 gennaio, quando usare l’autocertificazione

Iniziamo col rassicurare che il “modulo” è sempre lo stesso. Il Ministero dell’Interno infatti continua a fornire tutte le indicazioni necessarie per compilare correttamente il modulo da dover esibire alle forze dell’ordine in caso di controllo, nelle Regioni e nei casi nazionali che lo prevedono.

Scarica il modulo per l’autocertificazione compilabile (PDF) del Viminale

Spostamenti tra regioni, come funzionano

Fino al 15 febbraio 2021 è vietato ogni spostamento in entrata ed in uscita tra i territori di diverse Regioni o Province autonome, anche se in fascia gialla. Sono consentiti solo gli spostamenti motivati da “comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, ovvero per motivi di salute”.

In pratica, ci si può muovere in questi casi solo se si è in presenza di dette circostanze purché muniti di autocertificazione che, dovrà attestare il vero, pena il reato di false dichiarazioni oltre alla sanzione amministrativa. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

DPCM 14 gennaio autocertificazione per le seconde case

E qui si apre la famosa querelle. Stando alla lettera del DPCM in questione all’art. 1 comma IV “…dal 16 gennaio 2021 al 15 febbraio 2021 è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. É comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione”.

Permane quindi il divieto di spostarsi fuori Regione, a prescindere dal “colore”, se non per comprovate esigenze di:

  • Lavoro
  • Necessità
  • salute

Stando sempre ad un’interpretazione letterale della citata norma, in pratica ci si può spostare solo con l’autocertificazione e non farebbe differenza il colore della Regione. Quindi, con riferimento alle seconde case, i residenti in una regione sub-specie “arancione” possidenti una seconda casa (di villeggiatura) fuori dal Comune, ancorché nella stessa Regione potranno raggiungerla sì ma per veritieri motivi di urgenza nonché per il tempo necessario al fine di rimediare all’urgenza (come ad esempio per un tubo che perde).

Ma si discute poiché la questione non è affatto chiara; anche dalle FAQ del sito del Governo (alla sera della domenica 17 gennaio) “…in aggiornamento”, non risulterebbe ancora la domanda se ci si può recare nelle seconde case, se non per gli spostamenti di cui al periodo per le festività natalizie. Sembrerebbe in arrivo un’interpretazione — ma nessuna fonte ufficiale ci consente ad ora di affermarlo con certezza — per la quale si vocifera che «gli spostamenti non sarebbero vietati verso le seconde case rappresentando, le stesse, “abitazione di pertinenza”.

Stiamo a vedere, certo è che se ciò sarà confermato, allora ci si potrà recare nelle seconde case quantunque fuori Regione.

Spostamenti all’interno del proprio Comune

Ci si può spostare liberamente durante il giorno e fino alle 22 quando continuano a restare in vigore le limitazioni (cd “coprifuoco”) tra le ore 22:00 e le ore 5:00, tranne che per le zone “rosse”. Vale, anche in questo caso, la suddetta regola secondo la quale ci si può sempre spostare quando si deve (cioè per motivi di lavoro, necessità ed urgenza/ salute).

Visite ad amici e parenti

Circa le regole sugli spostamenti, come da FAQ n.1 ricordiamo che «Sono vietati tutti gli spostamenti verso un Comune diverso dal proprio, ad eccezione di quelli dovuti a motivi di lavoro, salute o necessità e di quelli consentiti, con specifiche limitazioni (si veda il paragrafo in merito), a chi vive nei Comuni fino a 5.000 abitanti.
[…]

La possibilità di spostarsi, anche per andare a trovare amici o parenti, varia quindi in relazione all’orario, al luogo di partenza e alla destinazione del proprio spostamento. In particolare, in area arancione:

  •  tra le 5.00 e le 22.00, è possibile spostarsi liberamente all’interno del proprio Comune, quindi anche fare visita a parenti o amici nello stesso Comune. Non sono previsti limiti al numero degli spostamenti o delle persone che si spostano;
  • oltre tali orari (quindi tra le 22.00 e le 5.00) e al di fuori del proprio Comune è possibile spostarsi esclusivamente per motivi di lavoro, salute o necessità;
  • a chi vive in un Comune fino a 5.000 abitanti, è comunque consentito spostarsi liberamente, tra le 5.00 e le 22.00, entro i 30 km dal confine del proprio Comune (quindi eventualmente anche in un’altra Regione o Provincia autonoma), con il divieto però di spostarsi verso i capoluoghi di Provincia. Di conseguenza, nel rispetto di tali limiti orari e territoriali, è consentito anche andare a fare visita ad amici e parenti.»

