Il settore delle telecomunicazioni è nel pieno di una trasformazione strutturale.
Il modello tradizionale delle Telco, basato sulla costruzione e gestione delle reti e su servizi di connettività sempre più commoditizzati, mostra segnali inequivocabili di insostenibilità: i ricavi, per innumerevoli ragioni concomitanti, sono stagnanti, mentre i costi operativi continuano a crescere, i prezzi delle offerte fisse e mobili rimangono tra i più bassi in Europa e la domanda è ancora debole, non riuscendo a garantire un ritorno degli investimenti che tuttavia appaiono indispensabili e non procrastinabili.
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Competenze digitali: la variabile che sblocca il valore di FTTH e 5G
In questo contesto, i risultati di un’indagine campionaria svolta dall’Istituto per la Competitività (I-Com) nell’ambito del Rapporto Futur#Lab, progetto realizzato da I-Com e Join Group Business Advisory con la partnership di Ericsson, FiberCop, INWIT, Open Fiber, Unidata e WindTre e presentato alla Camera dei Deputati lo scorso 29 gennaio, mostrano evidenze interessanti: da un lato, la larga maggioranza dei consumatori del campione non percepisce una connessione performante come un valore aggiunto e di conseguenza non pagherebbe un prezzo più elevato della propria offerta attuale per beneficiarne; dall’altro, la transizione verso reti di ultima generazione continua a essere letta soprattutto attraverso tre elementi: prezzo, copertura e killer application. In questa prospettiva, pesa anche la consapevolezza d’uso: una quota non trascurabile di utenti, infatti, non è in grado di capire se la propria offerta includa o meno il 5G.

L’Istituto per la Competitività (I-Com) ha riproposto per il terzo anno un’indagine campionaria volta a esplorare la domanda di connettività da parte dei consumatori in Italia e le principali criticità che riscontrano nel passaggio a reti fisse e mobili di ultima generazione. Quest’anno, lo studio ha coinvolto 433 individui maggiorenni domiciliati sul territorio italiano e ha riguardato i seguenti campi d’indagine: rete fissa; rete mobile; passaggio a reti più performanti; data center; competenze digitali.
Rete fissa
Tra coloro che hanno dichiarato di non disporre di una connessione di rete fissa nell’ultima rilevazione (circa il 20,6%), più di due consumatori su tre affermano di non averne bisogno poiché già provvisti di una rete mobile in grado di soddisfare appieno le proprie esigenze di connessione (Fig. 1). Ciò indica che una quota considerevole di coloro che non hanno una connessione fissa preferisce affidarsi completamente alla connettività mobile, sottolineando la crescente importanza e capacità delle reti mobili nel soddisfare le esigenze di connessione degli utenti e la presenza dunque di un effetto di sostituzione molto importante.

Tra chi invece ha la rete fissa ma non usufruisce della FTTH, il 41% dichiara di non aver effettuato un upgrade di linea poiché la zona in cui risiede non è fornita dell’infrastruttura necessaria (Fig. 2). Un ulteriore 29% ha scelto di non effettuare un upgrade perché già soddisfatto della connessione fissa di cui dispone, mentre il 16% ha affermato di sopperire grazie alla connessione mobile. È stato inoltre chiesto di identificare i fattori che potrebbero motivarli a effettuare la transizione verso una connessione fissa più performante ed è emerso che il principale incentivo è rappresentato dal miglioramento della copertura di rete (38%) (Fig. 3).


