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scuola digitale

LIM, ma serve davvero? Un bilancio sulla Lavagna Interattiva Multimediale a scuola

A quasi vent’anni dal suo arrivo nelle aule italiane, si può dire che la LIM ha portato innovazione, favorito l’inclusione, promosso lo sviluppo di numerose skills, non da ultimo quella digitale di docenti e studenti. Ma ci sono ancora i margini per una sua integrazione nella didattica del XXI secolo?

21 Feb 2020
Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino


Sono passati diversi anni dall’introduzione, nelle scuole italiane, della lavagna didattica multimediale, comunemente nota come LIM. Prima di fare un bilancio, che ripercorre circa 15 anni della storia della scuola italiana e del suo rapporto con le tecnologie, per i non addetti al mestiere e per chiunque abbia un’idea poco chiara o vaga di questo device, eccone alcune caratteristiche significative.

Cos’è la LIM e a cosa serve

La LIM viene così definita dal MIUR – Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca[1]: una tecnologia che consente di creare condizioni di accesso ai contenuti digitali nello spazio fisico dove è agita prevalentemente la relazione formativa tra studenti e docenti, l’aula scolastica, al fine di rendere la didattica in ambiente digitale una possibilità quotidiana d’esperienza e non un evento circoscritto ad episodio, come sovente accade quando la tecnologia digitale è destinata ad aule specifiche quale il laboratorio d’informatica.

Esternamente la LIM è strutturata come una vera e propria lavagna tradizionale, all’intero però, è assolutamente tecnologica: si compone di schermo touchscreen, che consente di scrivere e disegnare con appositi pennarelli digitali o con il tocco delle dita direttamente, in modalità touchscreen, ed è inoltre collegata a un computer e ad un proiettore. Si parte da una struttura di base, che può essere poi potenziata mediante l’uso di software specifici. Con essa si possono realizzare molteplici attività, tra cui la navigazione in internet, la proiezione di contenuti testuali o visuali, si possono ascoltare e vedere materiali audio- visuali, svolgere esercizi interattivi, archiviare lezioni e condividerle. Le lezioni possono essere costruite in maniera nuova e dinamica, favorendo contestualmente l’ingresso in aula di altri metodi e approcci, dal BYOD – Bring Your Own Device – alla Flipped Classroom, Classe Capovolta.

Il progetto Marinando

Proviamo ora a ripercorrere in sintesi la storia di questo device dai primi istanti in cui ha fatto il suo ingresso nella scuola italiana, che per la prima volta, rispetto ad una lunga serie di innovazioni tecnologiche e pedagogiche, ha innestato nella didattica un processo inarrestabile verso il digitale. Nell’anno scolastico 2006/2007, la scuola secondaria di primo grado dell’isola di Marettimo, nelle Egadi in Sicilia, a causa di un progressivo spopolamento contava solo due iscritti, rendendo quasi impossibile garantire ai due alunni un percorso scolastico completo. L’Ufficio Scolastico Provinciale di Trapani, in accordo con l’Agenzia Nazionale per l’Autonomia Scolastica, propose un gemellaggio della piccola scuola con altre scuole toscane per una sperimentazione didattica a distanza, che prevedeva l’uso delle LIM e un sistema di videoconferenze. Nasceva così il progetto Marinando (MARettimo IN Ambiente di appreNDimento Online)

“Il progetto nasce come una sperimentazione del “fare scuola” a distanza utilizzando i moderni strumenti della tecnologia informatica e della comunicazione, al fine di far condividere realmente e “in diretta” l’esperienza scolastica ad alunni e docenti che si trovano in luoghi diversi.(…). Nelle sue linee essenziali, il progetto realizza il collegamento di una delle classi prime della scuola media dell’Istituto Statale della SS. Annunziata (Poggio Imperiale) di Firenze e dell’IC E. Fermi di Scandicci, con la scuola di Marettimo, attraverso la videoconferenza e la lavagna multimediale interattiva condivisa. Il setting tecnologico per questa sperimentazione è particolarmente interessante: in ognuna delle tre classi coinvolte sono state installate una lavagna e una videocamera per riprendere ciò che accade nella classe e uno schermo su cui ricevere un feedback audiovisivo dalle aule remote. Anche la scuola di Favignana, in provincia di Trapani, a cui la classe di Marettimo fa riferimento dal punto di vista istituzionale, usufruisce dei collegamenti, in modo da verificare l’andamento dei lavori. Con l’anno scolastico in corso il progetto si è allargato alle nuove classi prime di Marittimo, Rignano sull’Arno (FI), Capaci (PA), ed alla barca di Niki, il bambino costretto per ragioni di salute a vivere su una barca, che opera su una lavagna ‘portatile’ di dimensioni ridotte collegata via satellite ad internet”. (Piano per la diffusione delle Lavagne Interattive Multimediali, 2009).