Nelle regioni “fascia gialla” lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata è consentito, all’interno della propria Regione, una volta al giorno, tra le ore 5 del mattino e le 22 della sera inoltrata, nei limiti di due persone extra-conviventi, oltre ai minori quattordicenni sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale nonchè alle persone disabili o non autosufficienti conviventi.

Naturalmente, si ribadisce che, con riguardo alle abitazioni private, è “fortemente raccomandato” di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza.

Spostamenti piccoli Comuni

Sono concessi gli spostamenti dai Comuni “…con popolazione non superiore a 5.000 abitanti” e per una distanza non superiore ai 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.

La zona bianca, come funziona

Con il 2021, spunta anche una zona cd “bianca” che, al momento non risulta ricoperta da nessuna Regione. Di seguito, una tabella strutturata per “zona”, “regione” con il richiamo alle linkate “ordinanze” del Ministero della Salute efficaci per un periodo minimo di 15 giorni[1].

ZONAREGIONI

PROVINCE AUTONOME

ORDINANZE
RossaLombardia – Sicilia – Provincia autonoma di BolzanoOrdinanza 16 gennaio 2021
ArancioneAbruzzo – Calabria – Emilia Romagna – Friuli Venezia Giulia – Lazio – Liguria – Marche Piemonte – Puglia – Umbria – Valle d’Aosta

Veneto

Ordinanza 16 gennaio 2021

Ordinanza 8 gennaio 2021

DPCM 14 gennaio 2021

GiallaBasilicata – Campania – Molise – Sardegna – Toscana – Provincia autonoma di Trento
BiancaNessuna Regione(al 17 gennaio 2021)

DPCM 14 gennaio e autocertificazione, le FAQ Governative

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In considerazione della confusione che sempre aleggia, riteniamo utile riportare alcune delle FAQ, tali e quali, nella tabella sotto riportata, immaginando quali tra le domande più ricorrenti, in ordine agli spostamenti. In ogni caso tutte le restanti sono consultabili sul relativo sito. A stabilire il permanente obbligo di autocertificazione è il DL 14 gennaio 2021 n. 2 firmato dal presidente della Repubblica, che all’art. 1, circa le “Ulteriori disposizioni urgenti per il contenimento della diffusione del COVID-19”, al I comma anzitutto proroga ulteriormente lo stato emergenziale sino al 30 aprile 2021.Le norme che stabiliscono l’obbligo di autocertificazione

Al comma successivo stabilisce che «dal 16 gennaio 2021 al 15 febbraio 2021, sull’intero territorio nazionale è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. É comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione».

Prevede poi che «Dal 16 gennaio 2021 al 5 marzo 2021, sull’intero territorio Nazionale […] a) in ambito regionale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata è consentito, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 05:00 e le ore 22:00, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi; b) qualora la mobilità sia limitata all’ambito territoriale comunale, sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia».

Le sanzioni previste, di cui all’art. 2, sono sempre le stesse (con tutte le implicazioni già analizzate) di natura pecuniaria, e penale in caso di false dichiarazioni.

Quando serve l’autocertificazione, “coprifuoco” per il covid

In questa fase 2, ad oggi, gli spostamenti sono limitati al fine di contenere l’espandersi della pandemia e ridurre la curva dei contagi. L’autocertificazione serve quindi ovunque in Italia, con regole però diverse a seconda delle zone (rossa, gialla e arancione) e anche a seconda delle regioni (per via delle diverse ordinanze).

I limiti agli spostamenti

Non bastano insomma più distanziamento, mascherine, ed altri presidi. A distanza di cinque mesi o poco più dal lockdown generalizzato, si assiste di nuovo a misure più strette, decise a livello governativo e locale. In pratica, la misura valida a livello nazionale ovunque è il cosiddetto “coprifuoco” — espressione che deriva dall’usanza medievale per cui «a una determinata ora della sera, gli abitanti di una città erano tenuti a coprire il fuoco con la cenere per evitare incendî; anche il segnale (suono di campane o altro) con cui s’intimava il coprifuoco» — da una certa ora (le 22, 23 o 24 a seconda della regione) sino al mattino presto (le 5).