Peraltro, oltre il 63% dei rispondenti ha dichiarato di essere – totalmente o parzialmente – a favore dei lavori di posa della fibra, contro un 19% che si è espresso in maniera negativa, mentre è interessante evidenziare che un ulteriore 19% non ha alcun interesse su questo tema. Tra coloro che hanno espresso un’opinione positiva, le ragioni di questa valutazione favorevole si legano soprattutto alla necessità di fruire di servizi digitali di buona qualità, come selezionato dal 69% di questo sottoinsieme (Fig. 4).
Al tempo stesso, una quota minoritaria del campione esprime valutazioni negative (Fig. 5), motivate principalmente dalle tempistiche lunghe dei lavori (50%), dai disagi legati ad interventi nel condominio e/o nell’abitazione (36%), come pure all’impatto negativo sulla viabilità (31%). In via residuale, ma comunque rilevante secondo i rispondenti di questo sottoinsieme, si collocano i costi da sopportare l’attivazione della fibra all’interno dell’abitazione (24%).


Rete mobile
Passando alle reti mobili, tra i rispondenti del 2025, ben il 64% ha dichiarato di disporre di un’offerta mobile che comprende il 5G (Fig. 6), percentuale in netta crescita rispetto a quanto rilevato gli anni precedenti (47% e 43%). Permane una quota non trascurabile di consumatori che non è in grado di comprendere se la propria offerta preveda o no una connettività di quinta generazione (12%).

Il 40% di coloro che utilizzano attualmente la connessione 4G ha affermato di non aver mai considerato la possibilità di passare a un’offerta 5G (Fig. 7). Nel 39% dei casi, gli utenti dichiarano semplicemente di non sentirne il bisogno, mentre nel 16% dei casi il motivo del mancato interesse verso il 5G è legato al costo ritenuto eccessivo. Dunque, nonostante il grande sforzo degli operatori per migliorare la copertura 5G quasi la metà degli utenti non ha ancora considerato un passaggio a questa tecnologia, in linea con quanto rilevato gli scorsi anni. Infine, è interessante notare che nell’8% dei casi la scelta di non aderire a un’offerta 5G è legata al timore di possibili effetti negativi sulla salute, percentuale in sensibile diminuzione rispetto alla rilevazioni precedenti.

Tra i principali fattori che potrebbero spingere gli utenti a effettuare la transizione al 5G, emerge chiaramente la richiesta di offerte economiche più competitive, indicata nel 44% dei casi, anche se in sensibile diminuzione rispetto agli scorsi anni (-8% su base annua) (Fig. 8). La necessità di una migliore copertura di rete è risultata significativa per il 40% dei rispondenti (+6% su base annua). Inoltre, un consumatore su quattro ha menzionato la presenza di servizi altamente innovativi che richiedono la tecnologia 5G per il loro funzionamento come un elemento di spinta verso questa transizione.
Tali risultati – come anticipato – suggeriscono di concentrare gli sforzi sull’individuazione di una killer application che giustifichi il passaggio dei consumatori a una rete mobile più performante. Al contempo, bisogna continuare a lavorare sul miglioramento della copertura di rete.

Anche per le reti mobili è stata rilevata la percezione sui lavori necessari per lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione, in particolare con riferimento alle antenne 5G, rispetto alle quali un rispondente su due ha dichiarato di essere – totalmente o parzialmente – a favore, contro un 28% che si è espresso in maniera negativa. È interessante evidenziare, similmente a quanto registrato sulla fibra, che il 23% non ha alcun interesse su questo tema.
Tra coloro che hanno espresso un’opinione positiva, le ragioni di questa valutazione favorevole si legano soprattutto alla necessità di fruire di servizi digitali di buon qualità, come selezionato dal 68% di questo sottoinsieme (Fig. 9). Per di più, quasi la metà (47%) ritiene che una connettività di alta qualità – come quella garantita dal 5G – è funzionale ad accedere a servizi pubblici avanzati (es. telemedicina) e ad avere maggiori opportunità legate allo smartworking (44%).
Al contempo, una quota minoritaria del campione esprime valutazioni negative (Fig. 10), motivate principalmente dai potenziali rischi per la salute (77%), dall’impatto paesaggistico-ambientale (59%), come pure dalla mancata garanzia di prestazioni ottimali (25%). È interessante notare che il 20% di questo sottoinsieme sia contrario alle antenne 5G perché non consentirebbe una copertura omogena sul territorio. Infine, in via del tutto residuale si collocano le tempistiche lunghe (2%).


