La strategia digitale del governo Draghi: nodi da sciogliere e sfide | Agenda Digitale

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La strategia digitale del governo Draghi: nodi da sciogliere e sfide

Dalle connessioni veloci alla sicurezza digitale, passando per rete unica e digitalizzazione della PA: sono molti i nodi da sciogliere in vista della stesura finale del PNRR. Una cosa però è certa: occorre velocizzare l’attuazione delle misure e il raggiungimento degli obiettivi, molti dei quali sono gli stessi da 20 anni

23 Mar 2021
Gianpiero Ruggiero

Esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR

Concluso il giro di audizioni dei nuovi ministri sulle misure per il digitale del PNRR, alcune idee sembrano emergere con più chiarezza sebbene ancora da definire nei dettagli. Dettagli che a volte fanno la differenza nei tempi di esecuzione. Accelerare, fare presto, velocizzare sono le intenzioni più ricorrenti usate negli staff dei dicasteri che dovranno gestire i capitoli più delicati della partita sul digitale e che non ammettono ritardi pena il definanziamento delle risorse.

Con i primi pareri deliberati dalle Commissioni parlamentari, le richieste di inserire misure nel PNRR sono arrivate da più parti, segno che alcuni nodi devono essere ancora sciolti. Nei prossimi giorni spetterà alla Commissioni bilancio fare la sintesi e redigere il parere per la discussione finale in aula prevista per fine marzo. Il governo avrà poi tempo fino al 30 aprile per le ultime limature e inviare il Piano a Bruxelles.

Le criticità da affrontare

L’analisi dei problemi fatta nel corso delle audizioni parlamentari ha messo in luce diversi nodi, risaputi, che i vari ministri intendono affrontare con urgenza, per disinnescare quelle insidie digitali che rischiano di aumentare i divari territoriali che già esistono e di crearne di nuovi.

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  • Connessioni veloci e sanità digitale che procedono a rilento e in maniera disomogenea tra regioni;
  • identità e certificazione digitale utilizzata al massimo dal 30% della popolazione;
  • sicurezza digitale che necessita di più risorse e personale (il centro per la certificazione e la valutazione nazionale degli apparati ai fini della cyber sicurezza è fermo perché non si riesce a finalizzare il reclutamento di 70 esperti);
  • il decreto Mise, che sbloccherebbe le poche risorse stanziate per intelligenza artificiale e blockchain (45 milioni), fermo al Mef in attesa di ricevere il concerto interministeriale;
  • l’accordo tra ministeri sul fronte della deregolamentazione (c.d. sandbox) che procede a rilento.

Sono questi alcuni delle criticità più urgenti sulle quali il governo è chiamato a dare risposte.

Per sottolineare il problema di copertura del territorio con reti a banda ultra larga, vale un dato su tutti: ad oggi, la copertura FTTH raggiunge poco meno del 34% delle famiglie italiane. Il problema però non riguarda solo l’infrastrutturazione, ma anche il tasso di adozione dei servizi dati di accesso ad Internet: nel 2020 risultano esserci 10 milioni di famiglie italiane (il 39% del totale) che non hanno attivato offerte di accesso ad Internet su rete fissa e oltre 5,5 milioni di famiglie (il 21% del totale) che usufruiscono di servizi Internet su rete fissa ma con velocità inferiore ai 30 Mbps. In totale, circa 16 milioni di famiglie (il 60% del totale) che non usufruiscono di servizi Internet su rete fissa o non hanno una connessione fissa a banda ultra larga.

C’è poi la partita della digitalizzazione di tutta la PA[1], da declinare settore per settore, per facilitare finalmente il rapporto tra Stato e cittadino. Già con la legge di bilancio 2020 e il decreto-legge n. 162/2019, recante proroga di termini e altre disposizioni, sono state previste diverse misure volte a promuovere e valorizzare l’informatizzazione della pubblica amministrazione. L’opera di diffusione dell’amministrazione digitale è proseguita con il decreto-legge n. 76/2020 recante misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale. Le novità però faticano a essere metabolizzate e molte PA risultano inadempienti rispetto alla scadenza di fine febbraio.

In questo ambito il dito nella piaga è stato messo dal ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, secondo il quale il salto tecnologico nella PA sarebbe impedito dalla presenza di troppi giuristi e un approccio leguleico. “Noi pensiamo a fare appalti perfetti, carte perfette – ha detto Cingolani – poi nessuno però va a vedere se quel progetto funziona e che risultati ha prodotto. Noi viviamo in un paese che tende a fare molto controllo ex ante e poco controllo ex post. Non c’è mai un track record del risultato”.

