La Danimarca ha notificato alla Commissione UE emendamenti che rafforzano i diritti su volto e voce contro i deepfake, imponendo consenso esplicito e tutela fino a 50 anni post mortem.
Le misure distinguono tra cittadini e artisti e chiamano in causa il Digital Services Act per rimozioni rapide, tra consensi e critiche sull’utilità di nuovi diritti.
Indice degli argomenti
Perché la Danimarca accelera: deepfake e lacune nelle tutele UE
La Danimarca è impegnata da diversi mesi in un importante dibattito interno volto alla formulazione di emendamenti alla legge in materia di diritto d’autore che attribuirebbero a ciascun cittadino maggiori diritti sull’immagine del proprio volto e sulla propria voce.
Lo scopo, dichiarato, è quello di fornire maggiori strumenti di contrasto al deepfake, una tecnica per la sintesi dell’immagine umana fondata sull’intelligenza artificiale, utilizzata allo scopo di combinare immagini e sequenze video realmente esistenti con video o immagini non originali.
Il “messaggio” a Bruxelles: quando le norme esistenti non bastano
Ora, questo cammino pare giunto a una sintesi con la formulazione degli emendamenti e la loro notifica alla Commissione europea.
La questione non è solo danese, ma rappresenta, in qualche modo, un messaggio all’UE da parte di uno stato membro: un messaggio con cui si sottolinea che le attuali tutele e gli attuali strumenti, nascenti anche da normative comunitarie, non sono sufficienti a contrastare un fenomeno in pericolosa, larga diffusione.
La proposta danese: due ambiti di tutela contro le imitazioni digitali
Le modifiche si sostanziano in due ambiti. Il primo ambito è basato sul concetto di protezione generale del soggetto contro le imitazioni improprie e realistiche, realizzate a mezzo di strumenti digitali, delle sue caratteristiche personali. Il secondo ambito è indirizzato alla protezione contro le imitazioni realistiche, generate in via digitale, di artisti.
Qualsiasi persona imitata deve prestare il proprio consenso, non implicito, perché l’imitazione esca dall’illecito per entrare nel lecito e nell’autorizzato.
Consenso esplicito e durata: diritti su volto e voce fino a 50 anni post mortem
Peraltro, la protezione durerebbe 50 anni dopo la morte del soggetto, con una protezione similare a quella che si concede con il diritto di autore. Nelle note inviate dalla Danimarca alla Commissione circa gli emendamenti si chiarisce però che la legge sul diritto d’autore è solo il veicolo, perché i diritti previsti attengono alla sfera della personalità, e conseguenti nuovi strumenti per la loro difesa.
L’altro lato della medaglia è, chiaramente, la modalità attraverso cui potrebbero essere individuate le norme che consentono di esercitare queste difese.
Il ruolo possibile del Digital Services Act nella rimozione dei contenuti
A livello europeo sembra che questo compito potrebbe essere assolto dal Digital Services Act, che ha già il compito di presidiare la rimozione di contenuti illegali, al fine di proteggere gli utenti da eventuali danni, compresi i contenuti che violano il diritto d’autore.
Sono in diversi, non soltanto in Danimarca, ad appoggiare la visione danese e, in un momento in cui il Digital Service Act è già sub iudice per altre possibili modifiche, a pensare che anche quella che vogliono introdurre i danesi possa essere in lista.
Minori e autorizzazione: quando i diritti su volto e voce diventano deterrente
Il concetto di autorizzazione potrebbe essere in particolare utile nel caso di minori – bambini e adolescenti – a cui non spetta il compenso in proprio, ma mediato dai genitori. Ora, questo, unitamente a norme per facilitare la rimozione dei contenuti, potrebbe costituire un deterrente almeno a fronte di comportamenti superficiali, le cui conseguenze possono però essere devastanti.
In questo senso l’autorità danese per la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza nei media ha chiaramente espresso un parere favorevole.
Irlanda e altri Paesi: perché la linea danese fa scuola
Recentemente l’Irlanda ha annunciato che l’ipotesi danese l’attrae e ha manifestato l’intenzione di seguire una strada similare. Tuttavia, è indubbio che, come sottolineato da più paesi, non è possibile combattere il deepfake solo a mezzo di strumenti coercitivi senza una consapevolizzazione della società e dei media e, al contempo, la sola via della tutela del diritto d’autore, o meglio dei diritti della personalità, potrebbe essere riduttiva.
I più critici si pongono, invece, la domanda se vi sia reale necessità di nuovi diritti o dell’attribuzione di nuovi diritti per difendere i cittadini dal deepfake, potendosi applicare, sia sotto il profilo civilistico sia sotto quello penalistico, differenti fattispecie, a cominciare da quella del furto di identità.
Perché introdurre diritti specifici può accelerare tutela e repressione
Dall’altro lato, però, di fronte al proliferare di questo tipo di comportamenti e alla necessità di “alzare” più barriere, la possibilità di attribuire diritti specifici, connessi alla fattispecie e direttamente azionabili, potrebbe accelerare i tempi di repressione e tutela. Allo stesso modo, potrebbe evitare l’impossibilità di procedere in tutti quei casi in cui la fattispecie penale non è esattamente conferente, stante il principio dell’impossibilità dell’applicazione analogica delle norme penali.
Inoltre, i fautori della via danese sottolineano che l’introduzione di queste norme determinerebbe un innalzamento del livello di attenzione rispetto al problema e alla gravità dello stesso, e una presa di coscienza anche collettiva dei propri diritti da parte dei cittadini. L’auspicabile (e auspicata) conseguenza potrebbe essere una più decisa reazione da parte della vittima, consapevole della possibilità di azionare un diritto del quale è a conoscenza e che le è attribuito.
Il secondo elemento dalla parte dei fautori potrebbe essere la tutela sino a 50 anni dalla morte, che non ritroviamo nelle norme personalistiche ordinarie e nelle norme penali generali.
Libertà di espressione: caricatura, satira, parodia e pastiche fuori dal divieto
Durante l’ultimo semestre del 2025, semestre di presidenza danese, la Danimarca ha fortemente puntato su questi argomenti e sponsorizzato la linea della modifica.
Ovviamente, a tutela del diritto di espressione e del diritto di critica, la caricatura, la satira, la parodia e il pastiche sono esclusi.
Le modifiche alla legge danese, ora che sono state notificate alla Commissione, entreranno in vigore a luglio di quest’anno. Vedremo la reazione dell’UE.












