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Oggi il filo conduttore è la sovranità digitale europea, messa alla prova da tensioni geopolitiche e da un mercato che corre più veloce delle istituzioni: se Washington cambia postura, Bruxelles deve decidere quanto dipendere da piattaforme e infrastrutture extra-Ue e con quali contromisure.
Ne discutiamo tra modelli “coopetitivi”, cloud e dati (con l’idea che “tenerli in casa” non basta), leve di procurement pubblico e un nodo sempre più evidente: troppe regole possono frenare produttività e investimenti, come segnala l’Ocse.
L’altra direttrice è il rapporto tra intelligenza artificiale, potere e diritti. Dalla moderazione delle piattaforme e i suoi effetti sul dibattito pubblico, alle pressioni sulla legalità democratica, fino ai rischi cyber che l’AI moltiplica nei contesti aziendali.
In parallelo, l’Europa cerca una linea sull’Antitrust nell’era dell’AI, mentre su copyright e tutela dei contenuti emergono svolte politiche: a Londra, dopo le proteste, si profila un irrigidimento delle garanzie.
Chiudiamo con l’AI dentro la vita quotidiana e nei settori: cosa conviene davvero in casa tra domotica e assistenti, come cambia il lavoro (meno allarmismi, più competenze), e dove si gioca la partita industriale tra qualità del software, HCM e formazione tecnica. Sullo sfondo, eCommerce italiano, sanità territoriale, mobilità e sostenibilità: l’innovazione aiuta quando aumenta fiducia, efficienza e servizi, ma impone nuove responsabilità su dati, sicurezza e governance.
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risoluzione parlamento ue
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La risoluzione del Parlamento Ue su sovranità tecnologica e infrastrutture digitali ridefinisce le priorità europee tra competizione globale, catene del valore fragili e dipendenze critiche. Il testo collega autonomia strategica aperta ed economic security, ma lascia aperta la dimensione operativa della sovranità tecnologica. Da qui la proposta di una “sovranità tecnologica coopetitiva”, fondata su cooperazione selettiva, competizione e regole di governance | | | |
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A fine 2025 l’Ue ha reso operativa la sovranità digitale con il Cloud Sovereignty Framework e una dichiarazione politica comune. Ma un’ingiunzione extraterritoriale che punta a dati custoditi in Europa riapre la partita: non basta dove stanno i dati, conta chi può essere costretto a consegnarli | | | |
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Secondo l’OECD Economic Outlook 2025, i costi della compliance in Europa incidono sull’economia reale: assorbono risorse, spostano lavoro e capitale e pesano su startup e PMI. L’espansione normativa crea oneri cumulativi che frenano investimenti, riducono il dinamismo e indeboliscono la produttività | | | |
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Il Parlamento europeo sposta il baricentro della sovranità digitale sulle infrastrutture tech: semiconduttori, connettività, cloud, software, dati e AI. La risoluzione del 22 gennaio propone una Digital Public Infrastructure basata su standard aperti e interoperabilità, collega resilienza e sicurezza alla riduzione delle dipendenze critiche e indica nel procurement pubblico una leva decisiva | | | |
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sovranità digitale europea
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Una dipendenza tecnologica che supera l’80% rischia di paralizzare l’Europa se gli Usa limitassero accesso a cloud e software. Il caso CPI e il nodo CLOUD Act–GDPR mostrano la vulnerabilità. Arrivano segnali politici, migrazioni (Germania, Danimarca), consorzi e investimenti. Ma restano costi, resistenze interne, deficit di talenti e un’Italia senza una reale strategia | | | |
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Il video di Barbero contro la riforma del CSM viene etichettato su Facebook come “false” da un fact-checker terzo. Da qui il confronto tra fact-checking e giudizio sulle opinioni, il tema della libertà di espressione e le responsabilità delle piattaforme. Che ruolo può avere il Digital Services Act? | | | |
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10 MARZO 2026 | ROMA
Sovranità Cloud: Italia digitale alla prova
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