Tema annoso quello del modo di agire delle amministrazioni pubbliche, sempre attente a esercitare uno scrupoloso controllo sulle procedure e mai a verificare di aver raggiunto obiettivi verificabili. Insomma, c’è grande preoccupazione sulla reale capacità della burocrazia di scaricare a terra i progetti. Un tema su cui si sta cimentando anche il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta intento a inaugurare una nuova stagione di relazioni sindacali e di rinnovi contrattuali rilanciato dal Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale.

Sebbene la Commissione europea abbia registrato alcuni progressi nel miglioramento del livello di efficacia e digitalizzazione della pubblica amministrazione[2] (Decreto Concretezza, disegno di legge sull’occupazione nel settore pubblico, creazione del ministero dell’innovazione e della digitalizzazione, avvio dell’applicazione IO, ecc.), tuttavia, nel 2019, il grado di interazione online tra autorità pubbliche e cittadini era ancora limitato: in Italia solo il 32,3 % degli utenti di internet ha optato per moduli e procedure online, a fronte di una media UE del 67,3 %.

Rete unica (ma come?) e ruolo dello Stato

Nel governo si è consapevoli che quello che conta per lo Stato è arrivare a una soluzione in grado di garantire il progetto di una rete unica.

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Si punta a quei progetti in grado di velocizzare la cablatura integrale del paese, dalla diffusione della fibra nelle aree grigia, al cablaggio da completare nelle scuole e negli ospedali, ai collegamenti con le isole minori. D’altronde con 1.200 Comuni senza internet, 34.000 scuole da connettere, il 33,8% delle famiglie italiane senza un computer in casa per la didattica a distanza o il lavoro agile, velocizzare con la banda ultra larga è il minimo che si possa fare.

Gli interventi che si intendono realizzare sono a tutto campo: semplificazioni normative per agevolare lo sviluppo della rete (tecniche di scavo a bassa intensità ambientale, semplificazione degli adempimenti per l’avvio dei lavori, correzioni al codice delle comunicazioni elettroniche; spendere tutti i 900 milioni che si è deciso di impegnare per servire circa due milioni di famiglie e un milione di Pmi, attraverso la corresponsione di voucher (300 euro per le famiglie e un importo da 300 a 2.500 euro per le imprese a seconda del grado di connettività richiesto); potenziamento delle risorse da destinare al bonus TV in modo da liberare frequenze per il 5G anch’esso oggetto di una richiesta di maggiore finanziamento sollevata anche dal ministro Colao.

Riguardo al dossier rete unica, ossia al progetto AccessCo di Tim e Cdp, che dovrebbe nascere dall’integrazione con gli asset di Open Fiber, in Commissione trasporti il ministro Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che “il percorso fin qui è stato rallentato dagli operatori che con i loro investimenti hanno determinano di fatto duplicazioni e sovrapposizioni”. Secondo il ministro dello sviluppo economico la situazione di stallo deve essere superata e “siccome in qualche modo a questo stallo contribuisce anche lo Stato, indirettamente azionista dei soggetti, è responsabilità del governo fare una proposta rapida. Non è possibile che la modalità scelta pregiudichi la possibilità di arrivare al risultato”. Dello stesso avviso il Ministro Vittorio Colao, per il quale sulla banda ultra larga non saranno più ammessi ritardi e che ha posto obiettivi ambiziosi sul tema della connettività: un gigabit per tutte le famiglie e copertura 5G in tutte le aree popolate entro il 2030.

L’importante, da quanto hanno dichiarato i due ministri, è superare l’impasse e riprendere i lavori di cablaggio e copertura senza più indugio. Ci sarebbe insomma una totale convergenza sulla necessità di non stare più in una situazione di attesa che rischia di condizionare i piani (e quindi i tempi) di copertura delle reti a banda ultra larga finanziati con risorse del PNRR.

Sul come però non ci sono ancora proposte ufficiali da parte del Governo. L’incertezza sulla governance di Open Fiber e le lungaggini delle trattative stanno pesando sul titolo Tim. A questo punto si attende che sia direttamente il premier e il Mef a redimere la questione e a trovare quanto prima la soluzione più soddisfacente per gli operatori in campo.

