L’accessibilità digitale è oggi una priorità strategica per le imprese e una condizione indispensabile per garantire pari opportunità nell’accesso ai servizi online. Il digitale nasce per aprirsi al mondo, offrendo libero accesso alle informazioni e ai servizi.
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Il divario digitale in Italia: 13 milioni di persone a rischio esclusione
Eppure, questo obiettivo resta lontano dall’essere pienamente raggiunto. Il divario di accesso al digitale, soprattutto in Italia, continua a rappresentare un ostacolo significativo: nel nostro Paese sono infatti oltre 13 milioni le persone con una qualche forma di disabilità permanente o temporanea, fisica, motoria o neurologica, pari a più del 20% della popolazione.
Un’ampia parte di cittadini che rischia di essere esclusa dalla vita digitale e privata di pari opportunità. Di conseguenza, in un contesto in cui la trasformazione tecnologica procede rapidamente, cresce anche la distanza tra chi riesce a muoversi con facilità negli ambienti online e chi invece ne rimane ai margini.
A questa problematica strutturale, si affianca un problema culturale ancora più profondo: il digitale viene spesso progettato pensando a un “utente medio” che, di fatto, non esiste.
Le persone reali sono diverse per capacità, età, condizioni temporanee o permanenti, strumenti utilizzati e contesti di fruizione. Ignorare questa complessità significa costruire ambienti digitali fragili, inefficaci e incapaci di rispondere ai bisogni della società contemporanea.
Uno su cinque ha difficoltà a navigare: i dati del sondaggio YouGov
Sulla base dell’ultimo sondaggio che abbiamo svolto con il supporto di YouGov è emerso che 1 persona su 5 dichiara di incontrare difficoltà a leggere, ascoltare o comprendere i contenuti online. Inoltre, il 15% degli utenti interrompe spesso un’operazione o un acquisto online a causa di difficoltà di navigazione, perché riscontra ostacoli come pubblicità invasive, pop-up non chiudibili e interfacce poco chiare.
I dati mettono in evidenza come, anche al di là delle disabilità, molti siti non rispettino criteri di base di usabilità, rallentando o scoraggiando la navigazione per tutti. A questo si sommano anche le difficoltà di milioni di cittadini anziani o con scarse competenze digitali, che spesso non dispongono degli strumenti o delle conoscenze per orientarsi sul web.
Si tratta quindi di un’enorme fetta di popolazione che rischia di essere esclusa dalla vita digitale e, di conseguenza, da opportunità ormai essenziali.
Questa esclusione non è solo tecnologica, ma sociale ed economica: quando una persona non riesce ad accedere a un servizio online, spesso rinuncia a diritti fondamentali come la prenotazione di una visita medica, la richiesta di un bonus, l’accesso a un servizio bancario o la possibilità di formarsi e lavorare. Il digitale, da strumento di semplificazione, rischia così di trasformarsi in un nuovo fattore di disuguaglianza.
Cosa significa accessibilità digitale: un diritto, non un privilegio
Ma cosa significa, nel concreto, accessibilità digitale? Significa progettare siti web, app e servizi online affinché tutti possano usarli in modo semplice, intuitivo e senza barriere. Accessibilità significa permettere a chiunque di acquistare prodotti e servizi essenziali, richiedere assistenza sanitaria, informarsi, lavorare, viaggiare, studiare e svolgere azioni quotidiane senza incontrare limiti imposti da tecnologie non progettate pensando alla diversità delle persone.
Non si tratta solo di una questione tecnica: è un principio di equità, un diritto che permette a tutti di partecipare alla vita sociale, economica e culturale contemporanea.
Parlare di accessibilità, inoltre, non significa creare soluzioni “speciali” per pochi, ma migliorare la qualità complessiva dei prodotti digitali.
Un sito accessibile è più chiaro, più veloce, più comprensibile e più efficace per tutti gli utenti, indipendentemente dalle loro capacità. In questo senso, l’accessibilità rappresenta una leva di innovazione trasversale, capace di innalzare gli standard dell’intero ecosistema digitale.
Il mercato ignorato: 13.000 miliardi di dollari di potere d’acquisto
Da una prospettiva puramente economica, invece, l’accessibilità rappresenta un ingente mercato sottovalutato e ignorato. A livello globale, il potere di spesa delle persone con disabilità e delle loro famiglie è stimato a circa 13.000 miliardi di dollari.
Pensiamo al settore dei viaggi: nonostante gli investimenti digitali degli ultimi anni, molte piattaforme di prenotazione restano di fatto inutilizzabili per gli utenti ipovedenti e, in alcuni casi, persino individuare la barra di ricerca nella homepage è impossibile senza strumenti di assistenza avanzati: tutto ciò accade nonostante il turismo accessibile sia riconosciuto come uno dei segmenti con maggiore potenziale di crescita nei prossimi anni.
Ignorare questi utenti significa rinunciare a quote di mercato rilevanti e compromettere la competitività delle imprese in un contesto sempre più orientato all’esperienza del cliente. Le aziende che non investono in accessibilità rischiano non solo di perdere clienti, ma anche di danneggiare la propria immagine e di esporsi a contenziosi legali sempre più frequenti.
European Accessibility Act: consapevolezza crescente ma gap nell’applicazione
Nonostante le difficoltà, però, anche grazie alla spinta normativa dell’European Accessibility Act (28 giugno 2025), la consapevolezza sul tema dell’accessibilità digitale sta crescendo.
L’86% degli italiani ritiene fondamentale che siti, app e servizi online siano progettati per essere utilizzati da tutte le persone, incluse quelle con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive, ma anche anziani o individui con scarse competenze digitali (80%). Tuttavia, questa consapevolezza non sempre si traduce in azioni concrete: permane un gap evidente tra ciò che le persone si aspettano e ciò che le aziende effettivamente realizzano.
La normativa europea rappresenta un punto di svolta, ma non può essere considerata l’unico motore del cambiamento. Il rischio è che l’accessibilità venga affrontata come un mero adempimento burocratico, anziché come parte integrante della strategia digitale e dei valori aziendali.
Dall’obbligo normativo al vantaggio competitivo strategico
Molte organizzazioni, infatti, percepiscono tuttora l’accessibilità come un costo aggiuntivo e non come un investimento strategico, sottovalutando l’impatto su reputazione, performance e customer experience. Non si può quindi parlare seriamente di innovazione se una parte della popolazione continua a essere esclusa. Un digitale che esclude è un digitale che tradisce il suo scopo di unire, facilitare e rendere la vita migliore. E, mentre le tecnologie evolvono, cresce anche la responsabilità di progettare sistemi capaci di includere la pluralità delle esperienze umane.
Quali azioni possiamo intraprendere, dunque? Rendere un sito o un’app più accessibili significa migliorare l’usabilità per tutti: interfacce più intuitive, percorsi più lineari, contenuti più chiari, una maggiore compatibilità con tecnologie assistive. Questo non solo amplia i pubblici potenziali, ma aumenta la fiducia nel brand, riduce l’abbandono dei percorsi d’acquisto e rafforza l’esperienza complessiva dell’utente. L’accessibilità, oggi, non è solo un dovere civico e normativo: è un vantaggio competitivo strategico. Chi sceglie di investire in inclusione non solo rispetta la legge, ma traina un mercato che premia sempre più i brand realmente attenti alle persone.










