L'intervento

Rilanciare l’economia, Bertelè: “Puntare su digitale e carbon neutrality”

Il rilancio dell’economia non può essere un mero ritorno a un passato che non ci sarà più: è necessario approfittare di questa congiuntura straordinaria per concentrare le risorse sulla nuova economia: digitale e carbon neutral. L’Italia deve necessariamente stare al passo

03 Nov 2020
Umberto Bertelè

professore emerito di Strategia e chairman degli Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano

L’economia ai tempi del Covid

I grandi eventi storici – le guerre, le pestilenze, le crisi economiche (quella del 1929 piuttosto che la più recente del 2008) – hanno sempre avuto profondi impatti sull’organizzazione e sui valori della società, sull’economia e sulle imprese. E la pandemia Covid-19, che purtroppo ha ripreso slancio anche nel nostro Paese, sta avendo essa pure un impatto strutturale rilevante, soprattutto accelerando due macrotrend già precedentemente in atto: la digitalizzazione, da un lato, e la decarbonizzazione come risposta al riscaldamento globale, dall’altro.

Restructuring after Covid will matter even more than recovery”, era il titolo di un articolo di Martin Sandbu – pubblicato a metà ottobre sul Financial Times – che nel sottotitolo precisava “There will be no return to the pre-pandemic normal. Policies must smooth the way forward”.

Il rilancio dell’economia non può essere, quindi, un mero ritorno a un passato che non ci sarà più, ma è necessario approfittare di questa congiuntura straordinaria – in cui l’indebitamento non sembra essere un problema (ma sicuramente tornerà a esserlo) – per concentrare le risorse su quella che appare essere la nuova economia: un’economia con più gente che lavora da casa e fa la spesa su Internet e con molte più attività materiali e intellettuali svolte da macchine intelligenti, un’economia che dopo essere cresciuta per 250 anni circa per merito dei combustibili fossili si propone di sostituirli nel giro di pochi decenni con fonti energetiche rinnovabili e che per abbattere i gas-serra è costretta (come accadde ai celebri orologiai svizzeri) ad abbandonare tecnologie anche raffinatissime – nell’industria e nell’agricoltura, nella mobilità e nelle costruzioni – sostituendole (fortunatamente con l’ausilio della digitalizzazione) con altre radicalmente nuove.

Come si sta muovendo il nostro governo? Temo, e tornerò su questo tema nelle conclusioni, più distribuendo soldi alle persone (il reddito di cittadinanza ne è un tipico esempio) che non finalizzandoli al rinnovo delle competenze e alla creazione di posti di lavoro con solide prospettive, più puntando al mantenimento in vita dell’esistente – a prescindere dalle probabilità di sopravvivenza – che non scommettendo sulle imprese (in trasformazione o nuove) con maggiori potenzialità di successo su scala globale nella nuova economia in rapida formazione, sotto la spinta anche della pandemia.

Fig. 1 – La “seconda ondata” in Europa [fonte: Financial Times]

Qualche numero sulla pandemia

Mentre scrivo – siamo quasi a fine ottobre – sono oltre 43 milioni i contagiati complessivamente accertati dall’inizio della pandemia e oltre un milione i morti: cifre ambedue sicuramente sottostimate, per la scarsa trasparenza di alcuni Paesi e la carente organizzazione sanitaria di altri. Il numero globale di morti giornalieri ha toccato il suo picco a quota 6.800 circa (media settimanale) a metà aprile, per poi oscillare su valori comunque elevati – conseguiti però con un continuo cambiamento della distribuzione geografica – sino a portarsi a quota 5.400 circa a metà ottobre. Il numero dei contagiati giornalieri ha ripreso con l’autunno a crescere fortemente in Europa, sino a far parlare di una seconda ondata [Fig. 1]: oltre 50mila in Francia, attorno a 20 mila in UK, Spagna e Italia, oltre 11mila in Germania. E allo stesso tempo negli Stati Uniti si è toccato il picco degli 83mila casi in un solo giorno.

