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Stablecoin in euro nel 2026: l’Europa sfida il dominio del dollaro



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L’euro finora è rimasto marginale nelle stablecoin, dominate dal dollaro. Ora si mira a ridurre la dipendenza dall’infrastruttura americana e a rafforzare la sovranità digitale europea, sfruttando un quadro normativo uniforme per emissione e custodia

Pubblicato il 21 gen 2026

Federico Pecoraro

CEO Chainblock



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Per anni, il mercato delle stablecoin è stato dominato dal dollaro. USDT, USDC e BUSD hanno rappresentato le principali valute digitali “stabili”, ancorate al valore del biglietto verde e utilizzate per scambi, pagamenti e riserve di liquidità. L’euro, pur essendo la seconda valuta più importante al mondo, è rimasto ai margini di questo ecosistema.

Ma il panorama sta cambiando: un consorzio di nove banche europee, tra cui UniCredit, ING e Santander, ha annunciato la creazione di una stablecoin in euro conforme a MiCAR, con l’obiettivo di entrare ufficialmente nel mercato entro la seconda metà del 2026.

Un progetto europeo: struttura, licenza e copertura delle riserve

L’iniziativa prevede la costituzione di un veicolo regolato nei Paesi Bassi, con licenza di istituto di moneta elettronica (EMI). La stablecoin sarà interamente coperta da riserve in euro depositate presso la Banca Centrale Europea o in titoli di Stato a breve termine, garantendo piena convertibilità e trasparenza.

A differenza di progetti privati o decentralizzati, la nuova moneta digitale europea sarà emessa da un consorzio di istituti bancari soggetti a vigilanza, e quindi compatibile con i requisiti del regolamento MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation), che entrerà pienamente in vigore nel 2026.

Questo progetto segna un passaggio storico: la finanza tradizionale entra ufficialmente nel mondo delle criptovalute, non più come osservatore esterno ma come protagonista dell’emissione e della gestione di asset digitali.

Perché una stablecoin in euro: sovranità digitale e domanda di mercato

Le banche europee hanno colto un vuoto evidente: la mancanza di una stablecoin in euro realmente affidabile, capace di competere con le controparti statunitensi.

Oggi oltre il 90% delle transazioni in stablecoin avviene in dollari. Questa sproporzione genera una dipendenza strutturale dall’ecosistema finanziario americano, anche all’interno di piattaforme e protocolli nati in Europa.

L’obiettivo del consorzio è dunque rafforzare la sovranità digitale europea, promuovendo l’uso dell’euro anche negli scambi on-chain, nei pagamenti cross-border e nei progetti di tokenizzazione.

Inoltre, con MiCAR, il quadro regolatorio europeo offrirà per la prima volta regole uniformi per l’emissione, la gestione e la custodia di stablecoin: una cornice che incentiva le istituzioni bancarie a entrare in un mercato finora dominato da operatori non regolamentati.

Che impatto può avere la stablecoin in euro su exchange e DeFi

L’arrivo di una stablecoin bancaria in euro potrebbe ridisegnare profondamente gli equilibri del mercato.

Da un lato, la nuova moneta digitale potrà favorire la stabilità e accrescere la fiducia degli utenti europei, abituati finora a utilizzare token ancorati a valute estere.

Dall’altro, rappresenta un potenziale cambio di paradigma per gli operatori crypto: l’integrazione con il sistema bancario tradizionale potrebbe semplificare la gestione dei flussi, i controlli AML/KYC e la tracciabilità delle transazioni, ma ridurre al contempo il grado di autonomia e decentralizzazione che caratterizzava il settore.

Le stablecoin bancarie, infatti, potrebbero imporsi come infrastruttura ufficiale per i pagamenti on-chain, la tokenizzazione di asset reali e i regolamenti interbancari, con impatti diretti anche sulle soluzioni DeFi e sugli exchange.

Le sfide: tecnologia, compliance e governance

Nonostante l’entusiasmo iniziale, il progetto non è privo di ostacoli.

La prima sfida è di natura tecnologica: garantire interoperabilità tra blockchain pubbliche e infrastrutture bancarie, mantenendo alti standard di sicurezza e conformità.

La seconda è regolatoria: le banche dovranno assicurare che l’emissione della stablecoin rispetti non solo MiCAR, ma anche le direttive antiriciclaggio, le norme sul trattamento dei dati e i requisiti prudenziali imposti dalla BCE.

C’è poi un rischio strategico da considerare: le stablecoin bancarie potrebbero entrare in competizione con la futura Central Bank Digital Currency (CBDC) europea, l’euro digitale, attualmente in fase di test da parte della BCE.

In tal caso, la distinzione tra moneta “pubblica” e “privata” potrebbe diventare sfumata, generando un nuovo equilibrio di poteri tra settore pubblico e banche commerciali.

Europa, Stati Uniti e Asia: modelli regolatori a confronto

Guardando fuori dall’Europa, il contrasto è netto. Negli Stati Uniti, le stablecoin sono diventate parte integrante dell’infrastruttura finanziaria digitale, ma il quadro normativo resta frammentato.

In Asia, Hong Kong e Singapore hanno adottato un approccio più dinamico, introducendo licenze specifiche e sandbox regolatorie.

L’Europa, invece, tenta una via intermedia: regolamentare senza soffocare l’innovazione, offrendo alle banche un terreno sicuro per sperimentare, ma sotto supervisione.

Questo approccio potrebbe rivelarsi vincente nel lungo periodo, se riuscirà a conciliare innovazione e tutela. Tuttavia, resta da capire se il mercato accetterà una stablecoin emessa da banche tradizionali, in un contesto in cui molti utenti crypto privilegiano l’indipendenza dalle istituzioni centrali.

Cosa cambia per aziende e startup con la stablecoin in euro

Per aziende e startup che lavorano in ambito blockchain, l’arrivo di una stablecoin bancaria rappresenta un punto di svolta.

Da un lato, apre nuove opportunità di collaborazione: wallet provider, piattaforme di pagamento e operatori di tokenizzazione potranno integrare una moneta digitale regolamentata, riducendo i rischi di compliance e ampliando la base di utenti.

Dall’altro, comporta la necessità di adeguarsi tecnicamente e normativamente alle infrastrutture bancarie, adottando standard di interoperabilità e sicurezza più rigidi.

In questo nuovo scenario, chi saprà muoversi rapidamente, costruendo partnership strategiche e soluzioni compatibili con MiCAR, potrà giocare un ruolo chiave nel futuro ecosistema europeo delle criptovalute.

Una nuova fase per il mercato: l’istituzionalizzazione del denaro digitale

L’ingresso delle banche europee nel mercato delle stablecoin segna l’inizio di una nuova fase: quella dell’istituzionalizzazione del denaro digitale.

L’euro, finora assente dal panorama crypto, si prepara a diventare protagonista di un’infrastruttura finanziaria ibrida, dove blockchain e regolamentazione convivono.

Per il mercato europeo — e per l’Italia in particolare — questa evoluzione rappresenta tanto una sfida quanto un’opportunità: costruire un sistema di finanza digitale basato su fiducia, trasparenza e innovazione regolata, in grado di competere finalmente con la supremazia del dollaro nel mondo crypto.

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