Gli investimenti AI in Europa stanno vivendo una fase di accelerazione: più liquidità, mercati azionari in corsa e la pressione a “comprare” un pezzo di rivoluzione tecnologica stanno gonfiando round e multipli.
Il risultato è un ecosistema che cresce e attira capitali, ma che resta lontano dalla scala statunitense e mette sul tavolo rischi industriali e geopolitici legati a dati, energia e sovranità.
Indice degli argomenti
Perché gli investimenti AI in Europa accelerano nel post-Covid
La crescita della produzione industriale e delle attività finanziarie nel post-Covid ha aumentato negli ultimi anni la disponibilità di risorse finanziarie, sia da risparmi privati sia da utili aziendali.
La corsa delle borse europee ha fatto registrare ritorni su investimenti e dividendi molto alti, spinti in un primo momento da un’economia europea più tradizionale e meno digitale, dagli ingenti finanziamenti pubblici nazionali ed europei e da una rinascente economia della difesa.
Questo si è intrecciato con l’evoluzione rapidissima delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale, generando una rincorsa europea al mercato americano e un aumento dei multipli nelle operazioni di investimento, sia in start-up sia nei round successivi di aumenti di capitale, soprattutto legati all’AI e alle fintech.
Semplicemente, avendo più liquidità e capitali a disposizione, gli investitori privati e quelli professionali hanno voluto comprare a tutti i costi un pezzo della rivoluzione digitale dell’intelligenza artificiale, pagando un premium price pur di entrare nella grande arena del futuro.
Investimenti AI in Europa: liquidità, mercati e nuova corsa ai multipli
Sebbene alcune startup europee oggi abbiano valutazioni di miliardi, spesso senza generare utili e con fortissimi investimenti ancora da fare, siamo lontani dai valori che circolano negli USA e anche in Cina.
Va però detto che l’ecosistema europeo sta attirando sempre più capitali e inizia a capire come autoalimentare la crescita dei moltiplicatori anche con operazioni interne alle società, non legate alla sola dinamica del mercato.
La paura di perdersi qualcosa di grande è lo stimolo attuale per l’accelerazione del mercato.
La FOMO degli investitori e l’effetto “premium price”
In questa fase, la FOMO (fear of missing out) funziona da acceleratore: più round e valutazioni crescono, più aumenta la pressione a entrare, anche accettando prezzi più alti e condizioni meno favorevoli.
Casi simbolo: Revolut, n8n e Mistral come termometro del mercato
Ad esempio, aziende come Revolut hanno permesso ad alcuni dipendenti di vendere le proprie azioni a un valore di 75 miliardi, ovvero il doppio della valutazione di appena un anno prima, autogenerando un valore che si riverbera su tutto il mercato.
Altre società, come la tedesca n8n, sono passate da una valorizzazione di marzo 2025 di appena 300 milioni a oltre 2 miliardi nel round di aumento di capitale di fine 2025: ci si chiede cosa sia successo per valere circa 10 volte tanto in pochi mesi.
La francese Mistral è in trattativa per un aumento di capitale con una valorizzazione di 10 miliardi di euro, il doppio di appena un anno prima.
Quando una valutazione “fa mercato”
Operazioni di vendita interna, round ravvicinati e nuove aspettative possono trasformarsi in un segnale potente: il prezzo diventa un riferimento e tende a trascinare verso l’alto l’intero settore.
Tra rivoluzione industriale e appetito finanziario: il rischio bolla
A ben analizzare, si vede che il settore dell’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo di vivere e lavorare, ma anche i mercati finanziari, che sono diventati voraci di capitali enormi, generatori di accordi miliardari impensabili in altri settori e attrattivi per chi sogna ritorni molto alti, seppure con un rischio elevato che scoppi una bolla.
Tra queste ci sono aziende che producono verticalizzazioni di agent AI sempre più spinti, oppure tecnologie per la creazione di siti web senza codice, come l’olandese Framer, ormai valorizzata qualche miliardo.
Siamo certi che sia questa la direzione giusta per rincorrere il sistema americano delle startup e delle big tech?
Possono essere solo le logiche dei sogni finanziari degli investitori a governare il mercato industriale?
Oggi, in buona parte, sì.
Le risorse reali dietro l’AI: soldi, persone, energia, dati e utenti
A ben guardare dentro il business dietro questi round di investimenti, si scoprono realtà industriali voraci di risorse di tutti i tipi: finanziarie, umane, energetiche, di dati, di tecnologia e di utenti.
Investimenti AI in Europa e il nodo della scala
Secondo gli analisti di Dealroom, nonostante la frenesia, il livello di investimenti nel 2025 in tutta Europa cresce solo del 3%–4%, riportandosi ai circa 57 miliardi del 2023 dopo la flessione del 2024.
