La lezione "Colao" per rifare il PNRR: su cosa puntare | Agenda Digitale

Governo Draghi

La lezione “Colao” per rifare il PNRR: su cosa puntare

Digitalizzazione e innovazione, rivoluzione verde, parità di genere e inclusione erano i tre assi del “Piano Colao”. Ora è compito del governo Draghi farne confluire obiettivi e contenuti nel nuovo PNRR. La sfida sarà la messa a terra delle misure e il coordinamento dei tavoli che andranno a gestire le risorse Ue

22 Feb 2021
Francesco Bellini

Professore di Digital Transformation & Data Management – Università di Roma La Sapienza

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza redatto dal precedente esecutivo dovrebbe venire riscritto così da trovare la necessaria convergenza verso gli obiettivi e i contenuti del cosiddetto “Rapporto Colao” redatto da una task force di esperti in cui erano presenti, oltre allo stesso neoministro dell’Innovazione e transizione digitale, Vittorio Colao, anche altri due degli attuali ministri ovvero Roberto Cingolani (transizione ecologica) e Enrico Giovannini (trasporti).

Ricordiamo anche che il rapporto frutto del lavoro del gruppo di esperti era nella disponibilità del precedente governo sin da giugno 2020 per cui si sono persi sette mesi quanto mai preziosi nel rendere esecutive le azioni ispirate ai “tre assi di rafforzamento” ovvero digitalizzazione e innovazione, rivoluzione verde, parità di genere e inclusione.

L’esperienza dovrebbe aver anche insegnato che passare dal “wishful thinking” alla “execution” è esercizio assai arduo soprattutto in considerazione della realtà politico-amministrativa italiana e del fatto che i menzionati tre assi di rafforzamento sono caratterizzati da un elevato grado di interdipendenza soprattutto in tema di digitale.

Ciò premesso, cerchiamo di capire quindi quali potrebbero essere alcuni dei trigger point sui quali intervenire per cercare di dare attuazione a iniziative che permettano alla trasformazione digitale di divenire il volano di produttività, cultura e innovazione.

Infrastrutture

Banda ultralarga fissa e mobile e quindi fibra ottica FttH, FWA e 5G sono indiscutibilmente le linee di sviluppo di una rete che possa ragionevolmente essere ritenuta idonea a coprire le esigenze dei prossimi venti anni. Il Piano Strategico Banda Ultralarga è partito, ufficialmente a pieno regime, da ormai tre anni ma come si può evincere dai dati Infratel, appare a oggi altamente improbabile che entro la fine del 2023 possa essere realizzato il restante 75% dell’infrastruttura complessiva avendo come riferimento l’attuale quadro regolatorio, autorizzativo e operativo.

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Come ricordato ormai un anno fa e ben più autorevolmente espresso lo scorso luglio dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato occorre quindi che le istituzioni pubbliche rimuovano gli ostacoli ingiustificati all’installazione di impianti di telecomunicazione mobile e broadband wireless access, anche in virtù dell’adeguamento degli attuali limiti elettromagnetici e degli standard di misurazione in base alle più recenti valutazioni scientifiche.

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Al contempo deve essere eliminata la possibilità di opposizione degli enti locali qualora sia stata già verificata la conformità con i protocolli nazionali. Bisogna poi snellire le regole in materia di subappalto delle opere e al contempo trovare ulteriori cinque miliardi rispetto a quanto stanziato nell’ultima versione del PNRR. Fondamentale sarà mantenere la previsione di incentivi alle famiglie per l’accesso alla connettività BUL (voucher) così come le agevolazioni per il cablaggio verticale degli edifici abitativi e commerciali nell’ottica della piena implementazione del modello FttH.

Transizione ecologica

Una capillare infrastruttura BUL è sicuramente uno dei fattori abilitanti della transizione ecologica. Pensiamo al cosiddetto “smart meetering” attraverso il quale si può efficientare il consumo di acqua, luce e gas in connessione con l’automazione degli edifici. Ricordiamo anche come il passaggio a processi produttivi cosiddetti “smart” consenta, oltre a un evidente recupero di produttività, la riduzione dello spreco di materie di lavorazione, dei costi energetici, del consumo di acqua e delle emissioni nocive. Avendo a disposizione infrastrutture e dati entra poi in gioco il tema fondamentale dell’uso di questi ultimi in formato aperto e delle iniziative digitali nel settore ambientale per il rafforzamento dei sistemi di informazione ambientale alla luce del Green Deal europeo e lo sfruttamento dei vantaggi della open science, della citizen science e di altre iniziative simili per il monitoraggio e la protezione dell’ambiente.

