transizione energetica

Terre rare, crepe nei Brics: chance per l’UE nella partita Brasile-Cina



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Il quasi monopolio cinese sulle terre rare scricchiola: dal Brasile arriva un segnale inatteso. La società mineraria Serra Verde punta a nuovi partner e a processi di raffinazione fuori dall’Asia, con ricadute geopolitiche per UE e USA

Pubblicato il 22 dic 2025

Mario Di Giulio

Professore a contratto di Law of Developing Countries, Università Campus Bio-Medico Avvocato, Partner Studio Legale Pavia e Ansaldo



crediti di CO2 (1); Amazzonia, terre rare e popoli indigeni: l’aspetto oscuro della transizione verde; Europa e terre rare, svolta in Brasile: nuovi equilibri per ridurre la dipendenza dalla Cina

Nell’ambito delle continue tensioni economiche che gli Stati affrontano in tutto il mondo, l’alleanza dentro i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) appare essere meno solida di quanto l’acronimo tenderebbe a evocare, a parte l’assonanza con il termine bricks (mattoni).

A dividere le strade, questa volta, è lo sfruttamento delle terre rare in uno dei giacimenti che promette di essere tra i maggiori al mondo per quantità e qualità, situato in Brasile e gestito dalla società mineraria Serra Verde.

Terre rare: le strade di Brasile e Cina iniziano a divergere

La società Serra Verde ha recentemente annunciato di avere rinegoziato gli accordi decennali contratti con la Cina, giungendo a una risoluzione anticipata entro il 2026.

La decisione è volta ad aprire relazioni commerciali con i Paesi occidentali che, con politiche di price floor (ovvero prezzi minimi garantiti), possono consentire l’esecuzione d’investimenti.

Sebbene sia quasi passata in sordina su buona parte della stampa europea, la notizia disegna nuovi equilibri per l’approvvigionamento delle terre rare.

Infatti, il Brasile sta emergendo come protagonista inatteso nella corsa globale a questi minerali strategici, fondamentali per la transizione energetica e digitale.

L’iniziativa si presenta quale un’opportunità per i Paesi occidentali per tentare di ridurre la dipendenza dal quasi monopolio dello stato del dragone, che non solo è ricco di terre rare, ma è anche riuscito negli anni ad ottenere le concessioni minerarie da molti Paesi situati in Africa ed America Latina e a gestire quasi in esclusiva i processi di trasformazione delle stesse.

Il monopolio cinese e la dipendenza occidentale

Per decenni la Cina ha detenuto il quasi monopolio mondiale delle terre rare, controllando non solo l’estrazione, ma soprattutto le fasi più complesse e costose: quelle della raffinazione e separazione.
L’Occidente, pur essendo leader tecnologico nelle applicazioni che usano queste materie prime, è fortemente dipendente dalla Cina. Questa concentrazione rappresenta un rischio strategico crescente, evidenziato dalle tensioni commerciali globali e dalla crescente domanda di veicoli elettrici e tecnologie verdi.

In Brasile un cambio di paradigma per l’Occidente

La brasiliana Serra Verde, società mineraria di estrazione di terre rare, è concessionaria del giacimento di Pela Ema, ricca di argille ioniche, una tipologia alquanto rara al di fuori dell’Asia, che consente estrazioni a basso rischio con tecniche semplici e processi meno impattanti.

Di fatto, questa società appare essere l’unico operatore in larga scala, al di fuori dell’Asia, che produce neodimio, praseodimio, disprosio e terbio, elementi essenziali per magneti permanenti ad alte prestazioni, utilizzati per motori elettrici, turbine eoliche, batterie, elettronica di consumo e sistemi militari avanzati.

L’annuncio di pochi giorni fa apre a nuovi scenari e segnerebbe un punto di svolta per l’Occidente.

L’azienda, infatti, mira ad ampliare la platea dei propri partner, aprendo alla possibilità di avere raffinerie e impianti di separazione fuori dall’Asia.

“In un paio di anni avremo alcune opzioni di processare gli elementi pesanti al di fuori della Cina”, ha dichiarato a Reuters il CEO di Serra Verde. Il messaggio è chiaro: il Brasile punta a un ruolo più strategico nella catena globale del valore, non limitandosi a esportare materie prime.

