Il digitale accelera economia e servizi, ma porta con sé un impatto ambientale che non può più restare sullo sfondo. Per questo, accanto alla riduzione delle emissioni, cresce l’attenzione verso progetti concreti, misurabili e di lungo periodo.
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Digitale e clima: un settore in crescita davanti alla sfida ambientale
Del resto, la crescita del settore digitale e delle infrastrutture ICT è uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni. Cloud computing, data center e servizi digitali sono oggi elementi strutturali dell’economia e della vita quotidiana, ma pongono interrogativi sempre più stringenti sul piano ambientale. Il tema dell’impatto climatico del digitale è ormai parte integrante del dibattito sull’innovazione e rende evidente la necessità di affiancare allo sviluppo tecnologico strategie di sostenibilità solide, verificabili e orientate al lungo periodo.
In questo scenario, il settore ICT si trova in una posizione peculiare: da un lato contribuisce in modo determinante alla trasformazione dei modelli produttivi e organizzativi, dall’altro è chiamato a interrogarsi sul proprio ruolo nella transizione ecologica. La sfida non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni associate alle infrastrutture digitali, ma anche la capacità di tradurre l’innovazione in un impatto positivo e misurabile su territori ed ecosistemi.
Nature-based solutions: quando l’innovazione incontra la rigenerazione
È in questo contesto che alcune aziende tecnologiche scelgono di affiancare agli obiettivi di riduzione delle emissioni interventi ambientali concreti, capaci di generare benefici reali. Le Nature-Based Solutions (NBS) rappresentano l’ambito probabilmente più interessante, ma anche tra i più complessi, della transizione sostenibile, perché coniugano rigenerazione ambientale, adattamento climatico e creazione di valore per i territori.
Efficacia e competenze: perché non bastano interventi simbolici
Le NBS non possono essere ridotte a interventi simbolici o di breve periodo, perché la loro efficacia dipende da una progettazione accurata, dall’adozione di criteri scientifici, dalla selezione delle specie più idonee, dalla manutenzione nel tempo e da sistemi di monitoraggio in grado di misurare i benefici ambientali generati.
Misurabilità e dati: il punto di contatto naturale con il digitale
Dalla conservazione e tutela della biodiversità, passando per il rafforzamento della resilienza degli ecosistemi rispetto agli eventi climatici estremi, fino all’assorbimento di CO₂: sono elementi che richiedono competenze tecniche e un approccio strutturato, non dissimile da quello adottato nei processi di innovazione tecnologica. Non è un caso che il mondo digitale, abituato a lavorare con dati, metriche e tracciabilità, trovi nelle NBS un terreno di convergenza naturale.
In questo senso, il digitale può contribuire in modo significativo a rafforzare la qualità e la credibilità delle azioni ambientali, rendendo più solido il legame tra sostenibilità dichiarata e risultati effettivamente conseguiti.
La collaborazione pubblico–privato nelle nature-based solutions
Un elemento nodale è anche il contesto in cui questi progetti vengono realizzati: molte NBS si sviluppano su suolo pubblico o in aree di elevato valore naturalistico, dove la complessità autorizzativa, amministrativa e gestionale rappresenta spesso un fattore critico.
In questo quadro, la collaborazione tra aziende, enti pubblici e territori diventa un fattore abilitante: non solo per mettere a disposizione risorse economiche, ma per costruire modelli di intervento condivisi capaci di coniugare obiettivi ambientali, vincoli normativi e necessità locali, garantendo continuità operativa e trasparenza nel tempo.
Il progetto nel Parco del Ticino: un best case da replicare
Il progetto di rigenerazione forestale realizzato nel Parco del Ticino, più precisamente nell’area dell’Isola dell’Ochetta, rappresenta un esempio concreto dell’approccio descritto. Un’area naturale di grande valore, duramente colpita da eventi climatici estremi nel 2023, è stata oggetto di un intervento di riforestazione e rigenerazione ecologica basato su criteri tecnico-scientifici.
Dalla compensazione ecologica all’opportunità di valore ambientale
L’iniziativa, realizzata con il sostegno di Microsoft Italia e sviluppata grazie alla partnership tecnico-scientifica con Rete Clima, nasce in una logica adattativa di compensazione ecologica a seguito dell’antropizzazione di suolo per la creazione di un data center in Provincia di Pavia. Un obbligo trasformato in un’opportunità di azione ambientale, con la decisione di rigenerare una superficie più ampia rispetto a quella necessaria per la compensazione ecologica prescritta ex lege.
Oltre 12 ettari: specie autoctone, manutenzione e monitoraggio
Il progetto attualmente interessa oltre 12 ettari e prevede non solo la messa a dimora di specie autoctone secondo tecniche idonee alla ricolonizzazione di specie forestali locali, ma anche attività di manutenzione pluriennale e monitoraggio ecologico. L’obiettivo non è semplicemente ricostituire una copertura forestale, ma ripristinare la funzionalità dell’ecosistema, valorizzare il capitale naturale e rafforzare la resilienza ambientale di un territorio particolarmente esposto agli effetti del cambiamento climatico.
Digitale e transizione sostenibile: una responsabilità condivisa
L’esperienza presso il Parco del Ticino mostra come il settore digitale possa ricoprire un ruolo attivo nella transizione ecologica, andando oltre la logica meramente compensativa e contribuendo a progetti ambientali strutturati, trasparenti e misurabili.
Se progettate e gestite correttamente, le Nature-Based Solutions possono diventare uno strumento credibile all’interno delle strategie di sostenibilità delle imprese, in particolare di quelle ad alto contenuto tecnologico. In questo senso, il digitale non è soltanto parte della sfida climatica, ma può diventare uno dei motori della sua soluzione, a condizione che il binomio innovazione e responsabilità ambientale proceda allo stesso passo: coerente e tracciabile.