L’arrivo massiccio della LIM nelle aule italiane

A questo punto nasce un’azione massiccia per introdurre le LIM nelle scuole italiane, per cui nel 2007 la Direzione Generale per i Sistemi Informativi – Ufficio V emana la nota n. 3591 del 23 novembre 2007 e poco dopo il Dipartimento per la Programmazione ministeriale e per la gestione ministeriale del bilancio, delle risorse umane e dell’informazione Decreto si pronuncia con il decreto direttoriale del 6/12/2007. A livello internazionale la LIM era già conosciuta sin dagli anni ’90, e sin dal 2003 emergono ricerche sull’utilizzo e sull’efficacia del dispositivo e sulla sua progressiva integrazione nella didattica quotidiana, che vede coinvolti paesi come il Messico[2], l’Australia, il Canada, la Danimarca[3], la Spagna[4], la Gran Bretagna, il Portogallo, gli Stati Uniti[5]. E già nel 2000 le Conclusioni della Presidenza straordinaria del Consiglio di Lisbona sottolineavano la necessità di ambienti di apprendimento polifunzionali e accessibili, supportati il più possibile dalle tecnologie. Anche la conferenza Eminent[6] del 2007 si era occupata dell’ingresso delle lavagne interattive come evento moltiplicatore di innovazione e al Bett di Londra da anni la LIM è protagonista di eventi e riflessioni sul suo uso nella didattica.

Il Summit europeo del 2001, in particolare laddove si invitava a dare incentivi finanziari per promuovere l’avanzamento e la diffusione dell’eLearning, metteva già due decadi fa la LIM o IWB – Interactive White Board, al centro delle pratiche innovative in vari sistemi scolastici a livello non solo europeo. In Italia il numero di lavagne vendute tra il 2003 e il 2007 ha fatto un balzo da 100 a 4000 unità. Arrivano prima a Trento, poi in Lombardia ed in Emilia Romagna e nel 2006 con il progetto Digiscuola in Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise. In particolare la Provincia Autonoma di Trento ha promosso il progetto LIM4DIDA del 2007[7], come una fase dell’azione complessiva che prevedeva una sperimentazione di servizi di supporto allo sviluppo della programmazione didattica basata sull’uso delle lavagne interattive, con l’obiettivo di avere una LIM in ogni classe per la fine del 2012

Già nel 2006 il Ministero dell’Istruzione aveva promosso il già citato progetto Digiscuola, un programma diviso in due fasi, una di formazione, che prevedeva un piano di attività rivolto ai docenti che dovevano imparare, in un ambiente di apprendimento online, un utilizzo critico e consapevole degli oggetti digitali forniti e delle dotazioni d’aula (lavagna e personal computer); successivamente veniva loro chiesto di acquisire le competenze necessarie a progettare e realizzare contenuti digitali rivolti all’utilizzo da parte degli studenti.

La LIM verso un uso capillare

Successivamente, con il piano eGov 2012[8] del 2009 e il protocollo d’intesa dell’ottobre 2008, il MIUR e il Ministero della PA hanno avviato una serie di interventi coordinati per l’innovazione digitale della scuola. Il piano operativo si basava sulla diffusione delle lavagne interattive multimediali nelle scuole secondarie di primo grado statali.

