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L’AI sta cambiando la filiera digitale più rapidamente della capacità di mercato e istituzioni di adattarsi. La questione centrale è lo spostamento del potere: chi controlla accesso alle informazioni, distribuzione dei contenuti e reti.
Nell’informazione, i riassunti generati da Google nelle ricerche (AI Overviews) possono ridurre il traffico verso i siti, ma i dati più recenti indicano un impatto meno uniforme di quanto si tema. Contano soprattutto forza del brand, formati proprietari e capacità di trattenere l’utente.
Sul piano delle infrastrutture, la Commissione europea prepara il Digital Networks Act per riscrivere le regole delle telecomunicazioni: “single passport” per gli operatori e dismissione del rame entro il 2035. La semplificazione promessa apre un confronto su investimenti, resilienza delle reti e tutele degli utenti.
Cresce anche il rischio sulla sicurezza informativa: “sciami” di agenti AI coordinati possono simulare consenso e rendere più efficace la disinformazione, con effetti sui processi democratici.
In Italia torna l’ipotesi di limiti ai social per i più giovani, ma il punto critico resta l’applicazione: senza enforcement le regole restano sulla carta.
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Ricavi e profitti delle Big Five sorprendono in positivo, ma l’attenzione si sposta sui maxi investimenti 2026 in data center per l’AI e sui tempi di ritorno. Il mercato premia Meta per la monetizzazione dell'AI, penalizza Microsoft e Amazon per i dubbi su Azure e Capex. Sullo sfondo: la paura della bolla accelera | | | |
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AI Overviews di Google devastano i clic in serp, ma l’impatto netto sui siti news appare più contenuto secondo un nuovo studio accademico. In questa differenza c'è molto del futuro dell'informazione e importante lezioni per editori e giornalisti | | | |
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Il contributo fisso da 2 euro sui pacchi extra-UE sotto 150 euro nasce per finanziare controlli e ridurre irregolarità, ma rischia di spostare gli sdoganamenti verso hub UE alternativi. Le critiche indicano danni competitivi per la logistica italiana, gettito incerto, effetti regressivi sui beni low-value e un possibile paradosso ambientale legato a più trasporto su gomma | | | |
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La proposta di Digital Networks Act ridisegna le regole UE delle comunicazioni: autorizzazioni più snelle con il “single passport”, maggiore coordinamento sullo spettro e licenze più stabili. Impone lo switch-off del rame al 2035, rafforza tutele e trasparenza per gli utenti finali. Vediamo articolo per articolo cosa dice davvero | | | |
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L’Europa vuole una “maggiore età digitale”. Francia, Spagna, Portogallo, Regno Unito e Italia sperimentano modelli che vogliono spostare in avanti l’ingresso nei social. Ma i social sono ormai infrastrutture di accesso allo spazio pubblico. Il punto vero da tutelare è il rapporto tra minori, piattaforme, dati e cittadinanza digitale | | | |
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I-Com fotografa una domanda ancora debole: la maggioranza non pagherebbe di più per FTTH o 5G e spesso non sa nemmeno se l’offerta includa il 5G. Per spingere l’upgrade contano copertura e servizi differenzianti, ma la variabile chiave sono le competenze digitali e la consapevolezza d’uso | | | |
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Chatbot, trascrizioni, traduzioni e analisi documentale: l’AI si diffonde nei parlamenti europei per aumentare produttività e accessibilità dei lavori. Dai casi di Parlamento europeo, Finlandia, Estonia, Spagna, Germania e Grecia emergono benefici e rischi. La chiave è la governance con supervisione umana | | | |
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10 MARZO 2026 | ROMA
Sovranità Cloud: Italia digitale alla prova
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