Lo scenario

E-commerce, occhio alle contraffazioni: i consigli per tutelarsi

Dal Brand Protection Report 2021 di Amazon emerge come le piattaforme e-commerce abbiano adottato soluzioni per combattere il fenomeno dei prodotti contraffati, tuttavia è importante creare consapevolezza tra i consumatori riguardo ai rischi e come evitarli

16 Giu 2022
Silvia Doria

Partner, De Berti Jacchia

Camilla Pozzi

studio De Berti Jacchia

Giacomo Vacca

De Berti Jacchia

e-commerce - recensioni online

Negli ultimi anni i consumatori hanno progressivamente adattato le proprie abitudini d’acquisto ai vantaggi derivanti dai servizi di e-commerce, con conseguente aumento dell’offerta di prodotti in vendita. Tale fenomeno ha dato origine ad una crescita dell’offerta di prodotti contraffatti al consumatore, chiamato quindi a una sempre maggiore attenzione.

Sul punto, il recente Brand Protection Report 2021 di Amazon ha messo in evidenza i progressi raggiunti dalle piattaforme e-commerce, le quali si sono dotate di strumenti per combattere tali fenomeni contraffattivi. Questi dati sono utili al consumatore affinché possa prendere coscienza dei rischi in cui incorre nonché, nel caso in cui sia vittima di frode, possa conoscere gli strumenti messi a sua disposizione a sua tutela.

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E-commerce e frodi, i trend del fenomeno

Come si legge nel Brand Protection Report 2021, lo scorso anno, solo sulla celebre piattaforma e-commerce Amazon, sono stati bloccati circa 3 milioni di prodotti contraffatti e quasi altrettanti account di vendita sospetti. Le stime contenute nel resoconto consentono, dunque, di avere un’idea della portata del fenomeno, il cui impatto, sebbene di anno in anno minore, condiziona ancora fortemente la libertà e la sicurezza con cui i consumatori possono effettuare acquisti su Internet. Questo ha portato a rafforzare i controlli sui venditori che si servono della piattaforma ed all’introduzione del Brand Registry, un servizio che offre la possibilità di gestire e proteggere i diritti di proprietà intellettuale, nonché di segnalare possibili violazioni.

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A fronte dell’incremento delle vendite on line, la maggior parte delle imprese mira oggi a operare e fornire i propri prodotti e servizi anche su Internet, spesso per il tramite di piattaforme e-commerce e social network. Tale esigenza trova radici soprattutto nel periodo della pandemia, che ha profondamente cambiato le abitudini dei consumatori, accelerando il processo di transizione verso un’economia sempre più digitale. Evidenti sono gli esempi nel settore food e fashion: è oramai comune acquistare capi di abbigliamento in rete, così come diffusa è la scelta di fare la spesa o acquistare cibi on line.

Il modus operandi dei truffatori

Questa accessibilità presta il fianco a comportamenti opportunistici, che mirano a trarre in inganno il consumatore, creando confusione circa l’origine dei prodotti. Come noto, l’utilizzo da parte di un’impresa di nomi e segni distintivi ha una duplice funzione: permette al consumatore di distinguere i diversi prodotti tra loro e garantisce al consumatore la provenienza del prodotto o servizio.

Purtroppo, molti fenomeni contraffattivi si realizzano proprio mediante l’utilizzo di nomi e segni distintivi altrui. Le fattispecie più comuni hanno ad oggetto la più o meno fedele riproduzione di un prodotto offerto da una concorrente (e dunque l’offerta di un prodotto simile), e la commercializzazione del prodotto per mezzo di un marchio analogo o evocativo di quello del concorrente, ovvero mediante l’utilizzo del medesimo packaging.

I cyber rischi

A queste forme più classiche di illecito contraffattivo, si affiancano poi attività quali cybersquatting e fattispecie ad esso assimilabili, le quali consistono nella registrazione in malafede di un marchio altrui come nome a dominio, al solo fine di sfruttarne la notorietà o di sviare la clientela. I consumatori vengono pertanto indotti a ritenere di trovarsi sul sito “originale” e ad acquistare così prodotti in realtà contraffatti.

E-commerce e contraffazione, cosa dice la normativa

I rimedi possibili previsti dall’ordinamento italiano per il titolare del diritto ammettono di agire per via giudiziale sia in sede civile che penale: l’offerta di merce contraffatta non rileva infatti soltanto sotto il profilo della pura contraffazione o della concorrenza sleale ma altresì sotto il profilo dell’articolo 473 del Codice Penale, il quale contempla la possibilità per il giudice di sanzionare tali condotte anche con la reclusione.

A ciò si aggiungono una serie di normative ad hoc, tra cui la Direttiva (UE) 2019/790 (Direttiva Copyright), recentemente recepita in Italia, che introduce importanti novità al fine di contrastare la diffusione di contenuti protetti dal diritto d’autore e diritti di proprietà intellettuale on line.

