le aspettative

La sanità digitale nel 2022: i pilastri di un’evoluzione “paziente-centrica”

Nuove tecnologie assistenziali “contactless”, terapie digitali, nuovi modelli di servizi sanitari, medicina personalizzata, nuovo Fascicolo Sanitario Elettronico, formazione: intorno a tutti questi concetti dovrà ruotare la sanità nel 2022. Ma soprattutto, ogni cosa dovrà essere sviluppata mettendo al centro il paziente

12 Gen 2022
Sergio Pillon

Coordinatore della Trasformazione Digitale, ASL di Frosinone

sanità digitale - Intelligenza Artificiale - fascicolo sanitario elettronico - dispositivi medici

Un “nuovo sistema sanitario”, una “rivoluzione epocale per il nostro SSN”, la “rivoluzione digitale del SSN”: il 2022 dovrebbe essere l’anno delle iperboli per la sanità digitale. Un dato è certo: i fondi non saranno un problema, e non solo attraverso il PNRR; il ministro Speranza ha appena firmato il decreto che, tra le altre cose assegna oltre 230 milioni ai medici di medicina generale per inserire una diagnostica di base negli studi dei MMG, allo scopo di ridurre le liste di attesa.

È un segnale, ma è anche un esempio di un sistema che si muove a compartimenti e che, nonostante i proclami, ancora non ha ben introiettato un concetto: qualsiasi sviluppo o tecnologia o modello dovrà ruotare e are sistema attorno al paziente.

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Cosa dovremo aspettarci, quindi, dal 2022?

Evoluzione delle tecnologie assistenziali

Guidate dal Covid ma anche dai grandi investimenti, le nuove tecnologie faranno passi da gigante, sempre più “contactless”, senza bisogno di contatto fisico diretto con il paziente, utilizzando i sensori di uso comune, ad esempio la fotocamera dello smartphone, sensori che utilizzano radiofrequenza, sensori di temperatura, sistemi integrati di sensori per la rilevazione senza bracciale della pressione arteriosa, certificati come dispositivi medici, il tutto guidato ed integrato dall’intelligenza artificiale. Un esempio sono i “simptom tracker” quei sistemi che, attraverso un’app, tengono traccia non solo dei parametri rilevati da un bracciale al polso del paziente, ma anche di eventuali sintomi o semplicemente di come si sente la persona, approfondendo con domande mirate la valutazione fino a suggerire un contatto con il proprio medico.

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Si diffonderanno sempre di più i “compagni digitali” dei farmaci, quelle app che sono integrate con una terapia e consentono di gestirla al meglio ottimizzandola o registrando automaticamente la somministrazione e la dose del farmaco. Un farmaco o una terapia complessa, con un compagno digitale migliorano l’aderenza terapeutica, il contatto con il medico prescrittore ed anche le valutazioni di “real life” della terapia.

Le terapie digitali

Oltre al compagno digitale arriveranno vere e proprie terapie digitali. Ad esempio, una terapia digitale ha mostrato recentemente in uno studio controllato un’ottima efficacia sul dolore lombare, suggerendo esercizi posturali adeguati e personalizzati, consentendo un miglioramento della vita rilevante per i pazienti.

Altre terapie digitali riguardano il supporto psicologico, il supporto alla terapia in alcune tipologie di neoplasie, il trattamento dell’obesità e molto altro.

Le tecnologie, insomma, ci sono ma mancano le regole: il compagno digitale viene venduto assieme al farmaco? È una opzione a pagamento per il paziente? Chi lo prescrive? Che ne valuta i risultati? E la terapia digitale come può essere prescritta? Come viene inserita nel prontuario farmaceutico? E la rimborsabilità? Riguardo il tele monitoraggio, quali sono le condizioni perché possa essere rimborsato dal SSN? E la tele riabilitazione? Nuove tecnologie ma anche nuove sfide per un SSN in grande cambiamento

Nuovi modelli assistenziali

Le tecnologie, lo abbiamo già detto, abilitano nuovi modelli di servizi sanitari. Il più semplice è quello della televisita, che non può essere una attività a parte ma deve essere un momento della cura. Oggi è un momento di controllo di una diagnosi già nota e allora, come logica conseguenza, ogni PDTA, percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale, dovrebbe essere integrato con la televisita. Non solo però con la televisita: sono uscite alcune regole sulla teleriabilitazione attraverso un accordo stato-regioni, il telemonitoraggio durante il COVID è diventato uno strumento di uso comune e nel PNRR è uno strumento chiave per il controllo della popolazione fragile. Nelle bozze dei nuovi modelli di cura da inserire nel PNRR, l’AGENAS ed il ministero della salute hanno esplicitato la telemedicina come obbligo e non solo come opportunità, sia come telemonitoraggio domiciliare dei pazienti più fragili, sia come strumenti per il teleconsulto e la telerefertazione nel setting dell’assistenza domiciliare.