Parità e inclusione

Non dimentichiamoci neanche che il Digital Economy and Society Index (DESI) 2020 della Commissione Europea posiziona l’Italia al quart’ultimo posto nell’indice generale e all’ultimo posto in Europa per quanto riguarda specificamente il capitale umano in relazione alle capacità di base ed avanzate di utilizzo delle tecnologie digitali. Da questa consapevolezza deve partire un piano capillare di cultura digitale che imponga la revisione dei programmi di studio e formazione nella scuola, nell’università e nelle aziende. Non si tratterà soltanto di allocare i necessari fondi ma soprattutto di ripensare i modelli formativi nell’ottica di integrazione e bilanciamento sistemico tra fisico e digitale.

La didattica a distanza (DAD), ad esempio, pur rappresentando la maggiore innovazione introdotta nella scuola italiana nell’ultimo quarto di secolo, mostra al contempo tutti i suoi limiti se percepita e utilizzata come mero sostitutivo della presenza in aula, sia in considerazione della preparazione mediamente bassa di docenti e studenti nell’uso delle tecnologie che, soprattutto, nella mancanza di modelli pedagogici idonei a sfruttare al meglio le potenzialità del digitale. Quindi se, da un lato, bisogna continuare a perseguire l’eliminazione di ogni digital divide nelle famiglie, tra Nord e Sud, tra donne e uomini, tra docenti e studenti, dall’altro, i piano didattici e formativi devono prevedere l’adozione di approcci come l’apprendimento esperienziale, di metodi collaborativi o basati sulla intelligenza sociale o collettiva (collective intelligence), sull’eLearning adattivo (adaptive eLearning) basato sull’applicazione dell’intelligenza artificiale e del big data al tutoring intelligente e sulla creazione di nuovi spazi educativi fisici per i maker, la robotica e la realtà virtuale[1].

Cultura

Le tecnologie immersive (3D, virtual reality, augmented reality ecc.) oltre a fungere da valida integrazione in ambienti industriali complessi rappresentano una grossa opportunità per la creazione di nuovi modelli di fruizione e quindi di business nei settori dei beni culturali e del live performing. Nell’ultimo anno sono state sviluppate numerose piattaforme che consentono all’utente di interagire con cantanti e attori in uno spettacolo dal vivo o con le guide museali in un tour tra le opere di una pinacoteca. Ciò rappresenta un valido sostituto in tempi di limitazioni alla circolazione ma ancor di più un ineguagliabile strumento per l’attrazione e fidelizzazione di spettatori e visitatori dello spazio fisico. Favorire lo sviluppo di questi modelli ibridi significa rivedere e, nel caso ad esempio dei musei pubblici, cambiare il sistema di gestione dei diritti di sfruttamento delle opere; si prospettano in tal senso dei modelli di business multi-sided dove al centro si trovano le piattaforme di mediazione dei contenuti tra fruitori e fornitori pubblici e privati.

Salute

La pandemia ha evidenziato la necessità di presidiare il territorio con un capillare sistema di prevenzione e monitoraggio fatto di persone, dati e tecnologie. Una rilevante quota di investimenti dovrà essere destinata allo sviluppo dei servizi di telemedicina, al fascicolo sanitario elettronico, al remote caring e monitoraggio epidemiologico attraverso sistemi di tracciamento ed elaborazione delle grandi quantità di dati raccolti, modalità che purtroppo, alla data odierna, risultano scarsamente implementate.

Coordinamento

Come evidenziato da questa breve quanto incompleta rassegna, la sfida che attende in governo Draghi è la declinazione operativa delle misure del PNRR che non può prescindere da un meticoloso coordinamento dei diversi tavoli che andranno ad allocare e gestire le ingenti risorse provenienti dall’Unione Europea.

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  1. Molina A., Michilli M., Gaudiello I., L’EDUCAZIONE AL TEMPO DEL COVID-19: VERSO L’INNOVAZIONE SISTEMICA DELLA SCUOLA, Rivista Lasalliana 88 (2021) https://mondodigitale.org/sites/default/files/rivista_lasalliana_n._1-_2021_-_estratto.pdf

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