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Direttore responsabile Alessandro Longo

scuola digitale

PNSD, tutti i problemi da superare sulla formazione del personale

di Giuseppe Corsaro, docente, Insegnanti 2.0

02 Ago 2017

2 agosto 2017

Il PNSD è fondamentale per il rinnovamento della scuola, e il suo successo dipende dall’efficacia delle attività di formazione, che però in questa prima fase hanno evidenziato frammentazione, disomogeneità di approccio, con risultati non soddisfacenti. Ecco alcuni suggerimenti

A quasi due anni dall’avvio del PNSD si moltiplicano gli interventi che, da diversi punti di vista, abbozzano dei bilanci (seppur parziali) sulle tantissime azioni che tale Piano ha ininterrottamente avviato da venti mesi a questa parte e di cui le scuole italiane (docenti compresi) sono state investite.

Su questa stessa testata si sono susseguiti di recente una serie di interessantissimi articoli sul PNSD e sullo stato della sua complessa attuazione. Direttamente il MIUR ha poi recentemente chiamato a raccolta dirigenti e docenti proprio per un grande e importante evento di bilancio e rilancio del PNSD (Roma 26/7/2017 – registrazione integrale dell’evento).

Certo non è ancora tempo di bilanci consuntivi definitivi e/o di valutazioni sommative, ma i tentativi fatti (tutti molto seri) di provare a fare un check-up di controllo (approfittando anche della pausa estiva) vanno comunque nella direzione di un possibile miglioramento ed eventuali aggiustamenti di rotta: hanno tutti un intento positivo e di critica costruttiva, insomma.

Si sta adesso (finalmente) palesando meglio una consapevolezza di come il PNSD costituisca il vero “cuore” della legge 107 (che a sua volta costituisce il ganglo centrale della strategia riformatrice dell’intera azione di governo).

Chi ha avuto (ed ha), a vario titolo e a diversi livelli, parte attiva in qualcuna delle tante azioni avviate dal PNSD, sente il bisogno di riportare la propria esperienza e magari di riuscire in qualche modo a contribuire con essa all’emersione (e alla soluzione) delle tante criticità attuative. Pressoché concorde è il giudizio positivo generale sul piano in sé, e diffusa è la sensazione che le azioni in esso strutturate abbiano in qualche modo raccolto e reso organiche le esigenze, gli auspici ed i bisogni che da tempo aleggiavano all’interno del mondo scolastico italiano (o almeno in una parte di esso).

Personalmente sono stato e sono coinvolto come formatore in tante delle azioni di formazione del PNSD destinate ai dirigenti e ai docenti. Il punto di vista di chi come me ha potuto in questi mesi essere investito della responsabilità di cercare di rendere la formazione prevista dal PNSD efficace, qualitativamente di buon livello e con ricadute effettive nella vita scolastica potrebbe forse fornire ai decisori (per le azioni a venire) una prospettiva di analisi particolare. Anche la privilegiata posizione di “admin” (amministratore) di una grossa community di insegnanti sensibili e attenti ai temi del PNSD (Insegnanti 2.0) mi mette nella condizione di ricevere continui feedback da tante parti e da diversi punti di vista (altri formatori, animatori digitali, docenti partecipanti alla formazione, ecc…). Senza per questo (lo ribadisco) voler emettere alcuna valutazione o giudizio di sorta, vorrei (con umiltà e senza alcuna pretesa) provare a dare il mio contributo in un’ottica collaborativa che possa far tesoro di eventuali errori passati.

Da quella che è la mia esperienza in questi mesi azzarderei affermare che le azioni di formazione previste dal PNSD costituiscono l’essenza stessa del Piano e che da esse dipende buona parte delle chances di pervasività di questo. Se fallisce la formazione del PNSD, fallisce il PNSD. Da ciò la necessità di un ulteriore sforzo e di una maggiore attenzione nei confronti di ciò che si sta attuando e si attuerà in termini di formazione.

I tanti formatori attivi nelle varie azioni di formazione del PNSD costituiscono un piccolo esercito di “attuatori” del PNSD, un ganglo importante di tutta l’enorme macchina del Piano. Non è secondo me affatto secondario il loro ruolo. Dalla loro opera (buona o cattiva) ne discendono buone o cattive ricadute su chi fruisce della formazione (DS, DSGA, AD, Team e Docenti).

La vastissima azione di formazione sui temi del digitale a scuola avviata dal PNSD (da tanti, me compreso, più volte e da tempo invocata e auspicata) si è dispiegata in questi due anni con una “potenza di fuoco” ed una capillarità forse mai viste prima nella scuola italiana. Da molto tempo era evidente ai più attenti osservatori come la mancata formazione degli insegnanti (in particolare quella sulle tecnologie digitali applicate alla didattica) costituisse un freno ed un ostacolo a qualsiasi progetto di rinnovamento all’interno della scuola. Il PNSD ha intavolato in gran stile una formazione specifica per tutti gli “attori” interessati dal processo d’innovazione. Dirigenti scolastici, DSGA, personale amministrativo, tecnici e (ovviamente) insegnanti.

