L’idea di portare i data center AI in orbita non è più fantascienza: è una proposta formale depositata da SpaceX davanti alle autorità regolatorie americane. A renderla ancora più rilevante è il contesto strategico e scientifico in cui viene inquadrata, che vale la pena analizzare con attenzione.
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SpaceX vuole portare i data center AI nello spazio: il progetto presentato alla FCC
Come riportato su cleantechnica.com, febbraio 01, 2026, su techcrunch.com, gennaio 31, 2026 e su golem.de, febbraio 01, 2026, SpaceX ha sottomesso alla Federal Communications Commission (FCC) un progetto per la realizzazione di un milione di data center AI in orbita terrestre alimentati dall’energia del sole. Naturalmente sono state sollevate preoccupazioni circa la potenziale creazione di detriti orbitali e conseguente incremento dell’inquinamento dello spazio e la valutazione di FCC terrà in considerazione i pareri di diversi stakeholders e non è stato per ora indicato un termine per l’approvazione del progetto.
La notizia suscita comunque una serie di riflessioni importanti a livello strategico, scientifico tecnologico.
Un milione di satelliti in orbita bassa: come funzionerebbe la mega-costellazione di SpaceX
Secondo la proposta presentata alla FCC, la mega-costellazione di un milione di satelliti (LEO, Low Earth Orbit) di SpaceX opererebbe a un’altezza compresa tra 500 km e 2000 km. Questi satelliti, concepiti come veri e propri data center orbitali per il calcolo AI, verrebbero distribuiti in:
- gusci orbitali stretti, ciascuno con uno spessore di circa 50 km, per evitare conflitti con altri sistemi
- inclinazioni orbitali di 30 gradi o in orbite eliosincrone, per massimizzare l’esposizione solare necessaria ad alimentare l’enorme capacità di calcolo AI prevista.
Questa iniziativa, descritta in dettaglio da SpaceNews, punta a sfruttare il vuoto dello spazio per il raffreddamento e l’energia solare costante per abbattere i costi dei data center terrestri.
L’ambizione del progetto: una sfida tecnologica e ambientale insieme
Già porsi un obiettivo di tale portata costituisce in qualche modo una cifra di merito del progetto proposto che è misura del suo grado di ambizione sia rispetto alla sfida scientifico-tecnologica in sé, sia rispetto alla sfida ambientale e sociale, entrambe connotate da elevata innovatività.
Verso la civiltà di tipo II: il riferimento alla scala di Kardashev
Ma c’è di più. Secondo SpaceX, questo progetto – ove finanziato e positivamente sviluppato – rappresenterebbe un passo in avanti verso l’ingresso in quello che nella scienza è denominato livello di civilizzazione II, secondo la scala di Kardashev.
Che cos’è la scala di Kardashev: dai tipi I, II e III alle civiltà galattiche
La scala di Kardashev è un metodo di classificazione delle civiltà in base alla quantità di energia che esse sono in grado di utilizzare. Proposta dall’astrofisico sovietico Nikolaj Kardashev nel 1964, la scala originale prevedeva tre categorie principali, di seguito elencate.
I tre livelli originali
- Tipo I (civiltà planetaria): è in grado di sfruttare tutta l’energia disponibile sul proprio pianeta di origine, inclusa quella che riceve dalla sua stella.
- Tipo II (civiltà stellare): può utilizzare l’intera energia emessa dalla propria stella. Spesso viene associata alla costruzione di una Sfera di Dyson, un’ipotetica megastruttura che avvolge il sole per catturarne ogni raggio.
- Tipo III (civiltà galattica): ha il controllo energetico dell’intera galassia, sfruttando l’energia di miliardi di stelle e buchi neri.
Dove si colloca oggi l’umanità
L’umanità, secondo gli scienziati che seguono questo approccio, non ha ancora raggiunto il Tipo I. Carl Sagan (astronomo e divulgatore scientifico) ha introdotto una formula per calcolare i valori intermedi, posizionando la civiltà umana a circa 0,72 – 0,75. Secondo alcune stime del fisico Michio Kaku, potremmo diventare una civiltà di Tipo I entro i prossimi 100-200 anni.
Oltre ai tre tipi originali, merita riportare come altri autori abbiano ipotizzato livelli ancora più avanzati, di seguito citati.
Oltre il tipo III: i livelli ipotetici fino al tipo Omega
- Tipo IV: sfrutta l’energia dell’intero universo osservabile.
- Tipo V: una civiltà capace di attingere energia da più universi (multiverso).
- Tipo Omega: livello quasi divino, capace di manipolare le leggi fondamentali dello spazio e del tempo.
