A marzo 2026, la crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz, causata dal blocco iraniano in risposta alle azioni di USA e Israele, sta avendo ripercussioni significative non solo sull’andamento del prezzo del petrolio, ma va ben oltre, riguarda anche la tenuta delle catene del valore che sostengono l’intera economia digitale globale.
È come se un’onda lunga attraversasse il mondo, raggiungendo spesso senza che ce ne accorgiamo, gli ingranaggi invisibili che fanno funzionare la nostra vita digitale. Dietro un semplice clic, dietro uno smartphone che si accende o una piattaforma che carica un video, c’è una catena di attività, fornitori e tecnologie che parte proprio da lì. E ogni scossa in quella regione può farle vibrare tutte, mettendo alla prova la stabilità dell’economia digitale su cui ormai poggia il nostro quotidiano.
La crisi nello Stretto di Hormuz, già per altro paventata dal sottoscritto nel giugno del 2025, caratterizzata da un blocco di fatto del transito delle navi e tensioni geopolitiche tra Iran e paesi del Golfo Persico, sta causando notevoli ripercussioni sulla supply chain globale, inclusi i componenti essenziali per il settore dell’Internet of Things (IoT), i semiconduttori e l’elettronica.
Indice degli argomenti
Gli effetti della crisi nello Stretto di Hormuz e IoT sugli approvvigionamenti
Quali sono i principali problemi riscontrati negli approvvigionamenti? Innanzitutto, il rallentamento dei componenti elettronici, il blocco o la limitazione del traffico marittimo sta causando ritardi significativi nella consegna di chip, semiconduttori e batterie provenienti dall’Asia, componenti fondamentali per i dispositivi IoT. Di conseguenza abbiamo l’aumento dei costi dei materiali.
Che cosa significa Internet of Things nella vita quotidiana
IoT, ecco tre lettere magiche, Internet of Things o ancora Internet delle cose o, se vogliamo, degli oggetti e non stiamo parlando soltanto di computer, smartphone e tablet, ma soprattutto degli oggetti che ci circondano all’interno delle nostre case, al lavoro, nelle città, nella vita di tutti i giorni.
L’Internet of Things nasce proprio qui, dall’idea di portare nel mondo digitale gli oggetti della nostra vita quotidiana. L’Internet of Things (IoT) è una rete di oggetti fisici (“cose”) dotati di sensori, software e connettività, che raccolgono e scambiano dati via internet. Questa tecnologia permette di monitorare, controllare e automatizzare dispositivi (come termostati, auto, macchinari industriali) da remoto, migliorando l’efficienza e abilitando nuovi servizi. I dispositivi raccolgono dati tramite sensori, li trasmettono via internet (Wi-Fi, cellulare, Bluetooth) e, spesso, vengono analizzati nel cloud per innescare azioni automatiche o fornire approfondimenti all’utente.
Gli ambiti applicativi più estesi
Questo acronimo così semplice e rapido viene oramai citato da anni, migliaia e migliaia di volte al giorno e in tutto il mondo in conversazioni, incontri, dibattiti, riunioni, call e come spesso accade sfugge il più delle volte come sia rivoluzionario tutto quello che vi è dietro.
Le sue applicazioni principali riguardano ad esempio alle auto intelligenti, alla casa intelligente, alla vasta famiglia degli “smart”: smart city, smart factory, smart building, smart retail, smart health, smart metering, smart environment, smart agriculture, smart logistics, e smart lifecycle. Tutto questo grazie alla interconnessione degli oggetti intelligenti, la Smart Home/Domotica, i termostati, le luci e le telecamere di sicurezza gestibili da smartphone. Per l’industria (IIoT), la manutenzione predittiva, il monitoraggio della produzione e la gestione della catena di approvvigionamento. Sono essenziali per le Smart City con la gestione del traffico, illuminazione pubblica intelligente e monitoraggio ambientale. In agricoltura per i sensori di umidità per l’irrigazione automatizzata e ancora, per l’Healthcare con i dispositivi indossabili per il monitoraggio dei pazienti.
Quali vantaggi porta l’IoT? Ne cito solo alcuni quali l’aumento della produttività, l’automazione dei processi, la riduzione dei costi operativi e miglioramento della raccolta dati.