Tutte queste metodiche di erogazione di servizi sanitari devono essere declinate nel solito modello concettuale, i PDTA, che definiscono chi, quando, come, dove e perché. Per esemplificare, immaginiamo la cardiologia, nello scompenso cardiaco. Teleconsulti con i MMG, televisite cardiologiche di controllo, ECG nelle case della salute o dal MMG o a domicilio con telerefertazione, integrazione del percorso con il telemonitoraggio e la teleriabilitazione cardiologica.

Immaginiamo questi modelli per il diabete, per le malattie reumatiche , per le malattie respiratorie, per le fragilità, per il percorso gravidanza o per il percorso di follow up delle malattie neoplastiche.

Non si tratta più di volenterosi direttori di struttura ospedaliera che mettono in piedi percorsi virtuosi, si costruirà un vero modello industriale della telemedicina, che includa anche gli specialisti ambulatoriali (SUMAI). Sappiamo dalla storia che il passaggio delle automobili verso modelli industrializzati ha significato cambiamenti profondi. La Ford T aveva quattro ruote, un volante, un motore a scoppio, dei freni. E tutti ricordano che quando lo accusarono di aver fatto automobili troppo essenziali, Henry Ford rispose con una celebre frase: “Quello che non c’è non si rompe”. Ebbene, la telemedicina del 2022 dovrà essere frutto di processi industriali, essenziale ed efficiente, un vero strumento di cura basato su piattaforme il più possibile “trasversali” a tutte le specialità ed i contesti clinici, emergenza, domicilio, case della comunità, ospedali della comunità.

Medicina personalizzata e FSE

La medicina, in realtà, stava cambiando da prima del Covid e ora il percorso continua. La medicina delle persone, la medicina personalizzata, significa anche che le “cronicità”, ormai diventate multicronicità e fragilità, andranno affrontate concentrandosi sulle persone e non sulle patologie. La medicina personalizzata non si occupa della medicina di genere, del diabetico, del cardiopatico, dell’artrosico… è una medicina delle persone, una medicina che si adatta all’individuo, una medicina che prende in carico una persona e non una cronicità.

Il punto centrale della medicina personalizzata sono i dati: si tratta di una medicina basata su grandi quantità di dati e non solo sui dati relativi alla salute; nella medicina personalizzata entrano in gioco anche indicatori socioeconomici, dalla cultura, al luogo di vita, ai servizi presenti sul territorio e molto altro. Il rinnovo del fascicolo sanitario elettronico, uno degli obiettivi della rimodellazione del SSN potrebbe essere un elemento chiave soprattutto se diventasse un repository da cui attingere, con servizi di fascicolo che possano integrarlo con l’intelligenza artificiale, con i dati del telemonitoraggio, delle televisite e di tutto il processo di diagnosi e cura. Speriamo per il 2022 in un FSE che diventi uno strumento reale di cura e non solo uno strumento di controllo di gestione del SSN.

Formazione

Dovranno necessariamente partire grandi iniziative, regionali e nazionali per le competenze digitali. I non più giovani, soprattutto i pazienti, avranno bisogno anche che la RAI, la televisione di servizio, avvii iniziative di formazione digitale. Non mi aspetto un “non è mai troppo tardi” per l’alfabetizzazione alla lettura ed alla scrittura, con il maestro Alberto Manzi, ma oggi persino “Striscia la notizia” inserisce quasi quotidianamente pillole di formazione digitale con l’ormai famoso Marco Camisani Calzolari.

E poi c’è la formazione universitaria: sento tante richieste da parte di colleghi di master universitari di primo e di secondo livello in eHealth, di formazione sulla leadership dell’innovazione digitale nei sistemi sanitari e, perché no, obbligo di una quota di formazione digitale nell’educazione continua in medicina, ECM. I principali stakeholder del farmaco stanno supportando con forza queste iniziative. Queste competenze dovranno essere vincolanti anche per la progressione nella carriera di manager del SSN.

Conclusioni

Infine, perché non concludere con un auspicio? I maggiori paesi al mondo hanno una “Digital Health Agency”, un’agenzia per la sanità digitale, con diversi nomi ma con gli stessi scopi: la governance della digitalizzazione del sistema sanitario. Sarebbe un atto di lesa maestà per FNOMCEO, Conferenza stato regioni, Ministero, ISS, AGID, NIS ed AGENAS? Io credo che mai come oggi valga il detto che mia madre ripeteva sempre: “Quando sono troppi i galli a cantare non si fa mai giorno”


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