La nota 1726 del 10 dicembre 2008 del Ministero dell’istruzione spiegava come il progetto mirasse a fornire alle scuole un set di dotazioni tecnologiche composto da lavagna interattiva, proiettore integrato, personal computer, contenuti didattici digitali e prevedendo anche la formazione dei docenti. Nell’anno scolastico 2008/9 sono state introdotte e installate nelle scuole italiane, cominciando appunto dalle secondarie di primo grado, 20 mila LIM, e altre 8 mila sono entrate nel successivo anno scolastico nelle secondarie di secondo grado. In questa prima fase il MIUR ha coinvolto circa cinquantamila docenti e 350.0000 studenti saranno coinvolti nella prima fase, con l’impegno di immettere nel circuito LIM altri 25.000 insegnanti.

“L’Azione LIM Promossa per la prima volta nel 2008, prevedeva la diffusione capillare della Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) nella didattica in classe. La LIM era vista come un oggetto dalle sembianze simili alla lavagna di ardesia che doveva entrare nelle classi, senza stravolgerle e consentendo una graduale familiarizzazione dei docenti con le tecnologie. Con questa azione sono state assegnate 35.114 LIM grazie ad uno stanziamento complessivo di 93.354.571 euro, di cui 80.937.600 euro per l’acquisto di LIM e 12.416.971 euro per la formazione di 72.357 docenti all’uso sia tecnico che didattico delle LIM stesse”. (Piano Nazionale Scuola Digitale, pag.12, 2015)[9]

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Secondo un’indagine del MIUR del 2 aprile 2012, dopo sei anni appena dall’introduzione della lavagna interattiva, l’82% delle scuole pubbliche e il 18,5% di quelle paritarie stavano usando la LIM. I dati del Ministero che indicano che nelle scuole statali le lavagne erano presenti in 3 classi su 4, mentre nelle private solo in una su 4, per essere collocate nei laboratori nel 48,6% dei casi. I docenti statali che usano “abbastanza” o “molto” le tecnologie moderne sono ormai il 75%. E nelle paritarie non più del 55%.  Gli alunni delle scuole pubbliche le utilizzano per studiare e fare ricerche in 88 casi su cento, contro il 31% dei loro colleghi delle paritarie, che nelle interrogazioni le usano “abbastanza” o “molto” solo 23 su cento. In termini di scuola 2.0, questa volta a perdere sono gli istituti privati.

Un’altra indagine, questa volta condotta dalla Pearson[10] all’inizio dell’anno scolastico 2011/2012 coinvolgendo circa 350 docenti della secondaria di primo grado, sembra confermare i dati del MIUR, aggiungendo al puro risultato statistico alcuni punti a favore di un suo sempre più capillare della LIM: il campione intervistato era composto da insegnanti della scuola secondaria di primo grado che nel 70% dei casi utilizzavano la LIM da almeno due anni. L’uso costante ha portato molti di loro a coinvolgere in modo attivo gli studenti, con una maggior partecipazione in tutte le fasi dell’insegnamento in classe. L’86,5% dei docenti aveva indicato che anche la didattica tradizionale veniva potenziata in maniera rilevante, mentre meno del 7% rilevava un ruolo distraente. Il cambiamento è comunque stato giudicato dalla maggior parte positivo: per il 60% la qualità e l’efficacia del proprio lavoro è ‘pienamente migliorata’ e un altro 30% ha riconosciuto comunque un ‘lieve miglioramento’. Poco meno del 10% dichiarava di non aver riscontrato particolari vantaggi.

Conclusioni

Non ci si è soffermati in questa sede sugli aspetti didattici e pedagogici della LIM e appena accennato è stato il punto di vista del contributo che ha portato alla didattica, la rete è infatti molto ricca di pubblicazioni in merito che si sono occupate degli aspetti didattici del device[11] (Novara D., 2018, Dursi G., 2018). Vale la pensa ricordare comunque che questo tipo di dispositivo ha diffusamente portato innovazione, ha favorito l’inclusione, con una didattica più dinamica e flessibile, ha promosso lo sviluppo di numerose skills, non da ultimo quella digitale di docenti e studenti.

Questo contributo ha voluto ripercorrere in chiave diacronica l’ingresso della Lavagna Interattiva Multimediale, per sollecitare alcune riflessioni nell’ottica di comprendere se oggi, a quasi due decenni dal suo arrivo nella scuola italiana, e con il supporto sempre molto significativo a livello istituzionale, si possa o meno parlare di occasione mancata o ci siano ancora i margini per una sua integrazione efficace nella didattica del XXI secolo.