Visione e credibilità: perché la proposta di SpaceX convince oltre la teoria
Di certo non può sfuggire a un lettore europeo la capacità di concezione innovativa da parte di SpaceX non solo come percepibile dal contenuto tecnico della proposta in sé, ma soprattutto dalla modalità di presentarla inquadrata in un contesto visionario, quale quello di riuscire a superare i limiti energetici del pianeta terra a fronte della necessità di sviluppare data center AI che tutti sanno essere altamente energivori. Dunque, si tratta di un problema reale e ben chiaro, per superare il quale si propone di localizzare i data center AI nello spazio e di usare l’energia pulita e pressocché illimitata del sole, la nostra stella, per alimentarli.
C’è un salto logico importante nel tentare di usare l’energia del sistema planetario dove è collocata la terra e di non limitarsi all’impiego di energia già sulla terra che pure sempre dal sole deriva, ma con modalità diversa e più complessa).
Questa circostanza viene appunto rappresentata come una forma di civilizzazione diversa e aumentata rispetto a quella corrente (livello I), ossia come l’upgrade al livello II, definito opportunamente dalla scala di Kardashev. SpaceX, peraltro non a caso collocata negli USA, offre tale opportunità, aggiungendo l’elevato grado di realizzabilità e credibilità della proposta, proprio grazie alle costellazioni satellitari (tipo Starlink) già da tempo in essere, che offrono un’eccellente garanzia di trasporto veloce e sicuro sulla terra dei dati generati nei data center AI orbitanti.
Il sole come fonte primaria: dall’energia fossile ai data center orbitali
L’idea di impiegare la nostra stella, il sole, come fonte di energia appare del resto abbastanza naturale. Come infatti fa giustamente osservare Roberto Battiston nel suo libro Energia – Una storia di creazione e distruzione, Raffaello Cortina, 2025, la fonte primaria è sempre l’energia solare, quello che cambia è il modo di sfruttarla.
I combustibili fossili alla fine sono il prodotto della decomposizione di piante che avevano immagazzinato energia solare in antiche ere geologiche mentre i pannelli solari oppure le pale eoliche sfruttano direttamente oggi l’energia prodotta dal sole che viene trasformata in elettricità dai cristalli di silicio e di perovskite dei pannelli solari oppure dalla rotazione delle pale eoliche mosse dal vento.
Rimane vero che ogni cosa che accade è riconducibile a un trasferimento o a una trasformazione di energia. Tuttavia, ci sono trasformazioni più vantaggiose e con effetti collaterali meno sgradevoli di altre e la fisica, unita alla tecnologia, ci offre i mezzi per muoverci al meglio nel variegato e affascinante mondo dell’energia per apprezzare come ha plasmato la storia, il progresso, le conquiste, i conflitti, il clima.
L’Europa risponde: la Germania punta allo spazio per la difesa
Pare anche corretto chiedersi se l’Europa sarebbe stata capace di sottomettere un’idea simile e con pari grado di affidabilità. Certamente sì a livello teorico, assai difficilmente a livello industriale e di mercato. A supporto di tale riflessione, basti considerare e confrontare la notizia sul Financial Times – nei medesimi giorni, 29 gennaio 2026 – di quanto propone la Germania. La Germania aspira a sviluppare il proprio sistema spaziale per l’intercettazione di missili, cercando così di ridurre la propria dipendenza per la difesa dagli USA.
Lo afferma Michael Traut, Maggiore Generale, che indica l’urgenza in termini di prontezza di reazione, citando una direttiva per la difesa da preparare entro il 2029. Tale iniziativa nazionale, che potrebbe prevedere invito a collaborazione europea, mira a migliorare le capacità militari europee, messe alla prova in caso di tensioni geopolitiche. Josef Aschbacher dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) rivela come siano in corso discussioni circa il coinvolgimento di ESA per quello che riguardi la tecnologia di intercettazione di missili e sottolinea l’importanza crescente di mettere a punto programmi di natura duale, data l’urgenza progressiva di investimenti europei collettivi per lo spazio per il 2030.
USA vs Europa: visione strategica contro approccio conservativo
Il confronto fra le due iniziative sulle due sponde dell’Atlantico è abbastanza chiaro: da un lato visione strategica scientifica e tecnologica a elevato grado di innovatività proiettata nel futuro su scala planetaria, dall’altro uno scenario assai più conservativo, legato all’urgenza esterna che cerca sì di offrire qualcosa di meglio ma limitandosi al discorso di progetti dual come indicato da ESA. In fondo, niente di nuovo sotto il sole (pare il caso di dirlo, visto l’argomento).