I pilastri della transizione digitale

Durante la sua audizione il Ministro Colao ha illustrato l’impianto strategico che il Comitato interministeriale per la transizione digitale seguirà nel suo lavoro per assicurare che il PNRR riesca a colmare il gap maturato con gli altri paesi e raggiungere appieno gli obiettivi del Digital Compass entro il 2030. Alcune misure riguarderanno trasversalmente altre amministrazioni, sulle quali sarà garantita organicità e una strategia comune: sanità e capacità di analizzare i dati sanitari (Fascicolo Sanitario Elettronico e Telemedicina); scuola (potenziamento delle dotazioni informatiche e digitali delle strutture educative e dei docenti nel loro complesso); mondo imprenditoriale (incentivi 4.0 per gli investimenti tecnologici e crescita di ecosistemi di innovazione e trasferimento tecnologico per incidere sulla produttività del sistema economico con ridotti vincoli regolamentari e di legge per permettere agli innovatori di testare il possibile).

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A queste misure trasversali se ne aggiungono poi cinque specifiche di competenza del Mid

  • Investimenti per la banda ultra larga;
  • Piano per la digitalizzazione della PA;
  • Interoperabilità dei dati e digitalizzazione delle applicazioni per i cittadini;
  • Rafforzamento del sistema di cybersecurity;
  • Cittadinanza digitale;

Banda ultra-larga

Sulla banda ultra-larga l’obiettivo finale è che “la connessione a 1Gbps arrivi in tempi rapidi ovunque, in tutte le case, tutte le sedi delle PA, tutte le scuole del Paese e tutti le strutture sanitarie, dotando anche le 18 isole minori di un backhaul ottico adeguato”. Tra le varie misure allo studio, è stata annunciata l’introduzione di una norma che preveda che i soggetti che intendano realizzare investimenti privati in aree specifiche possano farlo attraverso un formale impegno da sottoscrivere con lo Stato. Questo faciliterebbe una più accurata e certa pianificazione degli investimenti pubblici in aree a fallimento di mercato. Infine, annunciate le misure più idonee per sostenere la domanda, così da garantire che famiglie ed imprese effettivamente utilizzino e offrano servizi digitali.

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Digitalizzazione della PA

Per la digitalizzazione della PA, è stata confermata la volontà di puntare decisamente sul cloud – in attuazione del cosiddetto principio “cloud first” – sia a livello centrale sia a livello locale. L’idea è quella che accanto a un’infrastruttura di eccellenza (Polo Strategico Nazionale), “localizzata sul suolo italiano e con garanzie anche giurisdizionali elevate, che razionalizzi e consolidi molti di quei data center oggi dispersi e inefficienti”, andrà garantita la flessibilità per le amministrazioni di usufruire di efficienti cloud pubblici o ibridi pubblici/privati, economici e scalabili facilmente. Una flessibilità che non potrà fare a meno di una rigorosa e omogenea classificazione delle tipologie di dati da conservare e delle caratteristiche di sicurezza e protezione da richiedere ai fornitori. Così impostate, l’insieme di queste infrastrutture diverrà il cuore della Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), permettendo così la realizzazione del modello di interoperabilità fra le amministrazioni pubbliche.

L’Agenda Brunetta: la PA al centro della ripresa, il cittadino al centro della PA

Interoperabilità e applicazioni per i cittadini

La leva della trasformazione della trasformazione digitale sarà anche usata per semplificare, di molto, l’interazione tra il cittadino e i diversi Enti della Pubblica Amministrazione. In tale ambito sarà cruciale individuare come includere nel perimetro, più rapidamente e agilmente, gli enti e le istituzioni possessori dell’informazione, i cui attributi dovranno essere incorporati “digitalmente” nelle pratiche istruttorie della PA senza richieste ai cittadini. Colao ha anche assicurato la piena partecipazione dell’Italia, in tempi certi, all’iniziativa Europea del Single Digital Gateway, che consentirà un singolo punto di accesso ai dati per qualsiasi cittadino o impresa degli Stati Membri. Rafforzamento dei sistemi di identità digitale esistenti (SPID e CIE[3]), estensione di PagoPA e dei sistemi di interazione digitale con la PA, sono gli ulteriori progetti su cui il Mid intende puntare. In tal senso ci sarebbe la volontà che non vi sia una proliferazione di piattaforme di accesso pubbliche, ma, puntare invece sull’app IO quale portale unico di accesso telematico ai servizi della pubblica amministrazione.

