L'approfondimento

CAD, questo sconosciuto: perché la PA non applica l’articolo 15 anche se fa risparmiare

Il comma 2-ter dell’articolo 15 del Codice dell’amministrazione digitale tratta dei risparmi che derivano dalla razionalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi: una norma importante da approfondire anche alla luce dei fondi in arrivo con il PNRR

Pubblicato il 14 Apr 2021

Paolo Coppola

Professore associato di informatica, Università di Udine, consulente Governo per progetti di digitalizzazione della PA

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Si potrebbe parafrasare quello che Derek Bok, rettore di Harvard, diceva sul costo della mancata istruzione (“Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza”) adattandolo al Codice dell’amministrazione digitale. La mancata digitalizzazione della PA, lo sappiamo, costa valanghe di soldi pubblici che spariscono in sprechi ed inefficienza: ma quanto costa la non conoscenza del CAD alle tasche dei dipendenti pubblici? Più di quanto si creda.

Se dovessi fare una classifica delle disposizioni di legge meno conosciute del CAD, probabilmente il comma 2-ter dell’articolo 15 sarebbe tra i primi posti. Durante i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul livello di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, un filone d’indagine è stato dedicato proprio alla valutazione del rispetto di alcune specifiche disposizioni da parte delle Amministrazioni Centrali dello Stato, dalle Regioni e dalle Città Metropolitane. Il risultato, purtroppo, fu desolante, dimostrando per l’ennesima volta che uno dei problemi più grandi del Codice dell’Amministrazione Digitale è l’inefficacia e l’inefficienza dei sistemi di controllo e di quelli sanzionatori, quando non è, addirittura, la vera e propria assenza degli stessi.

Cosa dice il comma 2-ter dell’articolo 15 CAD

Il comma a cui mi riferisco recita: “Le pubbliche amministrazioni, quantificano annualmente, ai sensi dell’articolo 27, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, i risparmi effettivamente conseguiti in attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2. Tali risparmi sono utilizzati, per due terzi secondo quanto previsto dall’articolo 27, comma 1, del citato decreto legislativo n. 150 del 2009 e in misura pari ad un terzo per il finanziamento di ulteriori progetti di innovazione”. I risparmi di cui si parla sono quelli che derivano dalla razionalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi, delle attività gestionali, dei documenti, della modulistica, delle modalità di accesso e di presentazione delle istanze da parte dei cittadini e delle imprese (art. 15 comma 2).

In parole semplici, sono i risparmi che derivano dalla digitalizzazione della PA. Il meccanismo previsto dal comma 2-ter fu voluto proprio dal Ministro Brunetta, con il decreto legislativo 235/2010, e da più di dieci anni giace inattuato, nascosto da montagne di incompetenza digitale. La disposizione prevede che un terzo dei risparmi debba essere reinvestito in ulteriori progetti di innovazione e che i due terzi vadano al premio di efficienza dei dipendenti. Da dieci anni a questa parte, il mancato rispetto dell’articolo 15 ha tolto dalle tasche dei lavoratori pubblici centinaia di milioni di euro, con la complicità colpevole della politica e dei sindacati.

Nel resoconto della Commissione presentato al Parlamento è possibile leggere: “Un ultimo dato allarmante è quello relativo ai risparmi di costo generati dall’utilizzo delle ICT, infatti, se da un lato c’è un positivo 74 per cento dei comuni che ha realizzato dei risparmi, dall’altra parte oltre due terzi degli intervistati non hanno rilevato i risparmi e nemmeno li hanno reinvestiti nella contrattazione del personale”. Nell’audizione del 14 settembre 2017 del direttore generale dei sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia, Pasquale Liccardo, è possibile leggere che nel periodo che va dall’ottobre 2015 al settembre 2016, grazie ai portali telematici, il Ministero ha risparmiato 63 milioni di euro, ma il dirigente responsabile della trasformazione digitale non sapeva dire se i 42 milioni di euro spettanti al fondo di premialità dei dipendenti fossero stati o meno destinati a quello scopo.

Perché le PA non applicano il comma 2-ter

La “scusa” che le amministrazioni, in generale, hanno accampato per la mancata attuazione del comma 2-ter è stata il non avere disposizioni certe su come calcolare i risparmi e quindi, con la modifica del CAD del gennaio 2018, è comparso un nuovo comma, che al momento si è aggiunto al gruppo delle tante disposizioni ignorate: “2-quater. AgID individua, nell’ambito delle Linee guida, criteri e modalità di attuazione dei commi 2-bis e 2-ter, prevedendo che ogni pubblica amministrazione dia conto annualmente delle attività previste dai predetti commi nella relazione sulla gestione di cui all’articolo 11, comma 6, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118”.

PNRR, un’occasione per il cambiamento

AgID non ha ancora emanato quelle linee guida e così ci avviciniamo all’inizio dei lavori del Piano nazionale di ripresa e resilienza senza aver sanato questo problema. Sappiamo che sulla Pubblica Amministrazione stanno per riversarsi miliardi di investimenti tesi a trasformarla e a renderla più efficace ed efficiente. Il Ministero della giustizia, ad esempio, ha in programma la digitalizzazione degli archivi per più di 80 milioni di euro di investimento. Quanti risparmi si stima che deriveranno da questa trasformazione? Risparmi che saranno duraturi nel tempo, ma che per il primo anno dovrebbero andare per due terzi ai lavoratori e per un terzo a finanziare nuovi investimenti. Cosa succederà: i sindacati si faranno parte attiva per pretendere l’applicazione di una norma che è nel totale interesse dei loro iscritti e il Ministro Brunetta, dopo dieci anni dalla sua iniziale intuizione, rimarrà fedele al progetto originario e si farà carico di portarlo a termine insieme al Ministro Franco?

La difficoltà nella transizione alla modalità operativa digitale deriva soprattutto dal fattore umano e non da quello tecnologico e l’attuazione del comma 2-ter dell’articolo 15 con la conseguente destinazione di ingenti somme nel fondo di premialità di tutte le Pubbliche Amministrazioni, sono una leva importante che negli ultimi dieci anni non è stata utilizzata.

L’attuazione del PNRR, infatti, è l’occasione per forzare le amministrazioni a definire con chiarezza i risultati che si vogliono raggiungere, soprattutto nei progetti di trasformazione digitale che troppe volte, in passato, sono stati concepiti dalle amministrazioni come semplici adempimenti burocratici che seguono la disposizione di una norma e un eventuale finanziamento senza però occuparsi degli impatti attesi. Una delle raccomandazioni che è possibile trovare nelle conclusioni della relazione della Commissione d’inchiesta riguarda proprio la previsione di “studi di fattibilità e progettazione dei sistemi informativi prima della messa a bando della realizzazione, in modo da specificare meglio gli obiettivi di digitalizzazione e gli indicatori di risultato del progetto”. Tra gli indicatori di risultato non devono essere dimenticati quelli economici e finanziari e la loro misurazione, possibilmente tramite l’introduzione della contabilità analitica negli enti, deve essere usata per alimentare il volano virtuoso di risparmi, incentivi e investimenti previsto nel 2010 dal Ministro Brunetta con l’articolo 15. La non applicazione del CAD in questi 10 anni è costata molto. Speriamo di aver imparato la lezione.

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