Ancora poco se si considera che negli USA la sola Open sta raccogliendo 40 miliardi di dollari, a una valorizzazione di 500 miliardi, da investitori guidati da SoftBank, mentre Anthropic di recente ha chiuso un round da 13 miliardi di dollari che ha valutato l’azienda 170 miliardi di dollari.
Insomma, l’Europa ha un forte bisogno di una crescita esponenziale, di un fattore di scala 10 per iniziare ad avvicinarsi ai mercati che stanno veramente scrivendo la storia delle nuove tecnologie.
Siamo nel mezzo di un cambiamento tecnologico sismico a livello globale.
Il punto non è solo fare più operazioni, ma costruire massa critica: capitali, infrastrutture e capacità di trasformare la ricerca in prodotti e mercati globali.
Sovranità, dati e dipendenza: il rischio meno evidente
L’opportunità è evidente: essere tra i primi e guidare il cambiamento.
Il rischio che stiamo correndo è meno evidente: stiamo cedendo la nostra capacità di pensiero e di decisione a protagonisti al di fuori dell’Europa, perdendo un pezzo della nostra capacità di governare, nel senso più ampio del termine: governare la nostra vita aziendale, sociale, privata e come Paese, per uniformarci a ciò che gli altri ci propongono.
In realtà stiamo rischiando di più: alla base dello sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle fintech ci sono i dati.
La materia prima decisiva: dati e capacità di usarli
Vince chi ne ha di più e chi è in grado di analizzarli con modelli snelli, veloci ed economici. E chi ha più soldi per farlo.
Noi rischiamo di alimentare sempre di più le aziende di altri Paesi e di aumentare il gap con le nostre aziende.
È quindi un gap di materia prima, non solo finanziaria, che ci separa dall’essere attori e leader della rivoluzione in corso.
Senza dati proprietari, accesso e governance, l’Europa rischia di restare cliente di piattaforme esterne, anche quando finanzia la crescita del settore.
Italia come palestra: prossimità, PMI e specializzazione
Uno dei modi per ridurre il gap è specializzarsi in attività tipiche dei nostri Paesi e, su questo, l’Italia può essere una grande palestra e terreno di sperimentazione.
Per decenni abbiamo criticato il nostro tessuto industriale fatto di microimprese, con poca struttura e organizzazione, pochi capitali e poca propensione all’innovazione.
Sono state però il motore della rinascita economica e industriale dell’Italia del dopoguerra e, ancora oggi, sostengono il Paese.
Parcellizzate e specializzate, con necessità di customizzazione forte delle soluzioni AI e di automazione industriale, hanno bisogno di pensare e agire da grandi giocando in piccolo e rimanendo competitive sui mercati nazionali e internazionali.
Con la necessità di tramutare il know-how degli imprenditori in know-how delle proprie aziende e con la voglia di essere portate per mano da partner tecnologici di prossimità.
L’implementazione in aziende piccole di soluzioni high-tech necessita di prossimità, conoscenza del tessuto industriale e del mercato: aspetti che, se colti bene dalle nostre start-up, possono fare la differenza rispetto ai giganti che si stanno imponendo sul mercato.
Ed anche le startup fintech possono aiutare questo processo mettendo a disposizione strumenti di gestione finanziaria, di accesso al credito e di crescita alternativi e più adatti a noi.
Perché la prossimità può diventare un vantaggio competitivo
Nel manifatturiero diffuso italiano, l’adozione passa spesso da integrazione, assistenza e adattamento: la distanza si paga in tempi e inefficienze, la prossimità accelera risultati e fiducia.
Settori strategici italiani: difesa, navale, energia, telecomunicazioni
Senza contare sul fatto che l’Italia, sebbene assopita negli ultimi anni, ha conservato una grande leadership in settori strategici come la difesa e gli armamenti, il navale crocieristico, da diporto, di lusso ed anche militare, oltre che nel settore delle energie rinnovabili e delle telecomunicazioni.
Tutte industrie destinatarie di grandi investimenti pubblici e privati nel prossimo decennio e con necessità di applicazioni e supporto AI in tutto il ciclo di vita dei loro prodotti: dalla progettazione alla realizzazione, dalla gestione alla manutenzione.
Il rischio di restare indietro: startup che emigrano e talenti che rinunciano
Se la spinta serve per tutta l’Europa, per l’Italia ancora di più perché siamo tra i meno dinamici e lasciamo spesso che le nostre startup più promettenti si spostino in UK o negli USA.
Oppure che i nostri talenti decidano di non provarci nemmeno in Italia per iniziare altrove la loro avventura imprenditoriale.
In effetti dovremmo veramente avere paura di rimanere fuori dai giochi, non quelli finanziari, ma quelli della capacità di competere alla pari con il resto del mondo e di mantenere la nostra unicità nel panorama mondiale.
E per questo reagire di conseguenza, con tutte le leve pubbliche e private, prima che sia troppo tardi.









Interessante il punto sulla FOMO che gonfia multipli e round