WHITEPAPER
Robot intelligenti: i vantaggi nei progetti di automazione nell'Industry4.0
Industria 4.0
Realtà virtuale

Seppur con modalità diverse e variabili nel tempo, i governi di tutto il mondo hanno cercato di arginare il diffondersi della pandemia, in attesa dei tanto desiderati vaccini (per ora ancora solo una speranza), con l’introduzione di una serie di misure restrittive – le più drastiche qualificate come lockdown – volte a ridurre i contatti fra le persone: con un impatto sul PIL, sull’occupazione e sul debito pubblico dei diversi Paesi che è sotto gli occhi di tutti.

Fig. 2 – Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale sull’andamento del PIL nel 2020 nelle principali economie mondiali: più ottimismo a ottobre che a giugno, ma prima che la “seconda ondata” si manifestasse nella sua pienezza [fonte: IMF]

Fig. 3 – Le previsioni della Commissione Europea, basate sulle stime dei governi [fonte: Commissione Europea e Financial Times]

L’impatto della pandemia sul PIL 2020: solo la Cina cresce

Nelle ultime stime pubblicate dal Fondo Monetario internazionale all’inizio di ottobre [Fig. 2] l’Italia – a causa in larga misura del peso diretto e indiretto che il turismo (ora evanescente) ha nella composizione del suo PIL – appare come il Paese, fra quelli economicamente di maggior rilievo, che più sta soffrendo l’impatto della pandemia. E i numeri purtroppo potrebbero ulteriormente peggiorare, con le restrizioni che la “seconda ondata” – si parla addirittura di “coprifuoco” – sta provocando: un peggioramento che riguarda non solo il 2020, ma le speranze di ripresa nel 2021.

I dati pubblicati dalla Commissione Europea sono un po’ meno pesanti per l’Italia, ma riflettono le stime del nostro governo (che peraltro aveva già messo il luce nelle sue previsioni le possibilità di peggioramento nel caso di una “seconda ondata”).

D’altra parte, la possibilità di una “double-dip recession” per l’Eurozona, di una ricaduta cioè dopo la ripresa post-lockdown, emergeva già dalla discesa nel mese di settembre del PMI-Purchasing Manager’s Index (il ben noto indice elaborato da IHS Markit che anticipa l’andamento dell’attività economica sulla base della dinamica degli ordini di acquisto): causata forse anche della conclusione del processo di ricostituzione delle scorte.

In piena ripresa invece la Cina, culla della pandemia, sino addirittura a più che recuperare i cali di attività causati dai lockdown nei primi mesi dell’anno. In calo, ma molto meno che l’Europa, gli Stati Uniti: probabilmente avvantaggiati da una regolamentazione molto più flessibile.

L’impatto della pandemia sul debito pubblico

In una intervista il 25 marzo di quest’anno, in pieno lockdown, Mario Draghi – per molti anni a capo della BCE – fece alcune affermazioni molto forti sugli atteggiamenti che i governi avrebbero dovuto tenere, per evitare che i lockdown stessi portassero a una irreversibile distruzione del tessuto economico (un problema che peraltro abbiamo di nuovo in questi giorni): “We face a war against coronavirus… The challenge is how to act with sufficient strength and speed to prevent the recession from morphing into a prolonged depression, made deeper by a plethora of defaults leaving irreversible damage. It is already clear that the answer must involve a significant increase in public debt… States have always done so in the face of national emergencies. Wars — the most relevant precedent — were financed by increases in public debt…” E così è avvenuto. L’IMF, come pochi giorni fa comunicato da Kristalina Gheorghieva che ne è alla guida, stima che i diversi Stati del mondo abbiano messo in gioco – fra aumenti delle spese e tagli delle tasse – 11,7 trilioni di dollari: una cifra pari a sei volte circa il PIL italiano e al 12 per cento del PIL mondiale, una cifra che vista in prospettiva appare ancora più elevata se si pensa che i Paesi del G20 concordarono faticosamente una decina di anni fa uno stimolo pari solo al 2 per cento per rianimare l’economia mondiale scossa dalla crisi finanziaria.