Bene, anzi benissimo! Il PNSD tenta quindi di colmare un gap ormai evidente a molti.

E allora giù con la formazione dispiegata su tutto il territorio nazionale e per tutti i livelli scolastici. Vai con gli snodi formativi: bandi, selezioni, esperti e via dicendo. Una condizione necessaria ma non sufficiente. È assolutamente indispensabile assicurarsi della qualità e dell’efficacia di tale formazione. Vero nodo centrale da cui dipende la capacità di incidere (progressivamente e col tempo) nell’ordinario scolastico.

Non si può non ammettere che ci sono delle difficoltà. La macchina organizzativa/attuante non è ovunque ben rodata su questo genere di compiti e quindi si evidenziano situazioni molto diverse da regione a regione. In alcuni casi si va spediti usufruendo di percorsi e strutture organizzative già preesistenti (vedi Emilia Romagna), in altri casi si parte da zero o quasi.

Pur in presenza di un valido piano nazionale ci si è ritrovati insomma a dover fronteggiare una problematica fase di attuazione e di “localizzazione” di questa imponente azione di formazione. Alcune criticità sono emerse subito, altre strada facendo. Provo qui a farne un elenco dal punto di vista di un formatore (in modo empirico e assolutamente parziale).

L’individuazione dei destinatari della formazione

In alcuni casi si trattava di figure di sistema ben precise e quindi facilmente individuabili (DS, DSGA). In altri casi il compito di individuare i destinatari della formazione è stato lasciato alle singole istituzioni scolastiche e questo ha generato una notevole difformità tra le scuole. Pensiamo solo a com’è avvenuta l’individuazione dell’Animatore Digitale (AD). I DS (non tutti ancora in quel momento adeguatamente consapevoli del ruolo e dei compiti di tale nuova figura) hanno ottemperato nei modi più disparati. Chi ha nominato d’ufficio la Funzione Strumentale più attigua, chi ha coinvolto il Collegio Docenti, chi ha fatto un vero e proprio bando, chi ha svolto delle selezioni e chi si è tolto l’impiccio alla meno peggio. Risultato? Non sempre l’AD individuato è risultato essere la persona più adeguata al compito richiesto. In alcuni casi la nomina è stata vissuta come l’ennesima “gatta da pelare” elargita dal proprio DS. Una certa percentuale di AD ha palesemente osteggiato (o in alcuni casi boicottato) la formazione e il compito ricevuto (e quindi il PNSD in quella sua specifica realtà scolastica).

Qualcosa di simile è accaduta al momento di scegliere i facenti parte del Team per l’Innovazione.

L’individuazione, infine, dei dieci docenti per ogni scuola (candidati destinatari anch’essi di formazione PNSD) è avvenuta in tempi strettissimi (tant’è che mi risulta addirittura di alcune scuole che vi abbiano rinunciato) e con modalità di selezione non sempre coerenti con gli obiettivi e le finalità del PNSD stesso. Risultato? Classi troppo disomogenee nei livelli di competenze digitali di base e nella stessa motivazione ad una partecipazione attiva e convinta.

<p”>L’individuazione degli snodi formativi

In quanto alle sedi dove la formazione si è svolta (e si sta svolgendo ancora) c’è davvero un’ampia casistica. Parlo da formatore con esperienza diretta e anche basandomi su numerosi feedback ricevuti da altri formatori.

Si può proporre una formazione sulla didattica con le tecnologie digitali in un’aula senza dispositivi e con una connessione wi-fi di tipo casalingo (che dovrebbe permettere però l’accesso ad internet ai dispositivi personali di 40 persone)? Può essere efficace la formazione sulle didattiche attive condotta in locali che permettono a stento una lezione frontale minimamente supportata dalla tecnologia? Può una scuola con una connettività ad internet inadeguata farsi carico di decine di corsi di formazione PNSD per centinaia di docenti? Non si rischia di sprecare una preziosa occasione?

Forse tra i criteri di selezione e individuazione delle sedi dove la formazione del PNSD deve aver luogo, bisognava aggiungerne un paio che valutassero l’adeguatezza della banda di connessione, gli apparati e i dispositivi disponibili, la possibilità reale di fare attività di laboratorio, ecc… Si sarebbe forse data l’opportunità a tanti formatori di svolgere il loro compito in modo più efficace.

Forse dico cose già risapute, ma ribadirle non mi sembra inutile. Tant’è che tra le nuove azioni annunciate dalla ministra proprio all’incontro sul PNSD ve n’è una che delinea l’intenzione di creare dei super-snodi (uno soltanto per regione però) con adeguate apparecchiature e banda di connessione.

La progettazione dei percorsi formativi e loro attuazione

In molti casi la progettazione dei percorsi formativi è stata espletata in totale autonomia dalle istituzioni scolastiche preposte (gli snodi). In altri casi si è centralizzato a livello regionale. Spesso comunque le indicazioni date al formatore incaricato sono risultate molto poco chiare a volte lasciandogli eccessiva discrezionalità. Bene hanno fatto quegli USR che hanno predisposto delle piattaforme con raccolte di materiali appositamente predisposti a cui poi i formatori hanno attinto (in Sardegna ad esempio, ma non solo). Altri hanno lasciato “troppa libertà” su contenuti, metodologie e approcci.

