La digitalizzazione dei consumi ha cambiato radicalmente il modo in cui compriamo. Se un tempo acquistare significava andare in negozio, confrontare alternative e prendersi il tempo per decidere, oggi basta uno smartphone e pochi secondi. Questa fluidità rende l’esperienza più comoda, ma anche più esposta a decisioni rapide e poco mediate.
Indice degli argomenti
Come i dark pattern cambiano il modo di comprare
Qui entrano in scena i cosiddetti dark pattern, elementi dell’interfaccia progettati per orientare l’utente verso scelte impulsive. Timer, messaggi di scarsità o recensioni in evidenza attivano automatismi cognitivi che ci portano a cliccare senza riflettere troppo: questi meccanismi di design sfruttano processi cognitivi automatici per aumentare la probabilità di un click sull’acquisto (Ye, 2025).
Piccole interruzioni nel flusso, come una pausa o una domanda di verifica, possono ridurre l’impatto di queste spinte impulsive. Per il consumatore significa proteggere la propria capacità di decidere con consapevolezza, senza ritrovarsi a reagire agli stimoli del momento. Per chi progetta servizi digitali significa interrogarsi sull’impatto psicologico del design e orientarsi verso soluzioni che sostengano l’autonomia cognitiva (Alberts et al., 2024).
System 1 e System 2: perché i dark pattern nello shopping online funzionano
Per comprendere questa dinamica è utile considerare i meccanismi cognitivi che guidano le nostre decisioni, soprattutto quelli più rapidi e meno controllati. Nello shopping online prendiamo micro-decisioni in sequenza: clicchiamo, scorriamo, confrontiamo, decidiamo. In questo contesto il design tende a favorire la risposta immediata, perché la navigazione è costruita per essere fluida, veloce e senza interruzioni.
Scorciatoie cognitive e risposta “al volo”
Ogni giorno, quando interagiamo con un sito di shopping, prendiamo decine di micro-decisioni: clicchiamo, scorriamo, confrontiamo, decidiamo. Per gestire la mole di stimoli presenti durante la navigazione, la mente si affida a scorciatoie cognitive, il cosiddetto System 1: un processo rapido e impulsivo, che ci permette di reagire agli stimoli senza impegnare consapevolmente le nostre risorse mentali. È utile perché semplifica la complessità e ci fa rispondere “al volo” quando serve.
Il pensiero analitico e lo sforzo della valutazione
Accanto a questo sistema automatico ne esiste un altro, più lento e analitico: il System 2. È quello che valuta alternative, costi e benefici e richiede attenzione e tempo per rispondere a domande come: “Mi serve davvero?” e “Posso permettermelo?”. È un processo più dispendioso dal punto di vista cognitivo ed è quello che ci consente di scegliere in modo più razionale.
Urgenza e scarsità: i dark pattern aggirano il controllo
Ed è proprio il System 1 a essere attivato dai dark pattern attraverso messaggi di scarsità o urgenza come “Solo 2 rimasti!”, “Altri utenti stanno acquistando ora” o “Offerta valida solo per 10 minuti”. Il risultato è che il consumatore sente l’urgenza di decidere in fretta e l’acquisto diventa una risposta impulsiva alla pressione del contesto (Kahneman, 2011).
La navigazione online, però, è progettata per mantenere alta la velocità dell’esperienza: questo facilita il System 1 e lascia poco spazio al System 2. I dark pattern sfruttano proprio questo squilibrio: aumentano urgenza, riducono l’opportunità di riflettere e orientano la scelta prima che il controllo deliberativo possa intervenire (Kahneman, 2011).
In altre parole, quando i dark pattern funzionano, non lo fanno convincendo il System 2: lo aggirano.
Quando l’interfaccia diventa “sociale”: social dark pattern nello shopping online
Alcuni dark pattern non si vedono in un colore acceso o in un countdown lampeggiante: sono incorporati nel modo in cui la piattaforma interagisce con noi. Il nostro cervello tende automaticamente a rispondere ai segnali sociali, interpretando il tono della comunicazione digitale come se provenisse da un interlocutore reale. Il System 1 risponde d’impulso, prima che il System 2 possa valutare la situazione.
Notifiche emotive e pressione relazionale
Lo studio sulle interfacce sociali mostra che molte piattaforme sfruttano proprio questa reazione automatica. Alcuni messaggi giocano sulle emozioni, come le notifiche che insinuano senso di colpa (“Ti sei perso qualcosa…”) o le formule che creano urgenza relazionale (“Gli altri stanno prenotando proprio adesso”).
Tono paternalistico e insistenza come persuasione
Altri adottano un tono paternalistico, suggerendo ciò che “dovremmo” fare (“Ti consigliamo questa scelta, è la migliore per te”), oppure un atteggiamento insistente (“Non chiudere ora!”). Queste forme di persuasione funzionano perché simulano un rapporto sociale: l’interfaccia non appare come un sistema neutro ma come un soggetto coinvolto nel nostro comportamento. E quando a parlare sembra una “persona”, la riflessione può rallentare: rispondiamo alla pressione emotiva prima di analizzare la scelta (Alberts et al., 2024).
Perché i dark pattern sono così efficaci
Il punto di forza dei dark pattern non è la pressione esplicita, quanto la loro capacità di confondersi con la normale esperienza di navigazione. L’utente ha l’impressione di scegliere in autonomia mentre il design ha già introdotto urgenza, scarsità o timore di perdere un’opportunità. È una spinta sottile che si inserisce nel flusso delle nostre decisioni senza essere percepita come manipolazione.
