La transizione green italiana non è più solo una questione di pannelli solari e pale eoliche. Il vero terreno di scontro, e di opportunità, è quello delle infrastrutture digitali. Ed è qui che l’alleanza tra operatori Telco ed Energy può fare la differenza, accelerando un cambiamento che oggi rischia di rimanere sulla carta.
Come spiegato nel nuovo report Join-I-Com nell’ambito del progetto Futurlab (presentato alla Camera la scorsa settimana), l’energia è diventata il nuovo backbone nascosto delle reti di comunicazione e delle piattaforme cloud. E viceversa, le Telco stanno diventando, nei fatti, se non ancora per regolamento, nuovi operatori infrastrutturali del sistema energetico.
Per comprendere lo stato dell’arte e le prospettive future in tema di convergenza telco-energy, Join Group e l’Istituto per la Competitività (I-Com) hanno deciso di realizzare un’indagine coinvolgendo alcune delle principali aziende che operano nel settore delle telecomunicazioni in Italia.

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L’energia è il nuovo dato: tutto dipende da lei. Che vuol dire per le telco
Nel giro di pochi anni, i consumi elettrici dei data center raddoppieranno su scala globale, arrivando a sfiorare i 945 TWh annui entro il 2030: è quanto consuma oggi il Giappone. L’Italia non è esclusa da questa dinamica. Anzi, la potenza IT installata nel nostro Paese ha già superato i 500 MW a fine 2024, con previsioni di crescita fino al 78% entro il 2027. Siamo davanti a un’impennata che ha impatti reali: sulla rete, sui costi energetici, sulle emissioni.

Eppure, esistono segnali positivi. Il traffico dati è cresciuto del 20% annuo dal 2019 al 2023, ma i consumi energetici delle reti solo del 2,8%. La chiave? L’efficienza. La migrazione alla fibra ottica e il progressivo switch-off del rame, come nel caso di TIM, hanno generato un risparmio energetico annuo stimato in 450 GWh, abbastanza per alimentare un intero data center da 45 MW.

Il percorso verso un ruolo attivo delle Telco nella transizione energetica si confronta con sfide eterogenee, che riflettono la natura differenziata degli attori in gioco: i provider di servizi retail, le TowerCo e gli operatori wholesale di rete in fibra. Ciascuno di questi archetipi si trova di fronte a trasformazioni operative e strategiche che impongono una riconfigurazione del proprio perimetro d’azione, anche in chiave energetica.

Dai tralicci alle torri Telco: così si genera energia digitale
Sempre più operatori Telco stanno trasformando le proprie infrastrutture passive in nodi attivi del sistema energetico. Le torri di trasmissione e le aree di centrale ospitano già molti impianti fotovoltaici. INWIT, per esempio, ha già installato oltre 640 impianti e punta a raggiungere 60 MWp di capacità installata entro il 2027 che è pari al 90% del suo fabbisogno energetico. Ma il vero salto di paradigma arriva quando le infrastrutture non solo producono energia, ma la accumulano e la scambiano in modo intelligente.
Le batterie, infatti, smettono di essere semplici UPS (sistemi di continuità) e diventano BESS (Battery Energy Storage Systems) intelligenti, capaci di rispondere ai segnali di rete, partecipare ai mercati della flessibilità, assorbire e rilasciare energia in funzione della domanda istantanea. È una rivoluzione silenziosa ma potenzialmente enorme.
Data center come “batterie virtuali” ed edge computing nei territori
Il concetto stesso di “batteria” si espande. Non si parla più solo di litio o celle fisiche. I data center stessi possono diventare batterie virtuali, capaci di modulare i propri consumi, spostare carichi computazionali, offrire capacità flessibile alla rete elettrica. Questo è particolarmente vero nel caso dei grandi hyperscaler o delle server farm distribuite connesse in ottica edge: strutture in grado di gestire picchi di domanda elettrica e digitale con logiche di ottimizzazione congiunta.
Proprio l’edge computing sta emergendo come strumento fondamentale per valorizzare le ex centrali di rete dismesse, che possono essere rigenerate come nodi distribuiti per l’elaborazione e lo stoccaggio locale dei dati. Un caso concreto è l’accordo tra Fibercop e Microsoft per lo sviluppo in Italia di servizi edge su tecnologia Azure, con l’obiettivo dichiarato di potenziare la resilienza digitale e ridurre i ritardi computazionali, aprendo nuove opportunità anche in ottica energetica.
Le Telco verso il ruolo di Energy Player
È vero che molte Telco stanno sperimentando sinergie commerciali con il mondo energy, attraverso offerte integrate, bundle con fornitura elettrica o soluzioni di energy management per famiglie, imprese e Pubbliche Amministrazioni. Si tratta però di un primo livello di convergenza, ancora tattico e in larga parte difensivo.
Il vero salto strategico è un altro, e va oltre la logica dell’abilitazione o del servizio accessorio: le Telco sono chiamate a diventare veri Energy Player, capaci di operare direttamente all’interno del mercato energetico. La leva non è tanto la vendita di energia, quanto la messa a valore delle infrastrutture già presenti sul territorio: torri, centrali dismesse, nodi di rete, data center e, soprattutto sistemi di accumulo.

