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Responsabilità penale delle piattaforme social: il Governo indiano contro Twitter

L’India ha tolto lo scudo protettivo a Twitter: non sarà più considerato come un semplice intermediario che ospita i contenuti degli utenti, ma come un vero e proprio editore, per non essersi conformato ai requisiti legislativi stabiliti nel Digital Media Ethics Code. La posta in gioco e le ripercussioni

27 Lug 2021
Michele Consalvi

Analyst Hermes Bay

Le violazioni di Whatsapp sotto la lente di EDPB

Il governo indiano ha revocato l’immunità penale per il colosso social Twitter, riguardante la pubblicazione e la condivisione di contenuti considerati “non conformi alla legge” del Paese. Il social network guidato da Jack Dorsey sarà dunque ora considerato penalmente responsabile per ogni contenuto che gli utenti pubblicheranno tramite stesso.

La legge indiana contro Twitter

Dopo aver esortato la piattaforma di microblogging a conformarsi ai requisiti legislativi stabiliti nel Digital Media Ethics Code, entrato in vigore alla fine di maggio, l’ex Ministro per l’Elettronica, l’Informazione e la Tecnologia indiano nonché membro di spicco del governo guidato da Narendra Modi, Ravi Shankar Prasad, ha dichiarato ufficialmente davanti all’Alta corte di Nuova Delhi che Twitter non godrà più dello “scudo protettivo” per i contenuti pubblicati dai suoi utenti in India[1].

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Il nodo della responsabilità delle piattaforme

Secondo la nuova legge indiana, le aziende IT con oltre 5 milioni di iscritti in India saranno obbligate a di dotarsi di strumenti per la verifica degli utenti e il filtro dei contenuti, imponendo inoltre l’obbligo di informare gli utenti di eventuali blocchi del proprio profilo, con relative spiegazioni in merito al provvedimento; nominando inoltre un responsabile del controllo compliance, un addetto ai reclami, e una persona attiva 24 ore al giorno per rispondere alle richieste delle forze dell’ordine. Secondo quanto previsto dalla nuova normativa, tutte e tre le figure dovranno risiedere in India[2].

Secondo quanto previsto dalla sezione 230 del Communications Decency Act americano, le piattaforme social non sono considerate responsabili dei contenuti pubblicati dagli utenti[3]. Al contrario, per il Governo indiano, da questo momento Twitter non sarà più considerato come un semplice intermediario che ospita i contenuti degli utenti, ma come un vero e proprio editore, che in quanto tale sarà direttamente responsabile di tutto ciò che verrà pubblicato sulla propria piattaforma.

Al contrario di Facebook, Google e altre società simili che si sono già conformate parzialmente o completamente alla nuova legge, Twitter avrebbe “scelto deliberatamente la strada della non conformità”, come dichiarato da Prasad, il quale nel giugno 2021 era stato colpito in prima persona dalla “censura” del social network, a causa di presunte “violazioni del Digital Millennium Copyright Act degli Stati Uniti”[4].

I precedenti

Il disallineamento della piattaforma social di Dorsey ha ulteriormente esacerbato la tensione tra il governo indiano e il social network, già non in ottimi rapporti dopo le vicende relative all’ordine di rimozione di alcuni account considerati critici dalle autorità di Nuova Delhi, durante lo svolgimento delle grandi proteste di massa degli agricoltori indiani e il tentativo di intimidazione da parte della polizia negli uffici Twitter[5].

In merito alla propria reticenza, che le autorità indiane interpretano come un tentativo da parte del social made in USA di “minare il sistema legislativo indiano”, Twitter ha dichiarato di essere “preoccupato dai recenti eventi riguardanti i nostri dipendenti in India” e per “la potenziale minaccia alla libertà di espressione per le persone che serviamo”; chiedendo al governo indiano di concedergli altri tre mesi per conformarsi al nuovo regolamento[6].

A tal proposito, è intervenuto nuovamente l’ex Ministro Prasad, dichiarando che “tutte le piattaforme di social media sono benvenute per fare affari in India”, aggiungendo però che alcune di loro affermano di essere legate alle leggi americane, pur operando e facendo ingenti profitti in territorio indiano, e questo, secondo Prasad, “non è chiaramente accettabile”[7].

La posta in gioco

Nonostante le prime resistenze, Twitter aveva già iniziato ad assecondare le richieste del governo indiano, nominando un chief compliance officer ad interim e un addetto ai reclami, aprendo un ufficio in India in otto settimane, soddisfacendo, quindi, alcuni dei requisiti previsti dalle norme emanate dal Governo nel mese di febbraio.[8]

L’apparente decisione da parte di Twitter di “cedere” gradualmente alle richieste del governo indiano è principalmente figlia di aspetti economici. Infatti, la posta in gioco in India è particolarmente alta per le aziende IT in quanto, esclusa la Cina, l’India è l’unico mercato che raggiunge il miliardo di utenti.

Secondo una ricerca effettuata da Insider Intelligence[9], l’aspetto demografico e la cultura digitale emergente sono aree mature per lo sviluppo del social media in India. Nel 2019, il numero di utenti Twitter nel Paese è aumentato del 14,8% passando a 27,3 milioni. Il successo di Twitter in India è in gran parte dovuto agli investimenti nella localizzazione dei suoi servizi. Nel 2019, Twitter ha riprogettato il proprio sito Web per aiutare gli utenti a localizzare i contenuti in sette lingue: hindi, gujarati, marathi, urdu, tamil, bengalese e kannada. Twitter India ha dichiarato, nell’autunno del 2019, che i tweet non in inglese ora rappresentano la metà del totale del Paese.

