Tatti (Agid): "Fondi Cef Telecom fondamentali per l'Agenda"

Connecting europe facility

Ai servizi digitali avanzati sarà dedicato ben l’85% dei fondi CEF Telecom, 1 miliardo di euro, mentre solo 15% per la banda larga. I temi prioritari individuati sono l’identità e l’autenticazione elettronica, la circolazione di documenti elettronici, la fatturazione elettronica, il supporto alle infrastrutture critiche

di Daniele Tatti Referente Relazioni internazionali Agenzia per l'Italia Digitale

Il 5 dicembre il Consiglio europeo ha adottato il Connecting Europe Facility (CEF), il nuovo strumento che finanzierà lo sviluppo delle reti europee dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni. Il nuovo quadro finanziario 2014 – 2020 dedica al CEF circa 33 miliardi di euro, di cui 1,1 miliardi nel settore telecomunicazioni. Ulteriori risorse saranno disponibili con la partecipazione dei privati, per esempio attraverso l’emissione di bond. I progetti che verranno finanziati dovranno seguire delle linee-guida ancora in corso di formalizzazione, ma quello che si sa è sufficiente ad attrarre l’attenzione di chi lavora alla realizzazione dell’Agenda digitale nel nostro Paese.

La prima novità è che, nonostante il suo nome, solo il 15% dei fondi CEF Telecom saranno impiegati per la promozione della banda larga, che potrà trovare maggiori risorse dai fondi strutturali e di investimento. Si è trattata di una decisione politica importante che risale a qualche mese fa, quando i fondi CEF Telecom furono pesantemente tagliati da 10 a 1 miliardo di euro. Del resto, come sottolinea il Consiglio europeo, infrastrutture broadband e servizi digitali sono sempre più correlati, e sempre più la disponibilità di servizi di pubblico interesse è essenziale per lo sviluppo dell’Europa.

È per questo motivo che ai servizi digitali avanzati sarà dedicato ben l’85% dei fondi CEF Telecom. Nella versione attuale delle linee-guida, sulle quali c’è già un accordo che deve essere formalizzato dal Parlamento e dal Consiglio, son ben descritti i temi prioritari che verranno finanziati, i cosidetti progetti di interesse comune. Si tratta di servizi che riguarderanno l’identità e l’autenticazione elettronica, la circolazione di documenti elettronici, la fatturazione elettronica, il supporto alle infrastrutture critiche e altre. È abbastanza evidente la sovrapposizione con le priorità annunciate recentemente dal Commissario per l’attuazione dell’agenda digitale Francesco Caio.

La seconda novità è che i progetti finanziabili dovranno seguire un’architettura già ben definita. Per ciascuno dei settori verticali sono previsti servizi “core”, che verranno finanziati e manutenuti direttamente dalla UE, e servizi generici, che assicureranno l’interoperabilità con le piattaforme nazionali e verranno in parte finanziati dagli Stati membri. Quindi, ad esempio, a livello europeo ci saranno piattaforme centralizzate per gli appalti pubblici elettronici o per l’autenticazione elettronica o per la fatturazione elettronica e piattaforme intermedie che faranno da ponte verso i sistemi nazionali già esistenti o ancora da costruire nei diversi Paesi.

Senza scendere troppo nel dettaglio, le piattaforme e le architetture a cui il CEF Telecom fa riferimento sono il risultato di una serie di grandi progetti-pilota finanziati a partire dal 2007 dal programma europeo Competitiveness and Innovation, tra i quali si possono citare PEPPOL (eProcurement) e STORK (Autenticazione digitale). Ciascuno di essi è stato sviluppato da grandi consorzi europei nei quali le pubbliche amministrazioni europee hanno avuto per la prima volta un ruolo centrale, con l’Italia spesso tra i protagonisti. Basta solo ricordare l’architettura federata di autenticazione digitale prodotta dal progetto STORK con la partecipazione tra gli altri del Politecnico di Torino e del CNIPA (oggi Agenzia per l’Italia digitale), alla quale è in parte ispirato il nuovo sistema nazionale di identità digitale in corso di definizione.

Si sente spesso ripetere che l’Italia non è capace di utilizzare i fondi europei, anche se solitamente ci si riferisce ai fondi strutturali con il loro complesso sistema decentrato di gestione. A maggior ragione ci si deve preoccupare di presidiare attentamente e attivamente anche i fondi CEF Telecom per far sì che vengano utilizzati in modo integrato con lo sviluppo dell’Agenda digitale italiana. Oltre a ciò, sarà necessario legare sempre più strettamente i progetti futuri con quanto già è stato realizzato, altrimenti anche questa opportunità rischierà di trasformarsi in un nuovo insuccesso.

23 Dicembre 2013

TAG: fondi europei, agid