Le maggiori spese e le minori entrate fiscali hanno portato ovviamente a incrementi molto elevati dei deficit nei conti pubblici [si veda la Fig. 4 per i Paesi dell’Eurozona], finanziati attraverso ulteriori incrementi del debito in termini assoluti e ancor più – in presenza di cali dei PIL – in termini relativi. Per i Paesi del G7, addirittura, si è tornati indietro di 75 anni alla situazione all’uscita dalla Seconda guerra mondiale. E nuove risorse dovranno essere messe in gioco se la “seconda ondata” non si esaurirà in tempi brevi.

Fig. 4 – I deficit nei conti pubblici dei Paesi dell’Eurozona sono saliti a livelli elevatissimi per contrastare l’impatto sulle economie delle misure restrittive introdotte per combattere gli effetti della pandemia [fonte: Commissione Europea e Financial Times]

I nuovi stimoli finanziari per il rilancio dell’economia: a chi e con quali obiettivi?

Gli enormi fondi messi in gioco non sono riusciti a contrastare il calo del PIL, nella quasi totalità dei Paesi del mondo (la Cina come detto è la principale eccezione), e nuovi stimoli dovranno essere erogati se si vuole evitare che il mancato recupero nel PIL porti a grossi tagli nei livelli dell’occupazione: sinora verificatisi in misura molto ridotta, nel nostro Paese come in molti altri europei, per i divieti di licenziamento per tutte le imprese destinatarie – soprattutto se vittime dei lockdown e delle altre misure restrittive – di aiuti pubblici.

È in questa fase, tornando a quanto ho detto nell’introduzione, che si dovrebbero destinare principalmente i fondi non a un recupero generico, ma alla trasformazione digitale da un lato e a quella ambientale dall’altro, per rendere più “resiliente” (utilizzo un termine ormai fin troppo abusato) il nostro sistema di imprese. È la scelta che è stata fatta dalla Commissione Europea – come di recente annunciato da Ursula von der Leyen nel suo “discorso sullo stato dell’Unione” – sulla destinazione dei 750 miliardi di euro del cosiddetto “Recovery Fund” (più propriamente “NextGenerationEU”): il 37 per cento andrà agli investimenti in tema di ambiente (idrogeno verde, edilizia ecocompatibile, rete di ricarica dei veicoli elettrici); mentre il 20 per cento dovrà essere utilizzato per favorire il processo di digitalizzazione (connettività, servizi pubblici digitali, nuove competenze) e ridurre il grande gap esistente in tale ambito con gli Stati Uniti e la Cina.

La digitalizzazione scelta obbligata: chi non si adegua muore

Sino a qualche tempo fa la digitalizzazione era vissuta, da parte di larga parte delle nostre imprese e della nostra PA, come una opzione. Non è più così: “chi non si adegua muore”. E il processo di trasformazione, in atto ovunque nel mondo, si estende progressivamente a tutti i comparti dell’economia e ai nostri stili di vita, con una forte accelerazione (come detto) provocata dalle misure messe in atto per combattere la diffusione della pandemia. Le tech company hanno un peso sempre più forte, anche per le scommesse che le Borse fanno sulla loro crescita. Nella Tab. 1 ho riportato i dati di capitalizzazione – aggiornati – di quelle che apparivano fra le top 100 nella classifica stilata a giugno da PWC: se si esclude dal computo Saudi Aramco (non quotata nelle principali Borse a causa del flottante eccessivamente basso), esse occupano le prime 7 posizioni, dieci fra le prime 12, sedici fra le prime 30, ventiquattro fra le prime 50 e trentotto fra le prime 100. Non solo: la componente tech assume un rilievo crescente anche in molte imprese non native digitali, come nel caso di Walmart (407,6 miliardi di dollari di capitalizzazione, + 20,8%) e di Nike (204,1, + 42,1%). Le imprese statunitensi hanno di gran lunga la presenza maggiore, seguite dalle cinesi, mentre spicca la quasi assenza dell’Europa, che ha nella tedesca SAP – nata quasi 50 anni fa – l’impresa di maggior valore: a notevole distanza dalla taiwanese TSMC e dalla sudcoreana Samsung.