Il ruolo delle competenze per upgrade
In linea con le precedenti edizioni dell’indagine I-Com, più di due terzi dei partecipanti non sarebbe disposto a incrementare la propria spesa per una connessione più performante, come quella che dovrebbe garantire la fibra fino a dentro casa (FTTH) nel fisso e il 5G nel mobile, rispetto al proprio esborso attuale (Fig. 11).

I dati citati vanno collocati in un contesto in cui la connettività è mediamente percepita come un servizio sempre più commoditizzato e fortemente guidato dal prezzo. Questa dinamica, peraltro, si intreccia con un tema di sostenibilità industriale e con un quadro regolatorio in evoluzione (si pensi alla recente proposta di Digital Networks Act – DNA), dove la capacità di attrarre investimenti dipende anche da stabilità, prevedibilità e ritorni attesi.
Al tempo stesso l’indagine I-Com mostra che la domanda non si esaurisce nel “pagare meno”: sia nel mobile che nel fisso emergono richieste nette di migliore copertura e di servizi realmente differenzianti. È qui che le competenze diventano la variabile decisiva per sciogliere l’apparente paradosso: si chiede di più alla rete, ma non sempre si è nelle condizioni di riconoscere (e quindi valorizzare) ciò che una rete migliore abilita davvero.
Un segnale concreto si rivede nella quota non trascurabile di utenti che non sono in grado di capire se la propria offerta include il 5G o meno: se non è chiaro cosa si sta acquistando, diventa difficile attribuire un valore economico a prestazioni, qualità e nuovi casi d’uso. Ciò vale ancor di più se si guardati i dati della Commissione europea, dove l’Italia si colloca quasi 10 p.p. al di sotto della media europea per competenze digitali di base tra la popolazione (45,8% vs 55,6%). Per di più, le proiezioni contenute in un altro Rapporto I-Com di ottobre scorso indicano che, mantenendo i ritmi attuali, il traguardo sulle competenze verrebbe raggiunto addirittura nel 2481. Senza un cambio di passo, quindi, il gap non si chiude.
Parallelamente, non va trascurata anche la capacità del sistema Paese di realizzare nuove infrastrutture: tempi certi e una maggiore prevedibilità delle procedure autorizzative incidono direttamente sulla velocità con cui la copertura e la qualità delle reti migliora e, quindi, sulla percezione stessa del valore dell’upgrade per i consumatori.
Per questo è opportuno agire su più fattori, a partire dalle competenze, come indicato dagli stessi rispondenti (Fig. 12): campagne nazionali, corsi gratuiti offerti dalle università pubbliche e tutorial facilmente fruibili, con il supporto del servizio pubblico e con un coinvolgimento più strutturato del mondo del lavoro.

Cosa fa la differenza per adozione fibra e 5G
Appare evidente che la propensione all’upgrade non riguarda solo la sensibilità al prezzo, ma anche la capacità (e l’opportunità) di comprendere quali servizi e casi d’uso rendano davvero visibile il salto di qualità abilitato da FTTH e 5G (e in prospettiva il 6G).
E, in parallelo, l’esigenza di politiche che agiscano su più leve: competenze (anche avanzate, legate a dati, IA e cybersecurity), regole coerenti e prevedibili, nonché semplificazione delle procedure, così da trasformare le aspettative degli utenti e gli investimenti degli operatori in benefici effettivi e percepibili. In definitiva, senza un deciso salto in avanti in termini di competenze e consapevolezza d’uso, le reti di ultima generazione rischiano di restare evoluzioni importanti, ma sottoutilizzate. E una rete che non si usa non è sostenibile in quanto non alimenta nuovi investimenti, con ripercussioni decisamente preoccupanti per un settore strategico, ma in forte crisi, come quello delle telecomunicazioni.













