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Stati generali

Una grande alleanza per innovare la Scuola: parola chiave “responsabilità”

Agli Stati generali della scuola digitale di Bergamo il punto sulle sfide della Scuola. Non solo per aggiornarsi al digitale, ma anche per accompagnare i ragazzi a un uso degli strumenti più consapevole. Essenziale la contaminazione tra saperi e la relazione tra educatori, genitori, ragazzi

28 Nov 2018

Alessandro Longo

Cinzia Xodo

Public Speaking Coach, curatrice TEDxBergamo


C’è urgenza di contaminazione tra saperi nella Scuola, della creazione di ponti, di un cambio di passo e che non siano solo i tecnologi a occuparsi di digitale: tutte le figure coinvolte nell’istruzione, dai decision makers agli insegnanti devono essere attori del cambiamento.

Serve una responsabilità corale, di tutti, per riuscire nell’intento. Genitori compresi.

Ed è per questo che bisogna investire nella formazione degli insegnanti: per permetter loro di conoscere questa generazione e di guidarla nella comprensione dell’universo digitale con tutti i suoi vantaggi e le sue incognite.

Un check point sulla scuola digitale

È questo uno dei messaggi emersi dagli Stati generali della Scuola Digitale: un evento che ha riunito 1200 persone, tra formatori, docenti, insegnanti delle scuole di ogni grado, chiamate a raccolta dalla Presidente di Impara Digitale Dianora Bardi e da Loredana Poli, Assessore all’istruzione di Bergamo in collaborazione con numerosi ricercatori, filosofi, giornalisti, psicologi.

Un vero check point sulla scuola digitale per riflettere e capire, decidere se intraprendere nuove strade o confermare quella intrapresa; per comprendere se la Scuola, centro educativo per eccellenza, è riuscita a adattarsi o meno agli stili di apprendimento delle nuove generazioni. Tra i protagonisti della mattinata, Luca Attias, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, che ha riassunto l’obiettivo, il senso della giornata fortemente voluta a Bergamo con una parola: contaminazioni.

Contaminazioni e relazioni

Tra i punti emersi con maggiore forza nella mattinata, la constatazione che non basta avere a disposizione le tecnologie – tra l’altro in continua evoluzione – per pensare di poterle gestire in maniera consapevole. E questo vale per i ragazzi quanto per gli adulti.

Non si tratta più di tecnologie e di digitale, ma della relazione tra educatori, genitori, bambini, ragazzi e gli strumenti digitali a disposizione.

Si tratta della relazione con il tempo, la salute di cervello, mente, anima, coscienza, reti neurali.

Come è stato ricordato negli interventi di Ernesto Burgio (pediatra e membro dell’ECERI, European Cancer and Environment Research Institute di Bruxelles) e Daniela Lucangeli (professoressa di Psicologia dello sviluppo presso l’Università degli Studi di Padova), gli studi degli ultimi due-tre anni rilevano una società sempre più dipendente dallo smartphone, una dipendenza psicofisica e neuropsichica ed una alterazione delle strutture cerebrali oltre ad un disallenamento alla relazione vis a vis, delle real skills (S. Godin).

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La permanente raggiungibilità, i feed, le notifiche impostate per attirare sempre più spesso la nostra attenzione, gli algoritmi, l’esposizione permanente hanno alterato la capacità di concentrazione, hanno modificato la struttura cerebrale.

Si può e si deve fare qualcosa specialmente per proteggere il genoma e lo sviluppo dei più deboli. Lo strumento è in mano nostra ed ognuno di noi, può ed ha la responsabilità di scegliere. Le potenzialità nascono dalla conoscenza e dalla scelta.

Conoscenza e scelta

Scegliere di connetterci solo quando serve, non sempre, non di notte, quando le memorie si organizzano ed il sistema si ripara.

Scegliere di distinguere quando è necessario rispondere e quando è il tempo del focalizzarsi sul qui ed ora, per recuperare spazio di compresenza fisica ed emotiva, spazio per le relazioni, per l’allattamento, per osservare il proprio figlio al parco, per godere di un paesaggio o di una serata con gli amici.

Se è vero che le tecnologie sono un database immenso che potenzia le nostre capacità di accesso alle informazioni, è anche vero che parallelamente vanno allenate sin dalla più tenera età l’equilibrio, la capacità di analisi, del pensiero critico, della capacità di verificare le fonti.

Saper attivare un device con il semplice tocco, restando rapiti dai colori sfavillanti di uno schermo, non rende un bambino un genio futuro dell’informatica o della programmazione, è il come apprende ad utilizzarli che lascerà il segno.

Cosa deve fare la Scuola

Per quanto riguarda, nello specifico, la Scuola, è essenziale che tutti siano coinvolti nel processo di maturazione e adattamento delle dinamiche scolastiche a fronte delle sfide attuate dal digitale. Bisogna però partire riconoscendo gli attuali limiti ed essere disposti a superarli con una nuova consapevolezza e responsabilità sul ruolo di guida dei formatori. L’ha sottolineato Luca Attias, neo commissario all’Agenda Digitale, intervenuto all’evento nella sua prima apparizione pubblica.

Ma si è fatta sentire – ed è stata evidenziata all’inizio – l’assenza del ministero (Miur), pure invitato agli Stati Generali. Responsabilità di tutti, si diceva, per cambiare davvero la Scuola: il ruolo del ministero è indubbio e si dovrà far sentire a breve.

Insomma, per tutti, genitori e insegnanti, è fondamentale continuare ad aggiornarsi, formarsi, coltivare la curiosità per comprendere meglio la realtà in continuo cambiamento ed attingere da specialisti di settore che, studiano le applicazioni dei big data, monitorano come si stanno modificando i nostri stili di apprendimento, i nostri cervelli, le nostre menti, il nostro modo di relazionarsi l’uno con l’altro e l’epigenetica.

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