Piano Transizione 4.0 2021: cos'è e come ottenere fondi per l'Impresa 4.0 | Agenda Digitale

La guida

Piano Transizione 4.0 2021: cos’è e come ottenere fondi per l’Impresa 4.0

Con la Legge di Bilancio 2020 e il Piano Transizione 4.0 sono sparite le tradizionali misure del Piano impresa 4.0, iperammortamento e superammortamento, in favore del nuovo credito di imposta: la dotazione in PNRR è di 18,45 miliardi di euro

27 Apr 2021
Nicoletta Pisanu

Redazione AgendaDigitale.eu

Transizione 4.0

Da Impresa 4.0 al Piano Transizione 4.0: con le disposizioni inserite nella Legge di bilancio 2020, le agevolazioni per le aziende che investono in innovazione sono cambiate. Addio a iperammortamento e superammortamento, ora ci sono i crediti di imposta. Inizialmente la dotazione prevista per il Piano nel PNRR era di 21,7 miliardi a dicembre 2020, mentre ancora a metà aprile 2021 era 18,8 miliardi di euro. Con il passaggio in Consiglio dei ministri nel weekend del 24 aprile, però, la dotazione è scesa a 13,97 miliardi di euro. Il 27 aprile, il Governo ha reso nota la tabella di ripartizione del Fondo complementare, cioè risorse dello Stato che si aggiungono nel PNRR ai fondi europei di NextGeneration UE: per Transizione 4.0 sono stati previsti altri 4,48 miliardi di euro, per cui la dotazione totale ammonta a 18,45 miliardi di euro.

Il piano è biennale ma la decorrenza delle misure è stata anticipata al 16 novembre 2020, per beni che si possono ricevere fino al giugno 2023. Le aliquote dei crediti di imposta variano a seconda della categoria di beni i cui costi si vogliono compensare. Gli obiettivi sono lo stimolo degli investimenti privati, per cui sono state maggiorate le aliquote, ma anche dare stabilità alle diverse categorie con misure pluriennali e ampie.

LEGGI le slide del Mise sul Piano Transizione 4.0 2021 – PDF

Che cos’è il Piano Transizione 4.0

Il Piano Transizione 4.0 sostituisce i precedenti Impresa 4.0 e Industry 4.0 e rappresenta l’indirizzo di politica industriale dell’Italia.

Consiste in un’unica misura, con aliquote differenti per diverse categorie di beni. Il nuovo credito di imposta previsto dal Piano Transizione 4.0 sostituisce dal 2020 le misure disponibili fino all’anno scorso, tra cui iperammortamento e superammortamento. Nello specifico sono disponibili per gli imprenditori:

WEBINAR, 7 luglio
IoT e Produzione, entra già oggi nel futuro: end-to-end, as-a-service, plug&play
IoT
Manifatturiero/Produzione
  • In sostituzione dell’iperammortamento è disponibile il credito di imposta per beni 4.0:
  • 40% per investire fino a 2,5 milioni di euro
  • 20% per investire tra 2,5 milioni e 10 milioni di euro.

Oltre i dieci milioni di euro non sono previste misure.

Crediti d’imposta sui beni strumentali

  • In sostituzione del superammortamento, è stata pensata la misura del credito di imposta per beni strumentali al 6% per investire fino a 2 milioni di euro
  • Prevista anche una misura specifica per i beni immateriali, in particolare i software: credito di imposta al 15% per investimenti con tetto fino a mezzo milione di euro.

Crediti per ricerca e sviluppo

Le nuove regole prevedono anche ulteriori crediti di imposta per altre categorie:

  • 12% fino a 3 milioni di euro di investimento per R&S – Ricerca e sviluppo
  • 10% con investimenti fino un milione e mezzo di euro per progetti green e trasformazione digitale
  • 6% per investimenti fino a un milione e mezzo di euro in design

Transizione 4.0 le risorse disponibili per il 2021 in Italia

I nuovi incentivi pensati per il triennio coprono anche gli investimenti fatti a partire da novembre 2020, per tutto il 2022 con consegna dei beni fino a giugno 2023 in caso di pagamento anticipato dell’acconto.

Si prevede anche la fruizione dei crediti in tre anni e non in cinque anni. Le novità relative alle aliquote, come emerso a novembre, sarebbero:

  • l’ex iperammortamento, ora credito di imposta per beni 4.0, vedrebbe un ritocco delle fasce di investimento: l’aliquota del 40% per la prima fascia vede un rialzo del tetto da 2,5 milioni a 4 milioni di euro, come confermato dal ministro Patuanelli a novembre 2020, con ritorno alle cifre attualmente in vigore nel 2022. Indiscrezioni vorrebbero che la seconda fascia avesse il tetto fissato ancora a 10 milioni, con aliquota dal 20 al 30%. Prevista una terza fascia per investimenti dai 10 ai 20 milioni di euro, con, si vocifera, aliquota del 10%.
  • l’ex superammortamento, diventato credito di imposta per beni strumentali materiali, nel 2021 dovrebbe vedere il rialzo dell’aliquota dal 6 al 10%. Se si tratta di beni utili per lo smart working, l’aliquota salirà fino al 15%, come confermato dal ministro, almeno per il primo anno.

Transizione 4.0 quali aiuti ci sono per le Pmi

L’idea emersa a novembre 2020 era quella di permettere alle PMI con ricavi fino a 5 milioni di usufruire del credito di imposta per beni strumentali in un anno invece che in tre anni.

Credito di imposta: le regole dell’Agenzia delle entrate

A gennaio 2020, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato una comunicazione con cui precisa alcune regole per usufruire dei crediti di imposta del Piano Transizione 4.0. Innanzitutto, l’ente spiega che gli investimenti devono essere fatti da aziende che si trovano in Italia, tra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2020, oppure fino al 30 giugno 2021 ma solo se entro il 31 dicembre 2020 è stato accettato l’ordine e sia stato pagato il 20% del costo. L’Agenzia delle entrate spiega inoltre che il credito di imposta concretamente sarà fruibile tramite compensazione con il modello F24. L’Agenzia delle entrate presenta anche una lista di beni esclusi dalle misure previste:

  • mezzi di trasporto motorizzati
  • i beni per i quali, spiega la nota, “il decreto ministeriale del 31 dicembre 1988 stabilisce coefficienti di ammortamento ai fini fiscali inferiori al 6,5%”
  • costruzioni e fabbricati
  • condutture delle industrie di imbottigliamento di acque minerali, stabilimenti balneari e termali oppure condutture per la produzione e distribuzione di gas naturale, aerei, materiale rotabile
  • i beni descritti come “gratuitamente devolvibili delle imprese operanti, in concessione e a tariffa, nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento dei rifiuti”, come riporta la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 3