Non è la prima volta che Twitter si scontra con le autorità locali. Oltre al già citato scontro con le autorità indiane e la ormai nota vicenda della sospensione dell’account dell’ex Presidente USA Donald Trump, ha fatto scalpore il caso che ha visto coinvolti Twitter e il governo nigeriano. Alla base dell’episodio, la censura di un post del presidente Muhammadu Buhari, che minacciava di punire i secessionisti regionali, considerato da Twitter in violazione della propria politica. Il governo nigeriano, come prevedibile, non ha gradito la decisione della piattaforma, e dopo diversi giorni di attesa ha deciso di passare al contrattacco. Infatti, da venerdì 4 giugno il social network non è più disponibile in Nigeria. Molti hanno pensato inizialmente a un malfunzionamento dei server di Twitter, ma è stato lo stesso Ministero dell’Informazione del Paese africano ad aver rivendicato la responsabilità dell’accaduto, annunciando, per voce del Ministro dell’Informazione Lai Mohammed, un blocco a tempo indeterminato della piattaforma, adducendo l’utilizzo persistente di quest’ultima “per attività dannose per il Paese”. Decisione che ha trovato il benestare dello stesso Donald Trump, il quale ha esortato altri paesi a seguire l’esempio del governo nigeriano[10].

Da Hong Kong alla Russia, passando per la Ue: le “intromissioni” dei Governi nel business delle piattaforme

Sempre più paesi stanno adottando misure simili a quelle in vigore in India, come ad esempio Hong Kong, intenzionata ad approvare un emendamento alla legge contro il doxing (pratica basata sulla divulgazione online di informazioni e dati sensibili di una persona, senza il suo consenso e con intenti malevoli), formulando requisiti particolari per i giganti della tecnologia, con il fine di renderli responsabili della condivisione dannosa di informazioni personali su Internet. Alcune Big Tech come Google, Facebook, Apple, Linkedin e la stessa Twitter (unite nell’Asia Internet Coalition) hanno minacciato di lasciare Hong Kong se gli emendamenti alla legge sulla privacy dovessero essere approvati[11].

Anche il presidente russo Vladimir Putin ha recentemente firmato una legge che obbliga i social media stranieri di aprire uffici in Russia, imponendo a qualsiasi piattaforma con 500.000 o più utenti giornalieri a conformarsi alla nuova legge[12].

Ma il dibattito sulle presunte “intromissioni” delle autorità governative nell’indipendenza delle piattaforme online e nel mantenimento del libero esercizio del diritto alla libertà di parola dei cittadini, anche attraverso tali piattaforme, sta arrivando anche in Europa. Lo scorso martedì, il Parlamento europeo ha infatti approvato una controversa legge che consentirà alle aziende digitali di rilevare e segnalare abusi sessuali su minori sulle loro piattaforme[13], effettuando di fatto la “scansione a tappeto”, per i prossimi tre anni, dei messaggi privati ​​dei cittadini europei per cercare prove di adescamento di minori; eventualità che potrebbe scontrarsi nettamente con le disposizioni previste dal GDPR. Gli stessi legislatori europei chiamati al voto, alcuni dei quali hanno denunciato la pressione subita per approvare in tempi rapidi il disegno di legge, hanno definito “legalmente viziato” il contenuto di quest’ultima, che potrebbe facilmente “sgretolarsi davanti a un tribunale”; preoccupazioni condivise dagli attivisti per i diritti digitali, che temono una deriva verso una sorveglianza di massa da parte delle forze dell’ordine e delle aziende private.

Note

  1. https://www.theweek.in/news/india/2021/06/16/should-twitter-lose-legal-liability-shield-union-minister-ravi-shankar-prasad-speaks-out.html
  2. https://www.indiatoday.in/technology/features/story/twitter-loses-its-intermediary-status-in-india-here-is-what-it-means-1815491-2021-06-16
  3. https://www.eff.org/issues/cda230
  4. https://timesofindia.indiatimes.com/india/twitter-denied-access-to-my-account-for-an-hour-union-minister-ravi-shankar-prasad/articleshow/83837626.cms
  5. https://www.wired.it/internet/regole/2021/07/08/twitter-india-immunita-contenuti-utenti/?refresh_ce
  6. https://techcrunch.com/2021/07/06/twitter-has-lost-liability-protection-in-india-government-says/?guccounter=1
  7. https://techcrunch.com/2021/07/06/twitter-has-lost-liability-protection-in-india-government-says/
  8. https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-07-08/twitter-pledges-to-fully-comply-with-india-internet-rules
  9. https://www.emarketer.com/content/asia-pacific-drives-twitter-growth-as-other-regions-plateau
  10. https://www.reuters.com/technology/nigeria-indefinitely-suspends-twitter-operations-information-minister-2021-06-04/
  11. https://www.wsj.com/articles/big-tech-threatens-to-unfriend-hong-kong-11625565276
  12. https://nypost.com/2021/07/01/putin-forces-foreign-social-media-companies-to-open-offices-in-russia/
  13. https://www.politico.eu/article/european-parliament-platforms-child-sexual-abuse-reporting-law/
@RIPRODUZIONE RISERVATA

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