Nella Tab. 2 ho riportato invece i dati di capitalizzazione delle principali imprese italiane (tutte quelle con un valore superiore ai 10 miliardi di euro e solo quelle storicamente famose al di sotto). È una lista un po’ deprimente da leggere, in assoluto e per la presenza ridotta di tech company. STMicroelectronics – italo-francese come EssilorLuxottica e tra poco FCA – è la tech, con una lunga storia alle spalle, di maggior valore, Nexi (erede tra l’altro di CartaSi), una fintech che opera nei pagamenti e che dopo la fusione con Sia dovrebbe diventare la decima società italiana con un valore dell’ordine di 15 miliardi di euro è la vera novità. Mentre Telecom Italia è sempre più lontana dai fasti del passato, quando era una delle principali telecom europee e aveva una forte presenza in Brasile. Rimane la speranza che qualcuna fra le imprese di nascita più recente trovi le forze per crescere e trovare un suo ruolo su scala internazionale.

Tab. 1

Tab. 2

La decarbonizzazione è l’altra grande forzante di cambiamento

La decarbonizzazione, lo sforzo che la comunità mondiale ha promesso di fare per rendere carbon neutral il nostro pianeta – o più precisamente per annullare l’impatto di tutti i gas-serra – entro la metà del secolo, per combattere il riscaldamento globale, richiede uno sforzo gigantesco: in termini di investimenti in infrastrutture e impianti carbon free e in termini di situazioni di disruption da fronteggiare (io amo parlare di eco-disruption) come conseguenza dei divieti e dei vincoli che dovranno essere introdotti, a fianco degli incentivi, per rendere concreto il cambiamento. È un fenomeno che in parte stiamo già vivendo e di cui vediamo già alcune conseguenze. I pannelli solari e le torri eoliche prendono il posto, nel fornirci l’energia, dei combustibili fossili: Exxon Mobil, sino a cinque anni fa ai vertici assoluti per capitalizzazione, ha perso più di due terzi del suo valore; lo stesso è accaduto a Eni, per molti anni regina della nostra Borsa, che ora [Tab. 2] vale meno di un terzo di Enel, che viceversa ha puntato sulle energie rinnovabili. Tesla – unico produttore puro di auto elettriche al mondo – ha attirato una attenzione probabilmente esagerata del mercato finanziario [Tab. 1], mentre i grandi produttori tradizionali soffrono un periodo di difficile transizione. I fondi ESG-Environmental Social Governance hanno una consistenza stimata in oltre 30 trilioni di dollari (ovvero più di 15 volte il PIL italiano) e sono sempre più spinti dai movimenti ambientalisti a esercitare il loro potere nelle assemblee delle imprese in cui hanno partecipazioni, votando per il non rinnovo degli amministratori che non si siano sufficientemente impegnati nel perseguimento della carbon neutrality.

Conclusioni

In sintesi, in un mondo in continuo cambiamento l’atteggiamento più affascinante per un Paese come il nostro sarebbe quello di anticipare il cambiamento stesso, ma credo – visto lo stato delle cose – che dovremmo almeno stare al passo. Occorre cambiare le imprese, occorre cambiare le competenze e non solo quelle tecnologiche: un recente rapporto del World Economic Forum sostiene che il 40 per cento dei core skills in un lavoro medio è destinato a modificarsi nei prossimi 5 anni.

È un tema al centro dell’attenzione in Italia? Purtroppo, non mi sembra, qualcuno sostiene che siamo più attenti allo specchietto retrovisore che non a quello che si profila davanti a noi. La speranza è che questo qualcuno venga smentito al più presto.

WHITEPAPER
Sfide di mercato, strategie e strumenti per la nuova INDUSTRY4.0, con il digitale al centro
Automotive
IoT
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati