Gestire la scuola in pandemia: cosa aspettarci dal ministro Patrizio Bianchi | Agenda Digitale

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Gestire la scuola in pandemia: cosa aspettarci dal ministro Patrizio Bianchi

Il neoministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi è un tecnico di alto profilo. Per comprendere quali potrebbero essere le linee di indirizzo della sua prossima azione, esaminiamo le proposte che la Task force da lui coordinata ha fornito per la gestione della scuola durante la pandemia al precedente ministro Lucia Azzolina

01 Mar 2021
Paolo Ferri

Professore Ordinario di Tecnologie della formazione, Università degli Studi Milano-Bicocca

Patrizio Bianchi è il nuovo titolare del Ministero dell’Istruzione ed è sicuramente un tecnico di alto profilo. Economista, è stato due volte Rettore dell’Ateneo di Ferrara, ma ha anche ricoperto per dieci anni la carica di Assessore alla Scuola, formazione e ricerca della regione Emilia-Romagna – forse la più avanzata d’Italia quanto a metodologie e infrastrutture didattiche.

È stato, inoltre, coordinatore della commissione dei Saggi che ha fornito le indicazioni per la gestione della scuola durante la pandemia al precedente ministro Lucia Azzolina. Un curriculum di tutto rispetto e sicuramente una persona competente e capace. Per comprendere la probabile linea al Ministero analizziamo le proposte della Task force scuola da lui coordinata.

Il documento è stato consegnato al Ministro Azzolina durante l’estate, ma reso pubblico sul sito del Miur, solo, quando il 13 febbraio 2021, il neo-ministro è stato nominato (il documento integrale). Il testo dovrebbero perciò contenere indicazioni utili sulle linee di indirizzo della sua prossima azione, dopo la controversa stagione della Ministra Azzolina e della DAD.

Le indicazioni della commissione Bianchi per la riapertura della scuola

Lo scopo della “commissione Bianchi” era quello di elaborare idee e proposte inerenti alle modalità di riapertura della scuola, dopo la sospensione totale della didattica in presenza determinata dalla prima ondata della pandemia. La commissione era stata istituita, da Azzolina, per formulare idee, progetti e proposte sulla riapertura della scuola a settembre ma aveva anche il compito di tracciare linee guida di sviluppo per il futuro del sistema formativo italiano con uno sguardo di indirizzo “ampio”: dai “programmi” all’edilizia scolastica, dall’utilizzo delle tecnologie digitali alla formazione e al reclutamento dei docenti e al sistema di valutazione.

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Quella che esce dal documento della Commissione Bianchi è la condivisibile immagine di una scuola inclusiva e solidale, attenta all’innovazione e alle materie STEM e alla loro integrazione con le discipline umanistiche.

Una scuola che rifiuta l’idea dell’aula tradizionale e degli spazi didattici novecenteschi a favore della idea degli ambienti di apprendimento flessibili. Un’istituzione formativa, cioè, che valuta e premia le buone pratiche e valorizza anche attraverso incentivi premiali la competenza e la formazione continua. Analizziamo più a fondo le indicazioni relative all’”aumento digitale” della scuola.

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Il testo accetta la sfida della digital transformation e afferma, anche se con qualche timidezza, come sia necessario potenziare le competenze digitali di apprendimento/insegnamento di insegnati e studenti. E’ necessario, afferma ancora il documento, formare cittadini digitali capaci di utilizzare in modo consapevole e critico i nuovi strumenti di comunicazione e di apprendimento digitale – in questa ottica i framework europei Digicomp e Digicomedu sono il punto riferimento naturale e auspicabile. Lo sviluppo di queste indicazioni di massima si è poi tradotto nelle Linee Guida per la Didattica Digitale Integrata del Ministro Azzolina che sono in vigore da quest’anno negli istituti scolastici ma, di fatto, solo dalla secondaria superiore e su cui ci siamo soffermati lungamente.

Le timidezze del documento potrebbero essere anche quelle che si evincono dalle prime dichiarazioni del Ministro legate alla “assoluta necessità” di un rientro integralmente in presenza degli studenti a scuole. So di essere fuori dal coro, ma perché non pensare e non solo in tempi di pandemia, a un uso integrato delle tecnologie che permetta forme avanzate di Blended Learning; intendiamo, cioè, modalità di “aumento digitale strutturale” della didattica in presenza, con una parte delle attività traghettata in digitale e progettata e moderate dai docenti secondo l’approccio del costruttivismo sociale (Laurdrillard, 2013).

Si tratta di un approccio metodologico che renderebbe più flessibile e meglio corrispondente ai tempi della vita di studenti, genitori e insegnati la nostra scuola, non solo durante la pandemia. Penso che sia necessario capitalizzare e non disperdere il patrimonio di esperienze e di buone pratiche digitali, messe in atto dagli insegnati in questo anno, che forse è l’unico frutto positivo della tragedia pandemica che stiamo vivendo.

Del resto, gli strumenti per farlo sono già contenuti nelle Linee guida volute da Azzolina che sarebbero però da estendere, non solo nei casi di messa in quarantena della classe, anche ai primi gradi dell’istruzione e non solo alle superiori. Bianchi lo sa bene perché ha guidato l’assessorato alla scuola in una regione, l’Emilia-Romagna, che è un’eccellenza anche nella digitalizzazione delle pratiche didattiche sia da un punto di vista metodologico che infrastrutturale.

La didattica aumentata digitalmente come “normalità” nella scuola

Per realizzare questa “nuova normalità”, anche digitale, della scuola gli ingredienti potrebbero essere questi, oltre al cablaggio in banda ultra-larga di tutte le scuole italiane e alla disponibilità di una buona rete wifi e di notebook con le licenze software opportune:

  • si dovrebbe dotare ogni scuola di una piattaforma per la gestione delle classi virtuali (Google Classroom, Edmodo, Moodle ecc.), integrata con tool per la video-conferenza live (Zoom, Skype, Meet, Teams) che permetta agli insegnati delle scuole di ogni ordine e grado di allestire e progettare in anticipo rispetto all’inizio dell’anno scolastico un doppio digitale della classe reale e la porzione di PTOF da dedicare a queste attività.
  • In ogni livello di Scuola, si dovrebbe poter permettere agli insegnati, possibilmente attraverso un’offerta omogenea di istituto, di variare consapevolmente il disegno della progettazione didattica del PTOF, aumentandola digitalmente (Laurillard, 2013), e ponendo una maggiore enfasi sulla interazione attiva e sulla partecipazione degli studenti anche on-line.
  • Sarebbe molto utile mettere in campo, una formazione dedicata, che permetta a tutti i docenti di acquisire le sei la abilità previste dal framework europeo Digicompedu e relative a queste tematiche:
    • competenze professionali dei docenti;
    • contenuti digitali per l’apprendimento;
    • aspetti pedagogici e didattici connessi all’uso delle tecnologie;
    • valutazione attraverso le tecnologie digitali;
    • personalizzazione e individualizzazione degli apprendimenti;
    • lo sviluppo della competenza digitale degli studenti).

Questo anche attraverso corsi in Digital Learning e Mooc, percorsi formativi specifici e validati scientificamente, dedicati alla gestione consapevole degli ambienti virtuali di apprendimento e alla progettazione e gestione della didattica “in ambiente digitale”.

  • È necessario poi che ridato nuovo vigore e cospicui finanziamenti al Piano Nazionale Scuola digitale per completarne e rivederne l’attuazione alla luce dell’esperienza della pandemia

Conclusioni

Con queste indicazioni auguriamo buon lavoro e un’ottima riuscita al Ministro Bianchi e speriamo che la lezione così duramente appresa da tutti noi durante la pandemia venga compresa e valorizzata. L’emergenza, infatti, ci dovrebbe aver reso avvertiti rispetto all’ineludibile necessità di un aumento digitale della scuola. Ci auguriamo che questa consapevolezza possa tradursi in azioni concrete e divenire realtà durante il suo ministero e grazie ai cospicui finanziamenti di cui ci auguriamo la scuola e la ricerca possano godere grazie ai fondi del piano NextGenerationEu.

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