Le ambizioni industriali del Brasile: il progetto MagBras

L’ambizione della società mineraria si rivela ancor più rilevante se contestualizzata su quanto sta avvenendo in Brasile, Paese che sta creando un sistema industriale più sofisticato.

Oltre alla raffinazione delle terre rare (di cui questo Stato è ricco), richiama forte attenzione l’iniziativa pubblico-privata MagBras (acronimo di Magneto Brasil) che mira a sviluppare la catena della supply chain delle terre rare e la capacità di produzione avanzata di magneti permanenti, attirando investimenti stranieri.
Il Paese sembra così posizionarsi come hub globale per la filiera delle terre rare, combinando ricchezza di risorse, stabilità politica e disponibilità di manodopera qualificata.

Il Brasile si trasforma così da miniera del mondo a laboratorio, fabbrica e partner industriale affidabile.

L’Europa e la strategia di diversificazione

Per l’Europa, queste iniziative rappresentano un’opportunità cruciale. La Commissione europea sta spingendo per diversificare le forniture di materie prime critiche e costruire filiere indipendenti dalla Cina.

L’alleanza con il Brasile potrebbe garantire sicurezza strategica e creare catene del valore più resilienti, con la produzione di magneti, componenti elettronici e tecnologie verdi anche in territorio occidentale.
Tuttavia, la sfida è complessa. Mentre gli impianti di raffinazione e separazione in Occidente sono ancora in fase di sviluppo (uno degli impianti considerati strategici dalla Commissione europea da realizzarsi in Polonia da parte della canadese Mkango Resources non risulta essere ancora operativo), i costi di investimento sono elevati e servono accordi industriali stabili per garantire redditività.

Nonostante ciò, la finestra di opportunità è reale: investire oggi potrebbe significare consolidare un vantaggio tecnologico e strategico per gli anni a venire.

Rischi e sostenibilità

Non mancano le criticità. La produzione brasiliana resta per il momento modesta, e la costruzione di impianti di raffinazione richiede tempo e capitale. Inoltre, alcune aree minerarie sono sovrapposte a territori abitati da comunità rurali o ricchi di biodiversità.

La pressione per sviluppare rapidamente la produzione potrebbe provocare conflitti sociali e impatti ambientali significativi.

Per questo, ogni strategia europea, per rimanere coerente con i propri principi fondativi, deve bilanciare vantaggi industriali e sostenibilità. Questo richiede di investire in tecnologie meno invasive, garantire diritti alle comunità locali e rispettare le normative ambientali.

Prospettive geopolitiche e nuovi scenari

Il mondo sta entrando in una nuova fase in cui la geopolitica delle terre rare ha un peso comparabile a quella del petrolio nel ventesimo secolo.

Grazie ai suoi giacimenti e ad altre iniziative industriali, il Brasile può diventare un alleato chiave dell’Europa nella costruzione di filiere più indipendenti dalla Cina.
In questo contesto, tali iniziative assumono rilievo non solo per la crescita economica del Brasile, ma anche il potenziale per un nuovo equilibrio globale. Chi riuscirà a trasformare le risorse minerarie in capacità industriale e tecnologica potrà definire nuovi rapporti di forza tra Asia, Europa e America.

Nelle dinamiche che stanno interessando le relazioni internazionali, la strategia di Serra Verde non appare volta soltanto alla gestione di una miniera, ma si tratta di uno strumento per riequilibrare una partita strategica globale.
Per l’Europa, essa rappresenta una possibilità concreta di ridurre la dipendenza dalla Cina e rafforzare la propria autonomia tecnologica e industriale.
Per il Brasile, è un’opportunità per svolgere un ruolo di più ampio respiro, in un mondo in cui gli equilibri cambiano repentinamente e si vanno sempre più a schiacciare su un bipolarismo tra le due economie più sviluppate del pianeta.

Il successo di questa strategia dipenderà dalla capacità di costruire infrastrutture, attrarre investimenti, nel rispetto dell’ambiente, e collaborare in modo efficace con i partner occidentali.
La posta in gioco è alta: chi saprà giocare bene le proprie carte potrà definire un nuovo panorama globale delle terre rare e della transizione energetica.

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