l’analisi

Il chatbot non basta più: l’azienda entra nell’era degli agenti



Indirizzo copiato

Gli agenti AI rappresentano la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale, capaci di agire autonomamente per raggiungere obiettivi complessi. L’articolo analizza architettura, metodologie di sviluppo, sistemi multi-agente e sfide nella distribuzione in produzione di questi sistemi non deterministici

Pubblicato il 20 feb 2026

Giovanni Masi

Computer Science Engineer



agenti autonomi AI evoluzione dell'intelligenza artificiale AI ERP; AI trend memoria degli agenti ai etica dell'IA agentica AI agentless intelligenza artificiale agentica cybersecurity degli agenti AI

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta attraversando una fase di trasformazione profonda, segnando il passaggio da sistemi puramente responsivi a entità capaci di agire in modo autonomo per raggiungere obiettivi complessi.

Dalla generazione all’azione: la nuova frontiera dell’IA

Mentre la prima ondata di intelligenza artificiale generativa si è concentrata sulla capacità di produrre contenuti testuali o visivi in risposta a un input diretto, la nuova frontiera è rappresentata dagli agenti AI. Questi sistemi non si limitano a dialogare, ma operano come motori decisionali inseriti in un ciclo continuo di osservazione, ragionamento e azione.

L’introduzione di questa dimensione operativa cambia radicalmente il paradigma di interazione uomo-macchina, trasformando l’IA da un semplice assistente di scrittura a un collaboratore in grado di navigare nel mondo digitale, interagire con software di terze parti e risolvere problemi in scenari dinamici e non predefiniti.

L’ontologia degli agenti e il superamento dei workflow statici

Per comprendere cosa sia un agente AI, è necessario distinguerlo chiaramente dalle automazioni tradizionali e dai semplici chatbot. Un workflow classico segue una sequenza di istruzioni rigide e lineari, dove ogni bivio decisionale deve essere previsto dal programmatore durante la fase di sviluppo. In questo scenario, qualsiasi imprevisto o deviazione dai dati attesi porta inevitabilmente al fallimento del processo.

Gli agenti AI, al contrario, utilizzano un modello linguistico di grandi dimensioni come nucleo cognitivo per interpretare un obiettivo espresso in linguaggio naturale e determinare autonomamente il percorso migliore per raggiungerlo.

Questa capacità di pianificazione dinamica permette all’agente di scomporre un compito complesso in sotto-attività più semplici, decidendo di volta in volta quale strumento attivare o quale informazione recuperare.

Se un tradizionale sistema di prenotazione fallisce se un volo non è disponibile, un agente AI può valutare alternative, confrontare prezzi su piattaforme diverse e proporre una soluzione creativa che rispetti i vincoli di budget e tempo dell’utente. L’agente agisce quindi come un’interfaccia universale tra l’intento umano e l’esecuzione computazionale, colmando il divario tra la vaghezza del linguaggio naturale e la precisione richiesta dalle API e dai sistemi software.

L’architettura cognitiva e il paradigma del ragionamento operativo

Il funzionamento di un agente moderno si basa su un’architettura che integra diversi componenti fondamentali: un motore di ragionamento, una struttura di memoria e una capacità di interazione con l’ambiente esterno. Il cuore di questo sistema è spesso descritto attraverso il paradigma ReAct, un termine che fonde le parole inglesi Reasoning e Acting.

In questa configurazione, il modello non produce una risposta immediata, ma genera una sequenza di pensieri logici seguiti da azioni concrete. Questo approccio permette di ridurre drasticamente il fenomeno delle allucinazioni tipico dei modelli generativi, poiché obbliga il sistema a verificare i propri ragionamenti confrontandoli con i dati reali ottenuti tramite l’esecuzione di strumenti.

La memoria gioca un ruolo altrettanto cruciale nella definizione di un agente efficace. Si distingue solitamente tra una memoria a breve termine, che gestisce il contesto della conversazione e i passaggi intermedi di un compito, e una memoria a lungo termine, spesso implementata tramite database vettoriali.

Quest’ultima consente all’agente di richiamare informazioni storiche, policy aziendali o preferenze dell’utente consolidate nel tempo, garantendo una coerenza comportamentale su archi temporali estesi. Senza una memoria strutturata, l’agente rimarrebbe intrappolato in un eterno presente, incapace di imparare dai propri errori o di gestire progetti che richiedono giorni o settimane per essere completati.

Metodologie di sviluppo e framework di orchestrazione

La creazione di un agente AI richiede un passaggio dalla programmazione imperativa a quella dichiarativa e orchestrale. Oggi gli sviluppatori non scrivono più ogni singola riga di codice per ogni possibile azione, ma utilizzano framework specializzati come LangGraph, CrewAI o Microsoft AutoGen per definire i confini entro cui l’agente può operare. Questi strumenti permettono di costruire grafi di esecuzione in cui ogni nodo rappresenta uno stato della logica e ogni arco una transizione guidata dal modello linguistico.

La sfida principale in questa fase risiede nella definizione dei cosiddetti guardrail, ovvero i limiti etici e operativi che impediscono all’agente di intraprendere azioni dannose o eccessivamente costose.