Autocertificazione covid gennaio– marzo 2021

Anche se il DPCM del 4 novembre che istituisce le zone rosse, arancioni e gialle non prevede autocertificazioni (il ministero della Salute ha fatto sapere che è una scelta del premier Conte confermando che non ci saranno moduli di questo tipo), il 7 novembre la circolare del ministero torna a indicare come necessaria l’autocertificazione.

Il decreto scadeva il 15 gennaio, sostituito da un altro che sposta al 5 marzo le restrizioni.

Anche se le circolari, a differenza delle ordinanze regionali, non hanno valore di legge si afferma così l’obbligo generalizzato a usare un’autocertificazione.

In questo modo il cittadino dovrà fornire spiegazioni alle forze dell’ordine per gli spostamenti nelle situazioni di lockdown.

Ossia dovrà giustificarsi se si sposta, a un controllo di polizia:

  • sempre nelle zone rosse;
  • negli spostamenti tra comuni nelle zone arancioni;
  • negli spostamenti tra regioni rosse/gialle;

Autocertificazione durante attività motorie e sportive?

In merito all’attività motoria e sportiva, la circolare chiarisce che l’autocertificazione è richiesta anche in questo caso; eccetto quando è evidente a “colpo d’occhio” (ictu oculi) che il cittadino è impegnato in tale attività.

“L’utilizzo del modulo di autocertificazione si correla anche allo svolgimento dell’attività motoria e dell’attività sportiva, che restano consentite nei termini e alle condizioni precisate dall’art. 3, comma 4, lett. e), fatti salvi i casi in cui lo svolgimento di dette attività in conformità al precetto sia verificabile ictu oculi”.

Come compilare l’autocertificazione: il nuovo modulo

Si tratta, nei casi previsti, di un modulo da compilarsi ogni volta, e da doversi consegnare alle forze dell’ordine le quali possono effettuare eventuali controlli successivi. Il Governo comunque assicura che le forze dell’ordine hanno il modulo e quindi lo si potrebbe compilare sul posto in caso di controlli.

Nel compilare il modulo, occorre sempre indicare/barrare con precisione se si tratta di:

  • comprovate esigenze lavorative;
  • motivi di salute;
  • o altri motivi ammessi dalle vigenti normative ovvero dai predetti decreti, ordinanze e altri provvedimenti che definiscono le misure di prevenzione della diffusione del contagio;

Circa gli “altri motivi ammessi” si intendono le ragioni per le quali rientrano (come già nei mesi di marzo, aprile e maggio) casi di necessità tra cui il rientro al domicilio, ovvero urgenze di qualsiasi tipo, non procrastinabili.

Con il termine “comprovate” si deve intendere la circostanza per la quale – se le forze dell’ordine lo richiedessero – il dichiarante deve dimostrare il fatto, mostrando ad esempio il tesserino, la busta paga, il contratto o una dichiarazione da parte del datore di lavoro.

Luogo di partenza e destinazione

Dopo di che, il luogo di partenza e destinazione (da … a …), i validi motivi per lo spostamento; ed infine, data e firma autografa necessarie.

Nulla di nuovo, rispetto ai moduli che sono circolati nei mesi scorsi.

Quali sono le situazioni di necessità nell’autocertificazione

Una circolare del Viminale (ministero Interno) spiega tra l’altro, il 5 dicembre, come devono regolarsi le forze dell’ordine in merito all’autocertificazione quando fermano qualcuno.

“Si evidenzia – è scritto nella circolare – che tra le situazioni di necessità, per le quali resta fermo l’uso del modulo di autodichiarazione, può farsi rientrare, a mero titolo di esempio, l’esigenza di raggiungere parenti, ovvero amici, non autosufficienti, allo scopo di prestare ad essi assistenza, secondo quanto già chiarito in apposita Faq pubblicata sul sito web del Governo”.

L’elenco dei motivi di necessità ammessi non si ferma qui né potrebbe farlo, per via della grande variabilità possibile di casi. Il Governo indica però che sarà l’autorità competente a stabilire se sussiste una vera e propria “necessità”.

Cosa succede se non si ha l’autocertificazione 

Se non si ha con sé il modulo — che può accadere per dimenticanza o perché non si dispone di una stampante a casa—, non è grave. Come spiega il ministero dell’Interno. Perché il documento in bianco verrà rilasciato direttamente dalle forze dell’ordine in occasione dei controlli a campione.

Il cittadino potrà quindi compilarlo sul posto, basterà dichiarare di volerlo fare.

