In gran parte dell’Africa, per milioni di persone la giustizia è un concetto distante: tribunali troppo lontani, avvocati costosi o inesistenti nelle aree rurali, barriere linguistiche e scarsa alfabetizzazione legale.
In risposta a queste sfide, negli ultimi due decenni è emerso un fenomeno di gran valore sociale: i “barefoot lawyers” — avvocati “scalzi” o paralegali comunitari che portano l’informazione legale e l’assistenza di base direttamente alle comunità. In alcune nazioni africane, questo modello è stato potenziato con strumenti digitali e intelligenza artificiale, trasformando il modo in cui le persone comprendono e usano il diritto.
Indice degli argomenti
Il ruolo dei paralegali comunitari
Il termine barefoot lawyer o community paralegal indica figure di operatori formati in diritto di base e tecniche di assistenza legale e mediazione, radicati nella comunità in cui operano. Non rappresentano le persone in tribunale come farebbe un avvocato tradizionale, ma forniscono:
- informazione sui diritti
- orientamento sui procedimenti legali
- mediazione di conflitti
- supporto pratico per navigare istituzioni formali e informali
In Africa, paralegali e barefoot lawyers affrontano questioni che spaziano dalle dispute fondiarie (spesso centrali nelle economie rurali) alle violazioni dei diritti umani, casi di violenza domestica, questioni lavorative e diritti civili di base. Queste figure spesso emergono da programmi di ONG nazionali o internazionali, ma anche da iniziative comunitarie spontanee.
BarefootLaw, l’innovazione legale dall’Uganda
Una delle storie più note e meglio documentate di innovazione legale comunitaria in Africa è BarefootLaw, un’organizzazione non profit fondata in Uganda nel 2012 da Gerald Abila e altri studenti di giurisprudenza con la visione di rendere la conoscenza del diritto accessibile a tutti, indipendentemente da reddito o luogo di residenza.
All’inizio, BarefootLaw era semplice: un servizio di informazione legale via SMS, pensato per raggiungere persone lontane dagli studi legali. Ben presto, la domanda ha superato però le capacità umane di rispondere, così la piattaforma si evoluta rapidamente includendo:
- social media per diffondere informazione legale in linguaggio semplice;
- radio comunitarie che trasmettono contenuti legali con la possibilità di inviare domande da ascoltatori;
- cliniche legali digitali sincronizzate con la sede centrale tramite video conferenza;
- “BarefootLaw Boxes”, container solari con connettività internet per portare il servizio direttamente nelle aree più remote.
Oggi BarefootLaw raggiunge centinaia di migliaia di persone ogni mese e ha già offerto servizi informativi a oltre 940.000 utenti, con decine di migliaia di casi individuali seguiti con supporto diretto o mediato.
Tecnologie digitali per superare le barriere
In molte regioni dell’Africa orientale e meridionale, la penetrazione di telefoni cellulari supera il 80% e la connettività internet è in rapida crescita. L’uso di SMS, social media, radio comunitarie e servizi digitali offline permette ai barefoot lawyers di aggirare ostacoli tradizionali:
- raggiungere chi non può permettersi un avvocato;
- arrivare a persone lontane dai tribunali;
- superare barriere culturali e linguistiche attraverso contenuti localizzati e semplificati.
L’introduzione di assistenti legali digitali come Winnie ha ulteriormente ampliato queste possibilità, permettendo un triage rapido dei casi, orientamento legale e connessione immediata alle risorse più appropriate. Tuttavia, l’esperienza di BarefootLaw ha mostrato che le preferenze culturali influenzano l’accettazione di tali strumenti digitali. In alcune comunità, utenti e leader tradizionali manifestano maggiore fiducia in rappresentazioni digitali o voci percepite come maschili, ritenendo figure femminili digitali meno autorevoli, specialmente in contesti di mediazione o dispute legali complesse. Per affrontare questa sfida, BarefootLaw sta sperimentando soluzioni che permettano agli utenti di scegliere il genere della voce o dell’immagine, pur riconoscendo il rischio di perpetuare stereotipi di genere.
Questa integrazione tra presenza comunitaria, formazione dei paralegali e strumenti digitali dimostra come sia possibile abbattere barriere strutturali all’accesso alla giustizia, migliorare l’alfabetizzazione legale e fornire strumenti concreti alle persone per difendere i propri diritti, pur dovendo considerare le complessità culturali nella progettazione dei servizi digitali.
Esperienze di paralegali comunitari nel continente
L’esperienza di BarefootLaw in Uganda non è un caso isolato, ma si colloca in un ecosistema più ampio di paralegali comunitari e innovazioni legali su scala africana.
Timap for Justice – Sierra Leone: fondata nel 2004, questa organizzazione impiega paralegali comunitari per fornire educazione legale, mediazione e supporto attivo in diverse comunità.
Community paralegals in Sud Africa e Kenya: in questi paesi, reti di paralegali assistono comunità rurali e urbane su questioni di diritti, proprietà, lavoro e salute, collaborando con istituzioni e uffici governativi.
Collaborazioni continentali: l’Africa ospita anche sforzi di cooperazione più ampi come l’African Centre of Excellence for Access to Justice (ACE-AJ), riunendo organizzazioni in più paesi per consolidare best practice e promuovere il riconoscimento dei paralegali nei sistemi nazionali di giustizia.
Perché l’IA predittiva non è prioritaria
Un punto importante riguarda l’uso di IA predittiva, cioè sistemi che stimano probabilità di successo di una causa. Questo tipo di tecnologia non è adottata dai barefoot lawyers in Africa per diverse ragioni:
- dati insufficienti e poco standardizzati;
- priorità diverse: mediazione, prevenzione e risoluzione diretta piuttosto che contenzioso formale;
- rischi etici e pratici, perché predizioni errate possono scoraggiare utenti vulnerabili.
Invece di puntare a calcolare percentuali di vittoria, le tecnologie puntano a fornire informazioni chiare, triage dei casi, supporto decisionale umano e connessione rapida alle risorse giuste.
Ostacoli e sviluppi futuri
Nonostante i progressi, permangono significative sfide:
- la riconoscibilità legale dei paralegali è ancora limitata in molti paesi. Riconoscimenti, soggetti a specifici requisiti sono stati introdotti in Kenya nell’ambito del Legal Aid Act del 2016 e Sierra Leone con il Legal Aid Act del 2012;
- la finanziabilità e sostenibilità di programmi digitali rimane un problema;
- occorre maggiore investimento nella formazione e supervisione continua dei barefoot lawyers e paralegali comunitari.
Tuttavia, progetti come quelli di BarefootLaw, insieme a reti di paralegali in Sierra Leone, Kenya, Sudafrica e altri paesi, mostrano che è possibile abbattere barriere strutturali all’accesso alla giustizia, incrementare l’alfabetizzazione legale e dare alle persone strumenti reali per difendere i propri diritti.
Un nuovo paradigma per la giustizia
In un continente dove milioni di persone restano escluse dal tradizionale accesso alla giustizia, i barefoot lawyers e i paralegali comunitari stanno creando un cambiamento profondo. Attraverso l’uso creativo di tecnologie digitali, l’adozione responsabile di intelligenza artificiale come Winnie, e una radicata presenza comunitaria, questi modelli stanno trasformando il modo in cui il diritto è percepito e utilizzato, non solo come strumento formale, ma come risorsa quotidiana a disposizione di tutti.