Questo accade perché i dark pattern si rivolgono al sistema cognitivo più rapido e intuitivo. A farne le spese è il processo deliberativo, più lento ma anche più capace di valutare ciò che davvero ci serve (Sin et al., 2025). Ma cosa rende i dark pattern così efficaci? Il fatto che si presentano come semplice design.
Nessun utente sospetta che una recensione in evidenza o una barra di countdown siano dispositivi progettati per aumentare la pressione decisionale, eppure influenzano il comportamento d’acquisto, aumentando l’impulsività e riducendo il controllo razionale (Sin et al., 2025). Questa efficacia si radica in meccanismi psicologici precisi: la scarsità amplifica il valore percepito e la paura di perdere, la prova sociale riduce l’incertezza e legittima la decisione, la pressione del tempo limita la possibilità di valutare alternative.
Tutti questi elementi contribuiscono a rendere più probabile una risposta rapida e poco meditata. La scelta avviene in tempi molto brevi e si basa più sull’intuizione che su una vera valutazione delle alternative.
Attenzione e flusso continuo: come lo shopping online riduce la riflessione
Anche se l’esperienza viene vissuta come naturale, si tratta di una scelta guidata, resa possibile dall’occultamento di alternative e dalla manipolazione dell’attenzione, costruita per essere continua, senza momenti di pausa. Scorrere, aggiungere al carrello e completare l’acquisto avviene in un’unica sequenza fluida. Questa fluidità rende la navigazione piacevole e ha però un effetto diretto sul nostro processo decisionale: mantiene attivo il System 1 e riduce le possibilità che il System 2 intervenga a valutare con maggiore attenzione ciò che stiamo facendo.
L’attenzione volontaria è un elemento centrale in questo equilibrio. È la risorsa cognitiva che permette di soffermarsi, di verificare un prezzo o di confrontare le alternative. Quando stimoli continui e pressioni temporali la spingono verso la risposta immediata, la riflessione viene rimandata. La scelta appare naturale ma è in larga parte orientata dal contesto.
Il problema emerge nel momento in cui questa dinamica diventa frequente. Quando queste dinamiche si ripetono, il System 2 ha meno occasioni per intervenire e la valutazione delle alternative può ridursi. Non si tratta di una perdita di controllo, quanto di una maggiore probabilità che la decisione avvenga in modo intuitivo, seguendo il flusso dell’esperienza di navigazione (Ye, 2025).
Interrompere l’automatismo: nudges contro i dark pattern
Esistono interventi brevi e semplici in grado di ridurre la vulnerabilità ai dark pattern per sollecitare il System 2 e introdurre una pausa sufficiente a interrompere l’automatismo decisionale. Anche un breve momento di attesa prima dell’acquisto può avere un effetto significativo: quando le emozioni si smorzano, il consumatore ha il tempo di valutare se l’acquisto risponde davvero a un bisogno.
Attesa e “raffreddamento” dell’impulso
Una prima strategia è inserire una pausa: anche pochi secondi possono ridurre l’urgenza percepita e riaprire lo spazio per una valutazione più deliberativa. L’obiettivo non è bloccare la scelta, ma far emergere la domanda: “Sto comprando perché voglio o perché sono spinto?”.
Pro e contro, distrazioni neutrali e micro-compiti
Una seconda strategia consiste nell’invitare a formulare qualche ragione a favore e contro la decisione. Questo minimo sforzo cognitivo sposta l’attenzione dalla risposta immediata alla riflessione. In altri casi, una distrazione neutra, come un semplice compito cognitivo, può bastare per spezzare la sequenza che porta dal trigger al clic.
Tutti questi interventi si sono dimostrati efficaci nel ridurre le risposte più impulsive dopo l’esposizione ai dark pattern, mostrando che anche piccoli accorgimenti possono favorire una scelta più ragionata (Sin et al., 2025).
Progettare per l’autonomia cognitiva nelle esperienze digitali
Il punto non è impedire la scelta, ma permettere alla persona di rendersi conto che sta scegliendo. Progettare interfacce che lascino spazio alla riflessione significa partire dal presupposto che le decisioni non sono mai neutre e che il modo in cui vengono presentate le opzioni conta quanto le opzioni stesse (Alberts et al., 2024).
La consapevolezza non elimina la pressione del contesto, ma introduce uno spazio decisionale più ampio, in cui il pensiero deliberativo può tornare a svolgere il proprio ruolo. Mantenere spazio per il pensiero riflessivo è parte integrante delle competenze digitali necessarie per orientare le nostre scelte.
Bibliografia
Alberts, L., Lyngs, U., & Van Kleek, M. (2024). Computers as bad social actors: Dark patterns and anti-patterns in interfaces that act socially. Proceedings of the ACM on Human-Computer Interaction, 8(CSCW1), 1-25.
Kahneman, D. (2011). Thinking, fast and slow. macmillan.
Sin, R., Harris, T., Nilsson, S., & Beck, T. (2025). Dark patterns in online shopping: do they work and can nudges help mitigate impulse buying?. Behavioural Public Policy, 9(1), 61-87.
Ye, X. (2025). Dark Patterns and Addictive Designs. Weizenbaum Journal of the Digital Society, 5(3).