Multe e procedimento penale per falsa autocertificazione ex artt. 483,495 cp

I controlli, ad oggi, rimandano alle forze dell’ordine ed agli altri “attori della sicurezza territoriale” deputati ad effettuare i controlli sul rispetto dei divieti in tutte le aree in cui sono entrate in vigore misure di contenimento.

Chi dichiara il falso inserendo dati anagrafici /informazioni/circostanze mendaci rischia la denuncia per falsa dichiarazione o attestazione a pubblico ufficiale ex articolo 483 o (se c’è anche dichiarazione falsa identità o rifiuto di darla) 495 codice penale.

La reclusione è fino a due anni per 483; per il 495 cp da 1 a 6 anni e multa da 400 a mille euro. Stanno arrivando in questi giorni i primi decreti di condanna per le violazioni di marzo. La reclusione può essere convertita con un minimo di 75 euro (e massimo il triplo) di multa per giorno di reclusione.  Essendo reato, c’è iscrizione della condanna all’interno del casellario giudiziale.

Valgono le considerazioni già esposte in merito alle ipotesi e conseguenze in caso di controllo; alle sanzioni; ai possibili scenari. Ci si può opporre entro 15 giorni al decreto di condanna.

Autocertificazione veritiera e sanzione amministrativa

Se si sta violando un decreto covid, uscendo dopo il coprifuoco ad esempio per un motivo non previsto tra le eccezioni consentite, e si viene fermati conviene dichiarare il vero. Questo comportamento è infatti un illecito, non è un reato, ed è punito molto meno severamente rispetto alla falsa dichiarazione. Una sanzione come quelle di violazione del codice della strada, da 400 a mille euro, pagabili con il 30% in meno, se onerate entro cinque giorni.

Le implicazioni privacy dell’autocertificazione e la web app “Covidzone”

Dal punto di vista privacy, rispetto alle precedenti versioni di moduli/modelli di autocertificazioni non vengono, come detto, richieste ulteriori informazioni. I dati possono essere trattati a fronte di una informativa per quanto non esplicitata ma potendosi considerare parte integrante del DPCM. Non occorre un consenso in quanto la base giuridica è data dall’obbligo di legge.

Ciononostante, se dovessimo pensare ad una informativa si potrebbe dire che i dati siano conservati a cura dell’interessato per il periodo di tempo strettamente necessario. Col che si pone un problema di esercizio dei diritti. I dati possono essere, in caso di richiesta da parte dell’Autorità, registrati in sistemi informativi dedicati al monitoraggio e ad esso destinati.

In concreto, le forze dell’ordine, come già si è verificato nei mesi di lockdown, potrebbero decidere di non registrare alcun dato dell’interessato/dichiarante restando un trattamento verbale, non scritto.

Per completezza, di recente, è stato messo a punto un sito/web app Covidzone.info in aiuto a chiarire colori e regole: cliccando sulla propria Regione verranno fornite tutte le informazioni utili in ordine a ciò che si può o meno fare in base al colore; a prova di privacy.

Cosa cambia rispetto all’autocertificazione covid della fase-1

Sostanzialmente, non cambia nulla. Nell’autocertificazione si devono sempre indicare le generalità, i motivi dell’uscita negli orari in cui sono sospese le attività e, se si tratta di lavoro, il datore e l’indirizzo.

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Note

  1. All’art. 1 comma 5 del DL 14 gennaio 2021, n. 2, per completezza si legge che «All’articolo 1 del decreto-legge n. 33 del 2020, dopo il comma 16-quater, sono aggiunti i seguenti: «16-quinques. Le misure di cui al comma 16-quater previste per le regioni che si collocano in uno scenario di tipo 2 e con livello di rischio moderato si applicano, secondo la medesima procedura ed in presenza di una analoga incidenza settimanale dei contagi, anche alle regioni che si collocano in uno scenario di tipo 1 e con un livello di rischio alto. 16-sexies. Con ordinanza del Ministro della salute, adottata ai sensi del comma 16-bis sono individuate le regioni che si collocano in uno scenario di tipo 1 e con un livello di rischio basso, ove nel relativo territorio si manifesti una incidenza settimanale dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti, all’interno delle quali cessano di applicarsi le misure determinate ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, e le attività sono disciplinate dai protocolli individuati con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Con i medesimi decreti possono essere adottate, in relazione a determinate attività particolarmente rilevanti dal punto di vista epidemiologico, specifiche misure restrittive fra quelle di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 19 del 2020.».
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