Un elemento di innovazione fondamentale in questo ambito è l’emergere di standard come il Model Context Protocol, sviluppato per uniformare il modo in cui i modelli di intelligenza artificiale interagiscono con le fonti di dati esterne. Invece di creare integrazioni personalizzate per ogni singola applicazione, questo protocollo propone un’architettura client-server che permette a qualsiasi agente di collegarsi a repository di documenti, database o strumenti di ricerca in modo coerente e sicuro.

Tale standardizzazione è essenziale per la scalabilità degli agenti, permettendo a un sistema creato per l’analisi finanziaria di essere facilmente riconfigurato per la gestione di una catena di approvvigionamento semplicemente cambiando i connettori dati.

Collaborazione multi-agente e sistemi orchestrati

Mentre i singoli agenti possono risolvere compiti specifici, il vero potenziale dell’intelligenza artificiale si manifesta nei sistemi multi-agente, dove diverse entità specializzate collaborano per risolvere problemi di scala industriale. In queste architetture, si osservano pattern ricorrenti come il modello manager-worker, in cui un agente coordinatore scompone il problema e delega le sotto-attività a agenti specializzati in compiti diversi, come la scrittura di codice, la ricerca di mercato o la revisione legale.

Un altro schema efficace è quello basato sul ciclo valutatore-ottimizzatore, dove un agente produce una bozza di soluzione e un secondo agente agisce come critico, suggerendo correzioni e miglioramenti prima che l’output finale venga presentato.

Questa dinamica di gruppo aumenta la robustezza del sistema poiché introduce una forma di controllo incrociato e di specializzazione del lavoro. Tuttavia, la gestione di tali sistemi introduce complessità relative alla sincronizzazione degli stati e alla prevenzione di loop infiniti, in cui due agenti potrebbero continuare a scambiarsi correzioni senza mai giungere a una conclusione.

L’ingegneria degli agenti si sta quindi spostando verso la gestione di questi flussi di lavoro agentici, privilegiando la qualità dell’esito rispetto alla velocità della singola generazione, accettando anche una latenza maggiore pur di ottenere risultati certi e verificati.

Distribuzione, sicurezza e monitoraggio in produzione

Il passaggio dal prototipo alla produzione rappresenta il momento più critico nel ciclo di vita di un agente AI. A differenza dei software tradizionali, gli agenti sono sistemi non deterministici, il che significa che input identici potrebbero portare a percorsi decisionali leggermente diversi. Per gestire questa incertezza, è necessario implementare sistemi di osservabilità avanzati che traccino ogni singola chiamata al modello e ogni invocazione di strumenti. Piattaforme dedicate al tracing permettono di analizzare il comportamento dell’agente in tempo reale, identificando colli di bottiglia o deviazioni logiche che potrebbero compromettere l’integrità del processo.

La sicurezza costituisce un altro pilastro fondamentale della distribuzione. Poiché un agente ha la capacità di agire sul mondo esterno, i rischi legati a attacchi di prompt injection o alla fuga di dati sensibili diventano esponenziali. Le migliori pratiche attuali prevedono l’uso di ambienti sandbox isolati per l’esecuzione di codice generato dall’IA, l’applicazione rigorosa del principio del minimo privilegio per le chiavi API e l’inserimento di passaggi di approvazione umana per tutte le azioni ritenute critiche o irreversibili, come l’invio di pagamenti o la modifica di configurazioni di sistema. La distribuzione di un agente non è quindi un evento statico, ma un processo continuo di valutazione tramite benchmark specifici, come GAIA o WebArena, che misurano la capacità reale del sistema di navigare in ambienti complessi e completare compiti multi-step con precisione.

Verso un’economia agentica

In conclusione, gli agenti AI non rappresentano solo un’evoluzione tecnica, ma un cambiamento strutturale nel modo in cui il valore viene generato nell’economia digitale. La capacità di trasformare l’intento in azione senza la necessità di una supervisione umana costante permette di automatizzare processi che fino a poco tempo fa erano considerati esclusivo dominio della cognizione umana. Siamo diretti verso un futuro in cui gli agenti non saranno solo strumenti isolati, ma componenti di un ecosistema interconnesso dove entità digitali diverse negozieranno e collaboreranno tra loro per conto di individui e aziende.

Per i professionisti e i ricercatori, la sfida non consiste più soltanto nel migliorare la precisione del linguaggio, ma nel costruire l’infrastruttura che renda questa intelligenza operativa affidabile, sicura e scalabile. La maturità di questo settore dipenderà dalla capacità di integrare i progressi dei modelli di base con una disciplina ingegneristica rigorosa, capace di gestire l’autonomia con la stessa cura con cui oggi gestiamo la sicurezza delle reti e dei dati. Gli agenti AI sono il ponte definitivo tra il pensiero computazionale e la risoluzione concreta dei problemi, segnando l’inizio di una nuova era di autonomia digitale.


Bibliografia

Il Fatto Digitale, Agenti AI: cosa sono, come funzionano, come si creano e come si distribuiscono (2026).

Anthropic, Introducing the Model Context Protocol (2024).

Mialon, G. et al., GAIA: a benchmark for General AI Assistants (2024).

Microsoft, AutoGen: A programming framework for agentic AI (2025).

OpenAI, OpenAI for Developers in 2025: New tools for building agents (2025).

Shunyu Yao et al., ReAct: Synergizing Reasoning and Acting in Language Models (2022).

WebArena, A Realistic Web Environment for Building Autonomous Agents (2024).

Xu, B., AI Agent Systems: Architectures, Applications, and Evaluation (2026).

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x