In questo scenario, le batterie non sono più semplici strumenti di backup, ma asset industriali intelligenti, orchestrabili e aggregabili, in grado di fornire flessibilità, bilanciamento e servizi di rete. Allo stesso modo, i data center possono evolvere da centri di consumo a batterie virtuali, modulando carichi e capacità computazionale in funzione delle esigenze del sistema elettrico.
Ma c’è un ulteriore terreno in cui le Telco possono assumere un ruolo chiave: le Comunità Energetiche Rinnovabili. Grazie alla loro capillarità territoriale, alla conoscenza delle dinamiche locali e alla capacità di connettere infrastrutture digitali e modelli cooperativi, le Telco possono diventare catalizzatori di CER su scala urbana, industriale o rurale. Possono offrire piattaforme per la gestione condivisa dell’energia, sistemi di monitoraggio e controllo, interfacce digitali per cittadini e imprese.
È su questa capacità di trasformare asset digitali in risorse energetiche attive e comunitarie che si gioca il posizionamento futuro delle Telco: non come fornitori “green” o partner tecnologici delle utility, ma come attori strutturali e abilitanti della nuova architettura energetica, partecipando ai mercati della flessibilità, della capacità, dei servizi ancillari e allo sviluppo di ecosistemi energetici distribuiti.
Questa transizione è tecnicamente possibile, economicamente sensata, e in molti casi già avviata. Tuttavia, si scontra con barriere normative, culturali e operative.
Allo stesso tempo, le competenze all’interno delle Telco sono spesso ancora troppo verticali, mentre le utility faticano a integrare logiche digitali avanzate. È qui che serve un cambio di passo, strategico e culturale.
Telco ed energia. Serve una visione condivisa
Il tempo per agire è adesso. Il prossimo ciclo industriale sarà dominato dalla convergenza tra digitale, energia e intelligenza artificiale, e le Telco hanno asset, competenze digitali e una rete capillare che nessun altro attore possiede. Per cogliere questa opportunità, devono scegliere se limitarsi a “supportare” la transizione verde o guidarla come protagonisti del mercato energetico.
Parte di questa leadership passa anche dal riconoscimento del ruolo strategico dei data center sostenibili. Queste infrastrutture non solo alimentano cloud, elaborazione AI e servizi digitali avanzati, ma possono e devono diventare hub di efficienza energetica: luoghi dove energia rinnovabile, recupero del calore, elevata efficienza operativa e integrazione territoriale sono criteri sistemici di progettazione e gestione. Promuovere lo sviluppo di norme e standard tecnici nazionali, ad esempio attraverso organismi come CEI e UNI, che integrino criteri ambientali e sociali specifici per i data center, potrebbe creare un sistema di incentivi che premia efficienza, uso di rinnovabili, recupero termico e sinergie con il territorio.
Sul fronte normativo, l’Italia sta affrontando il tema con maggiore attenzione. Al di là delle misure di semplificazione introdotte nel Decreto Energia 2025, che include procedure uniche per autorizzazioni di nuovi data center e mira a dare certezza ai tempi e ai requisiti, è in corso in Parlamento un disegno di legge quadro sui data center che delega il Governo a disciplinare l’organizzazione, lo sviluppo tecnologico e la sostenibilità di queste infrastrutture critiche, colmando un vuoto normativo oggi evidente. Una legge di questo tipo rappresenterebbe un importante segnale politico ed economico per attrarre investimenti e collegare digitalizzazione e green economy.
In questo quadro, le Telco non devono limitarsi a rispondere alla domanda di mercato, ma guidare la definizione di standard, pratiche e infrastrutture energetiche digitali sostenibili, diventando motore di una nuova economia energetica e digitale in Italia. Una prospettiva che richiede visione, collaborazione con istituzioni e una profonda trasformazione interna delle aziende.