Tutela del consumatore

Per quanto concerne la tutela del consumatore, il D. Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo) mira a proteggerlo da pratiche ingannevoli in cui rischia di incorrere interfacciandosi con la rete.

È prevista una serie di obblighi per garantire la chiarezza e la trasparenza dei contenuti pubblicitari e delle comunicazioni, incluse quelle online. In particolare, vengono stabiliti i requisiti minimi, sia in termini di contenuto che di qualità delle informazioni, che le pratiche commerciali devono avere per non essere considerate ingannevoli: queste ultime, infatti, non devono contenere informazioni non rispondenti al vero e non devono essere presentate in modo da indurre in errore il consumatore medio sulla natura e le caratteristiche del prodotto e, soprattutto, non devono essere idonee a indurlo ad assumere una decisione che non avrebbe altrimenti preso.

Le raccomandazioni del Mise

La varietà di fattispecie contraffattive in cui i consumatori rischiano di incorrere, impone di mantenere alta l’attenzione durante tutte le fasi che precedono l’acquisto: si raccomanda all’utente (i) di interfacciarsi con le piattaforme e-commerce più affidabili, che spesso offrono garanzie sui loro venditori o sugli articoli presenti sul sito, nonché (ii) di controllare in prima persona, anche attraverso le recensioni di altri utenti, l’attendibilità dei rivenditori o la qualità dei prodotti.

In aggiunta, lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico elenca una serie di best practices da tenere a mente qualora si decida di acquistare in rete, ovvero:

  • diffidare da prodotti troppo economici, in quanto spesso sinonimo di scarsa qualità rispetto agli “originali”;
  • rivolgersi sempre a rivenditori autorizzati;
  • informarsi tramite persone che conoscono bene il prodotto o servizio prima di procedere all’acquisto;
  • verificare le etichette apposte sui prodotti ed evitare quelle poco chiare o prive di indicazioni d’origine o di produzione (e, per una maggiore sicurezza, del “marchio CE”);
  • prestare attenzione agli imballaggi, che devono essere sempre integri e recanti informazioni di provenienza o eventuali certificazioni.

Acquisto di prodotti contraffatti, cosa fare

Tuttavia, può capitare che detti accorgimenti non siano sufficienti e allora cosa fare nel caso si proceda inconsapevolmente all’acquisto di un prodotto contraffatto?

Innanzitutto, le principali piattaforme mettono a disposizione delle sezioni dedicate dove gli utenti possono segnalare le violazioni di cui si è vittima. Secondariamente ci sono moduli precompilati messi a disposizione da Google, che devono essere completati ed integrati con le informazioni via via richieste. A riguardo, è bene precisare che tali sistemi di segnalazione generalmente richiedono la precisa individuazione del diritto violato, del bene o servizio causa della violazione, nonché del soggetto titolare della privativa. Dunque, per procedere a detta segnalazione ed attivare i relativi controlli (fino all’eventuale blocco e rimozione del rivenditore in contraffazione), occorre indicare l’URL corrispondente al prodotto in questione e le caratteristiche del prodotto stesso.

Alternativamente, è sempre possibile per chiunque effettuare segnalazioni alle forze dell’ordine e, per i titolari dei diritti lesi, anche alle autorità doganali, le quali svolgono un importante ruolo nel coordinamento delle attività nazionali, comunitarie e internazionali di lotta alla contraffazione. Tra queste, si segnala la Direzione centrale legislazione e procedure doganali alla quale è possibile inoltrare istanze di tutela a fronte della violazione di diritti di proprietà intellettuale.

L’impatto della direttiva Copyright

Infine, vale la pena menzionare le opportunità offerte dal recepimento della Direttiva Copyright in Italia, con particolare riferimento al ruolo assegnato ai cosiddetti Internet Service Provider (ISP). Essi forniscono a terzi l’accesso a Internet e sono soggetti ad un regime di responsabilità per i contenuti disponibili in rete. In particolare, benché non vi sia in capo agli ISP un obbligo generale di sorveglianza dei contenuti veicolati, essi hanno comunque il dovere di informare e collaborare con le autorità ed il potere di inibire l’accesso ai contenuti della cui illeceità siano venuti a conoscenza.

Conclusione

In conclusione, la consapevolezza da parte dei consumatori delle diverse modalità attraverso cui possono manifestarsi fenomeni contraffattivi e degli strumenti a propria disposizione per contrastarli rappresenta il primo passo verso un più diligente approccio agli acquisti sulle piattaforme e-commerce. Esso deve tuttavia essere combinato con un ruolo attivo dei consumatori, sia nella fase che precede l’acquisto, seguendo le best practice indicate, sia eventualmente in una fase successiva segnalando gli illeciti riscontrati, in modo da consentire lo sviluppo strategie di comunicazione, sensibilizzazione ed intervento ancora più efficaci.

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