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Referenze

Prior & Hall, ICT in schools survey 2003 and 2004 (The Stationery Office 2003; 2004)

http://for.indire.it/lavagnadigitale/templates/progetto_LIM.pdf [5/12/2019, 15,30]

http://www.catepol.net/2009/01/21/lim-lavagne-interattive-multimediali-a-scuola/ [5/12/2019, 16;00]

http://rivista.scuolaiad.it/n04-2011/dalla-lavagna-nera-alla-lavagna-digitale-come-le-tecnologie-possono-cambiare-la-scuola [5/12/2019, 21:00]

https://lavagna.wordpress.com/tag/marinando/ [6/12/2019, 19:00]

https://asnor.it/lim-lavagna-interattiva-multimediale/ [6/12/2019, 20:00]

http://rivista.scuolaiad.it/n04-2011/dalla-lavagna-nera-alla-lavagna-digitale-come-le-tecnologie-possono-cambiare-la-scuola [7/12/2019, 8:30]

http://www.europarl.europa.eu/summits/lis1_it.htm [7/12/2019, 9:00]

http://www.catepol.net/2009/01/21/lim-lavagne-interattive-multimediali-a-scuola/ [7/12/2019, 10:30]

https://lavagna.wordpress.com/tag/marinando/ [7/12/2019, 11:00]

http://for.indire.it/lavagnadigitale/templates/progetto_LIM.pdf [ 7/12/2019, 12:30]

http://www.vita.it/it/article/2018/02/26/cari-insegnanti-liberiamoci-dallincubo-della-lezione-frontale/146053/ [ 8/12/2019, 9:00]

https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/lim-come-funziona-e-i-vantaggi-ma-molte-classi-non-ce-lhanno-ancora/ [8/12/2019, 9:30]

https://clouddidattica.blogspot.com/2012/05/studenti-piu-bravi-con-la-lavagna.html [8/12/2019, 11:30]

  1. Piano per la diffusione delle Lavagne Interattive Multimediali (Progettazione delle attività in affidamento all’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica 1 da Marzo 2009 al termine del progetto
  2. In Messico, la diffusione delle LIM ha registrato un incremento quando, nel 2003, la Secretaría de Educación Pública ha incluso questa tecnologia nel progetto Enciclomedia.
  3. Dal 2003 anche in Danimarca la LIM si è diffusa nelle scuole come tecnologia didattica. Anziché avviare un’iniziativa centralizzata, il Ministero dell’Istruzione danese ha progettato dal 2006 forme di cofinanziamento per le scuole che decidono di dotarsi di questa tecnologia. L’agevolazione per l’acquisto ha funzionato da incentivo per la diffusione della tecnologia LIM nelle scuole.
  4. Progetti “Internet en la Escuela” e “Internet en el Aula”
  5. La banca dati nazionale del sito governativo del Ministro dell’Istruzione statunitense documenta numerose sperimentazioni e pratiche d’uso della LIM: tra queste, alcune rappresentano esempi significativi per la loro adesione al Programma nazionale, perché espressione di partenariati tra istituzioni, enti locali e organizzazioni no profit, o tra scuole e aziende produttrici.
  6. European Schoolnet is the network of 34 European Ministries of Education, based in Brussels. As a not-for-profit organisation, we aim to bring innovation in teaching and learning to our key stakeholders: Ministries of Education, schools, teachers, researchers, and industry partners.
  7. http://latemar.science.unitn.it/segue_userFiles/LITSA/SLIM4DIDA17-5-97.pdf
  8. http://storage.istruzioneer.it/file/Piano-e-governement-2012B.pdf
  9. https://www.istruzione.it/scuola_digitale/allegati/Materiali/pnsd-layout-30.10-WEB.pdf
  10. https://clouddidattica.blogspot.com/2012/05/studenti-piu-bravi-con-la-lavagna.html
  11. http://www.vita.it/it/article/2018/02/26/cari-insegnanti-liberiamoci-dallincubo-della-lezione-frontale/146053/,

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