La principale piattaforma di musica in streaming, Spotify, ha annunciato, negli scorsi giorni, di avere distribuito complessivamente all’industria musicale oltre 11 miliardi di dollari nel 2025.
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Spotify e le remunerazioni degli artisti nello streaming: i numeri del 2025
Si tratta, secondo il DSP, della più imponente ripartizione mai effettuata agli aventi diritto.
Nel commentare questi dati, Charlie Hellman, Head of Music di Spotify, ha affermato: “spesso i grandi numeri a livello di industria possono sembrare astratti, ma questa crescita si manifesta in modi concreti. Ad esempio, oggi ci sono più artisti che generano oltre centomila dollari l’anno solo da Spotify rispetto a quanti riuscivano a finire sugli scaffali dei negozi di dischi al culmine dell’era dei CD. Questo è il vero cambiamento e il progresso straordinario che questi numeri rappresentano. Nonostante la diffusa disinformazione su come funzioni oggi lo streaming, la realtà è che stiamo vivendo un’epoca ricca di più storie di successo e opportunità che in qualsiasi altro momento della storia.
Oggi Spotify rappresenta circa il 30% dei ricavi della musica registrata. Lo scorso anno, i nostri pagamenti sono cresciuti di oltre il 10%, mentre altre fonti di entrate del settore sono cresciute intorno al 4%, facendo di Spotify il principale motore della crescita dei ricavi dell’industria nel 2025.”
Spotify e remunerazioni degli artisti nello streaming: cosa indicano i numeri
Certamente il numero di brani musicali sulle piattaforme continua a crescere, generando una competizione sempre maggiore. La totale democratizzazione dell’accesso al mercato, completamente rivoluzionata nell’era digitale, ha offerto a molti più artisti una vetrina globale.
Secondo la società di ricerca Luminate, nel 2025, a livello globale, sono state caricate in media 106 mila brani ogni giorno, dei quali il 96,2% dal mondo indipendente e il 3,8% dalle major (incluse le proprie distribuzioni).
Troppa musica disponibile e ascolti concentrati: l’effetto “lunga coda”
Questa enorme presenza di musica sulle piattaforme ha anche conseguenze sui consumi. Sempre secondo Luminate, delle 253 milioni di tracce con un ISRC (il codice identificativo standard delle registrazioni musicali), l’88% non ha raggiunto i mille ascolti e 541 mila brani tra un miliardo e 50 miliardi di stream costituiscono la fetta principale degli ascolti online.
Si sente spesso sostenere che la maggior parte degli artisti non riceve adeguati compensi dallo streaming.
Se guardiamo a questi numeri abbiamo una risposta: la maggior parte degli artisti non raggiunge alcuna visibilità all’interno di un mercato con questa enorme quantità di musica disponibile. È come se milioni di persone giocassero a calcio pretendendo di stare in una squadra di professionisti.
Italia: remunerazioni degli artisti nello streaming e mercato iper-concentrato
In proporzione, lo stesso avviene nei singoli Paesi. In Italia, i dati di NIQ mostrano dinamiche simili.
In Italia, su 21 milioni di tracce caricate sulle piattaforme nel 2025, 19,9 milioni hanno realizzato meno di mille stream e 148 mila di esse, da sole, hanno raccolto il 90% degli ascolti.
Lo 0,2% dei brani ha generato il 79% degli streaming, ovvero oltre 93 miliardi.
Allo stesso tempo, come osservato anche da Spotify all’inizio di questo articolo, ci sono artisti che hanno ottenuto risultati di sicuro rilievo rispetto al passato, mostrando dinamiche interessanti sul fronte della remunerazione.
Nel 2015, in Italia, solo 125 album avevano superato la soglia delle diecimila copie vendute tra vendite di CD e download. Nel 2025 l’equivalente soglia di trenta milioni di stream è stata raggiunta da 245 album, con una crescita del 96%.
Remunerazioni degli artisti in crescita: cosa cambia rispetto alle case discografiche
I dati mostrano pertanto un deciso incremento dei ricavi. Certamente, come visto, non per tutti: ma questo è legato all’estrema democratizzazione dello streaming.
Tra il 2016 e il 2024 le remunerazioni degli artisti sono generalmente cresciute del 121%, contro un 92% dei ricavi delle case discografiche nello stesso periodo di riferimento. La quota delle remunerazioni per gli artisti rispetto ai ricavi da vendite e streaming delle case discografiche è passata dal 31% del 2016 al 35,5% del 2025.
Pay-per-stream: perché il “valore per ascolto” è una metrica fuorviante
Recentemente Billboard, la bibbia dell’industria musicale internazionale, ha messo a disposizione un nuovo calcolatore che consente di verificare, rispetto alle varie piattaforme, quanto genera un ascolto in termini di ritorno economico.
Tuttavia, il cosiddetto pay-per-stream ha poco senso in un’economia complessa come quella dello streaming. Molti si chiedono perché gli stream valgono X sulla Piattaforma A e Y sulla Piattaforma B, e a cosa sia dovuto, o se ci sono piattaforme che pagano meglio di altre.
Il tasso per stream non è una metrica reale e la diffusione di questi dati crea solo confusione.
La maggior parte delle DSP funziona con un sistema di ripartizione pro-rata delle entrate, non con un pagamento fisso. Il “valore” è esclusivamente il risultato di tre variabili:
- I ricavi totali della piattaforma nel periodo
- Numero totale di stream sulla piattaforma
- La share dell’artista in relazione a quegli stream
Se in un giorno ci sono 100 stream e l’artista X ne ha 10, ottiene il 10% delle entrate allocabili di quel giorno.
Il “valore” giornaliero oscilla in base all’attività complessiva della piattaforma e il numero mensile è solo una media di queste oscillazioni.
Ecco perché confrontare i valori per stream tra artisti è privo di senso: cataloghi diversi, giorni di utilizzo diversi, volumi globali di streaming diversi. Nulla di tutto ciò riflette il valore intrinseco della musica, solo la matematica della distribuzione.
E questo prima delle distorsioni:
- Le rivendicazioni di conflitto possono deviare l’utilizzo nel fondo conflitti, poi ridistribuirlo in seguito, alterando retroattivamente il valore per stream implicito.
- I ricavi reciproci dalle società estere arrivano con un calendario completamente separato e gonfiano il “valore” mesi dopo che gli stream sono avvenuti.
- Gli aggiustamenti post-rivendicazione possono arrivare 12–18 mesi dopo l’utilizzo.
Per calcolare il valore reale per stream, servono almeno 18–20 mesi di dati storici e, anche allora, il valore resta un’astrazione.
Il tasso per stream non è un meccanismo di valore: è un output volatile di un sistema di ripartizione delle entrate.
Conclusione: più crescita, più ripartizioni, ma la visibilità resta decisiva
La conclusione è abbastanza evidente: con la crescita del mercato, le remunerazioni continueranno a salire e molti più artisti, a livello globale e locale, riceveranno maggiori ripartizioni.
Resta però centrale un punto: in un ecosistema con un’offerta in continua espansione, la differenza la fa la capacità di emergere e di intercettare volumi di ascolto significativi.