Come si è evoluto il paradigma della crisi nello Stretto di Hormuz e IoT
Sono trascorsi più di 50 anni dalla nascita di Internet e più di 20 da quando è stata coniata l’espressione Internet of Things, IoT ovvero quel percorso nello sviluppo tecnologico in base al quale, attraverso la rete Internet, potenzialmente ogni oggetto dell’esperienza quotidiana acquista una sua identità nel mondo digitale. Come detto, l’IoT si basa sull’idea di oggetti “intelligenti” tra loro interconnessi in modo da scambiare le informazioni possedute, raccolte e/o elaborate.
Le tecnologie afferenti l’IoT in questi ultimi anni hanno avuto una evoluzione esponenziale e si sono moltiplicate, allo stesso modo di come si sono evoluti gli ambiti di applicazione. È d’obbligo però approfondire e riflettere sulle opportunità e i rischi che derivano dalla connettività di questi oggetti.
L’IoT è di fatto un paradigma tecnologico dal potenziale applicativo sconfinato, in grado di incidere su competitività delle imprese, efficienza delle pubbliche amministrazioni e la qualità della vita.
Queste tre lettere vanno ben oltre la semplice definizione ma si traducono concretamente nel nostro quotidiano, andando oltre gli oggetti intelligenti, appunto, assumendo un pieno significato nelle reti che interconnettono questi oggetti stessi.
Dove l’Internet of Things incide già sui sistemi reali
Pensiamo all’automotive, con le auto inizialmente rese connesse solo per motivi assicurativi tramite box Gps-Gprs e che oggi escono dalle fabbriche già dotate di connettività a bordo. All’ambito delle fabbriche, dove le tecnologie IoT stanno contribuendo sia in termini di distribuzione che dell’intero sistema, oppure alle abitazioni dove negli anni siamo passati dal semplice impianto di allarme, alla evoluzione della domotica cablata a soluzioni wireless sempre più alla portata di tutti, caratterizzate da servizi in cloud e dall’uso crescente dell’intelligenza artificiale.
Possiamo continuare con l’illuminazione pubblica delle nostre città dove ora si è in grado di regolare la loro luminosità sulla base delle condizioni di visibilità, oppure ai semafori che si sincronizzano per creare la cd onda verde per il passaggio di un mezzo di soccorso.
L’Internet of Things è quindi uno schema che non conosce, potenzialmente, confini applicativi. Nel mondo vi sono, ça va sans dire, Paesi più avanzati sulla materia e altri meno ma in tante zone oramai abbiamo la localizzazione dei dispositivi medicali nei presidi di pronto soccorso, oppure gli sci che inviano informazioni sullo stato della neve, o dall’autovettura che dialoga con l’infrastruttura stradale per prevenire incidenti. Nel mondo produttivo, inoltre, l’IoT aiuta lo scambio dei dati dagli impianti di produzione ai manufatti per la gestione del loro ciclo di vita.
Perché la crisi nello Stretto di Hormuz e IoT non procede ovunque allo stesso modo
Però, come accennavo prima, tutto questo, ovvero che tutti gli oggetti possono diventare “intelligenti” connettendosi alla rete e scambiando informazioni su di sé e sull’ambiente circostante, è altrettanto vero che questo processo non avviene in tutti gli ambiti, in tutti i posti e con la stessa velocità.
Chiaramente questo dipende dall’esistenza di soluzioni tecnologiche consolidate, dagli equilibri competitivi in un determinato mercato e, infine, dal bilancio tra il valore dell’informazione e il costo di creazione della rete di oggetti intelligenti.
I trend tecnologici che plasmano il futuro dell’IoT
È necessario ribadire che il paradigma dell‘IoT è incontrovertibilmente proteso verso il futuro. Sappiamo che alla base del concetto di Internet of Things c’è una rete di oggetti “intelligenti” in grado di comunicare tra loro, ma dobbiamo chiederci quali sono i trend tecnologici che decideranno il futuro dell’Internet of Things?
Si è partiti da tecnologie quali reti cellulari, WiFi, NFC, Bluetooth, RFId e siamo ora ai Big Data, Blockchain, Artificial Intelligence, sempre più decisivi nel sistema IoT, perché in grado di rafforzare nuove funzionalità, nuovi servizi e nuove opportunità di business.