Cyber sicurezza

Di pari passo con il tasso di digitalizzazione, dovrà aumentare proporzionalmente la capacità difensiva in termini di sicurezza cibernetica degli asset strategici. Attuare pienamente la disciplina in materia di “Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica” comporterà rafforzare le amministrazioni pubbliche e private più sensibili ed esposte, anche in termini di capacità tecniche per una valutazione e audit continuo della sicurezza degli apparati elettronici e delle applicazioni utilizzate per l’erogazione di servizi critici da parte di soggetti che esercitano una funzione essenziale. Diventa perciò importante potenziare le capacità di risposta e intervento del pubblico e delle imprese per gestire i rischi di attacchi cibernetici, soprattutto in relazione a dati dei cittadini (“andare sempre più in profondità su codici software e architetture microelettroniche per verificarne l’integrità e l’eventuale vulnerabilità”). Infine si dovrà investire in nuovo personale sia nelle aree di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria dedicate alla prevenzione e investigazione del cybercrimine, sia in quelle dei comparti preposti a difendere il paese da minacce cibernetiche.

Cittadinanza digitale

L’ultima misura diretta della componente “digitalizzazione” riguarda la cittadinanza. L’Italia è uno dei paesi in Europa con il maggior digital divide: solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, contro il 58% in Europa. Il 17% degli italiani nella stessa fascia di età non ha mai usato internet, contro il 9% in Europa, quasi il doppio. Tutte le misure andranno nella direzione di semplificare l’accesso eliminando quindi una fortissima barriera per l’adozione del digitale. Ma il digital divide sorge anche dalla mancanza di competenze. Per questo sono previste iniziative specifiche: il Servizio Civile Digitale, attraverso il reclutamento di alcune migliaia di giovani chiamati ad aiutare circa un milione di utenti ad acquisire competenze digitali, in particolare tra i segmenti di popolazione più bisognosi; il rafforzamento dei servizi di facilitazione digitale, dando maggior sostegno a quelle esperienze regionali di successo provenienti dal Terzo Settore che operano già in tal senso, aiutandole ad espandere il loro bacino di utenza.

Conclusioni

Entro la fine di aprile il Governo dovrà approvare definitivamente il PNRR e inviarlo a Bruxelles. Al momento non si sa ancora se ci sarà un passaggio ulteriore in Parlamento. I vari ministri che si sono susseguiti nel corso delle audizioni hanno delineato una strategia digitale per ora basata su alcuni punti fermi.

La sfida digitale per non lasciare indietro nessuno, in una dimensione in grado di connettere idee, persone, imprese e mercati abbattendo barriere e dando opportunità a tutti. Il digitale come nuovo modo di lavorare, fare impresa, ed essere cittadino pienamente consapevole dei propri diritti di cittadinanza digitale. La transizione digitale come strategia industriale e geostrategica competitiva, chiaramente Europea e atlantica.

È compito dello Stato accompagnare tutti nella transizione digitale in corso. L’attuazione del PNRR, in questo senso, è una grande impresa collettiva che lancia una sfida digitale per amministrazioni centrali e i territori (PA, imprese e cittadinanza organizzata) chiamate a favorire un moto circolare dell’innovazione digitale che coinvolga il maggior numero possibile di soggetti.

Non meraviglia perciò che le cose da fare, emerse nel corso delle audizioni, sono perfettamente in linea con la realtà dei fatti. Tutto molto ragionevole e ovvio. Stupisce invece che siano gli stessi obiettivi che l’Italia si è data vent’anni fa. Ci sarebbe da chiedere a che velocità intendiamo compiere i prossimi passi in avanti. Perciò toccherà al premier, in sede di comitato interministeriale per la transizione digitale, imprimere una svolta in termini di coordinamento e di accelerazione nell’esecuzione dei progetti.

Colao, stessi obiettivi come l’Italia di 20 anni fa: inevitabili ovvietà

  1. La digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni ha un ruolo centrale nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, trasmesso dal Governo al Parlamento il 15 gennaio 2021. La digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA è una delle tre componenti della Missione n. 1 del Piano denominata Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura.
  2. Nel 2019 l’Italia è salita dal 19° al 18° posto nella classifica delle dimensioni dei servizi pubblici digitali dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Digital Economy and Society Index – DESI).
  3. In sede parlamentare è in corso di esame presso la I Commissione della Camera la proposta di legge A.C. 432 (on. Fragomeli ed altri) volta a potenziare l’utilizzo della carta di identità elettronica (CIE) come strumento di accertamento dell’identità del cittadino e di accesso del cittadino stesso ai servizi in rete.
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