Risultato? Anche nella stessa regione (o nella stessa città, o nella stessa scuola-snodo) e per lo stesso percorso formativo, l’effettiva attuazione è risultata essere esageratamente diversificata. Non sono rari i feedback raccolti totalmente discordanti (alcuni molto positivi e altri totalmente negativi) fra docenti del team provenienti da una stessa scuola ma assegnati a corsi differenti. In pratica è successo che la declinazione di un percorso formativo sia stata molto (troppo) diversa tra i diversi corsi attivati proprio perché nella definizione del percorso stesso si è lasciata estrema libertà agli snodi e ai formatori. Nessuna garanzia (in troppi casi) di effettiva coerenza col PNSD.

La selezione dei formatori

Non esistendo nulla che possa somigliare ad una sorta di “albo dei formatori” né a livello nazionale né a livello regionale, anche la selezione e l’individuazione dei formatori deputati ad espletare il delicatissimo compito è stata effettuata con modalità estremamente diversificate da caso in caso. Ho avuto modo di confrontare bandi di selezione che in teoria avrebbero dovuto contenere criteri simili (o identici) e il confronto mi ha stupito. Criteri, indicatori, pesi e valutazioni ogni volta diversi (anche molto diversi) per selezionare figure di formatori teoricamente identiche. Tra uno snodo e l’altro (e quindi tra i rispettivi bandi) lo stesso candidato poteva ricevere punteggi e valutazioni completamente diversi per i propri titoli e/o esperienze pregresse. Non è raro ritrovare lo stesso nominativo a volte ai primi posti a volte agli ultimi (o viceversa) in graduatorie per la selezione di esperti destinati a percorsi formativi del tutto simili. È anche frequente la comparsa o scomparsa di intere voci nella valutazione delle candidature. In casi estremi si sono rilevati artificiosi sbarramenti o eccessivi privilegi nei confronti di interi ambiti disciplinari.

E ancora. Alcuni bandi obbligano i candidati a produrre un progetto (a cui vengono dati punteggi diversi), altri no. In alcuni bandi si tiene conto delle precedenti esperienze come formatore sulle tematiche specifiche, in altri no o in altri ancora si apre alla formazione svolta in qualsiasi ambito. In sintesi: una vera giungla!

In genere la produzione di una domanda di candidatura costituisce un vero e proprio lavoro preliminare da parte del candidato formatore, sempre. Ma in questo caso la rielaborazione fine a sé stessa in funzione dei criteri contenuti nei vari bandi si è rivelata essere davvero eccessiva (oltre che di nessuna utilità).

Poche le situazioni in cui si è riusciti ad avere un elenco di formatori unico a livello regionale da cui poi le scuole-snodo potevano attingere di volta in volta.

Ma mi chiedo perché e come mai non si è pensato in tempo ad istituire degli elenchi specifici di formatori selezionati secondo criteri omogenei e coerenti col PNSD (magari formando i futuri formatori adeguatamente su come condurre le varie tipologie di corsi previsti dal piano)? Possibile che figure così importanti (da cui dipende il successo o l’insuccesso di questa vasta azione di formazione) possano essere individuate con criteri che non sempre vanno d’accordo con l’impostazione dello stesso PNSD?

La coerenza col PNSD

Il PNSD contiene una filosofia. Il PNSD è una strategia. Il PNSD ha una vision.

La vasta azione di formazione prevista dovrebbe essere proprio il “sistema di trasmissione” di tale filosofia e di tale vision. Chi attua la formazione dovrebbe sposare e condividere obiettivi, filosofia e strategia del PNSD. Da ciò ne dovrebbe discendere una conseguente impostazione metodologica nella conduzione dei corsi. E invece anche in questo c’è stato un “liberi tutti” che ha prodotto non poca insoddisfazione in molti docenti-corsisti.

Considerazioni finali

Sono convinto che il cuore della strategia d’innovazione del Sistema-Paese-Italia non può non avere la Scuola come motore propulsore. Credo che la riforma (la Buona Scuola) affidi al PNSD un ruolo e un compito centralissimi nell’innovazione dell’intero sistema scolastico. Penso che all’interno del PNSD le varie azioni di formazione costituiscano il primo motore del cambiamento e la condizione necessaria (ma non sufficiente) per qualsiasi auspicabile disegno innovatore. Prendo atto che (fino a questo momento) l’attenzione nei confronti della qualità e dell’efficacia della formazione ha lasciato un po’ a desiderare. Mi auguro (per il bene del PNSD, in cui credo moltissimo) che il nuovo impulso e il rilancio recentemente annunciati dalla Ministra possano davvero rendere la formazione futura prevista dal PNSD davvero efficace, coerente e pervasiva. Auspico una ancora maggior diffusione dei principi e dei temi del PNSD attraverso una migliore, più coerente e più efficace azione di formazione.

 

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