Tutto questo ha alimentato la nascita di tante startup, molto attive nell’ambito, appunto, dell’IoT e che sono propedeutiche a favorire le tendenze dell’innovazione digitale e a sviluppare un vero processo della cd “digital trasformation” in molti settori.
La diffusione dell’IoT tra oggetti, chip e connessioni globali
Non soffermandoci agli ambiti propri delle applicazioni militari e industriali che meritano capitoli a parte, l’Internet delle cose è sempre più presente nel nostro quotidiano, basti pensare alla possibilità di installare su ogni oggetto che ci circonda un chip, un sensore elettronico, di fatto un piccolissimo calcolatore, dotato di un indirizzo internet necessario per poter colloquiare con altri calcolatori vicini e lontani.
Oggi, chi di noi non è connesso, tutti i giorni e a tutte le ore, ad uno smartphone ma nel giro di un lustro è presumibile che ognuno potrà (o forse dovrà) essere connesso a centinaia di oggetti intelligenti, a loro volta connessi tra di loro e collegati in una grande rete globale.
Sicurezza, privacy e vulnerabilità dei dispositivi connessi
È infatti, a questo punto, diviene naturale e necessario interrogarsi anche su quali implicazioni possano esistere in materia di privacy e di sicurezza in questa materia e per i dispositivi connessi.
Quando, per esempio, un attore malevolo vuole attaccare dei dati, inficiando quindi, in qualsiasi modo, uno dei tre parametri che ne definiscono la sicurezza, custoditi e gestiti da una parte ma proprietà di un’altra parte, se viene dunque attaccato un sistema che tratta dati di terzi, la privacy di questi dati viene di sicuro messa in pericolo.
Bisogna mettere in sicurezza anche questo “terreno”, tecnologico/scientifico/cibernetico, il quale sta divenendo la base, artificiale se vogliamo, ma indispensabile non solo per il funzionamento della società ma per la vita stessa dei singoli umani sempre più dipendenti e incapaci di vivere al di fuori di essa.
Gli impatti della crisi nello Stretto di Hormuz e IoT su costi e logistica
Con lo scoppio della guerra in Iran stiamo vivendo un periodo pericolosissimo a livello di tenuta collettiva, economica, sociale e sottovalutare questo mutamento epocale può essere devastante anche e soprattutto in questo campo. La crisi energetica collegata sta facendo salire i costi di produzione oltre naturalmente del greggio anche dei materiali petrolchimici, come plastica e resine usati nell’elettronica. Si stima un aumento degli input cost per i materiali dell’elettronica tra il 15% e il 25%.
Già si riscontrano problemi di approvvigionamento di materiali rari e gas tecnici necessari per la produzione di semiconduttori, inclusi elio e bromo. Le navi cargo sono costrette a reindirizzare il traffico, spesso circumnavigando il Capo di Buona Speranza in Africa, il che aggiunge 10-14 giorni di navigazione e circa 1 milione di dollari in più di carburante per nave.
Vi sono inoltre in aggiunta i rischi sulle infrastrutture digitali, le tensioni sia nella zona del Golfo e sia nel Mar Rosso minacciano anche la sicurezza dei cavi sottomarini, i quali trasportano la maggior parte del traffico internet globale e dei dati IoT. In sintesi, la chiusura forzata di questo snodo marittimo sta frammentando la catena di approvvigionamento, rendendo più difficile e costoso per i produttori reperire i componenti necessari per lo sviluppo e la distribuzione di dispositivi IoT e di elettronica di consumo.
La risposta umana davanti alla crisi e ai cambiamenti digitali
Bisogna trovare e presto una soluzione definitiva a questa crisi. Ancora una volta sono gli uomini a dover capire come e quando fermarsi e non farsi imporre dall’alto decisioni, con intenti manipolatori e liberticidi.
È sempre l’essere umano, si spera con una solida intelligenza e non certo “artificiale”, a dover sapere affrontare le crisi e saper organizzare ed equilibrare questi cambiamenti epocali e non penso solo a quelli tecnologici e scientifici, per garantire una società sicura, evoluta e sempre attenta all’interiorità e soggettività di ogni singolo, così da evitare il caos.













